Category: Letteratura

Senza Titolo… In Silenzio..

  

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.

Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

[Alda Merini]

Extra-Corporeo

  

La pratica d'ospedale non sta solo nell'assistere a complicate operazioni intestinali, nell'incidere peritonei, nel pinzare lobi polmonari, nell'amputar piedi, non sta davvero soltanto nel chiuder gli occhi ai morti o nel tirar fuori bambini per farli venire al mondo. La pratica d'ospedale non è soltanto questo: buttare con noncuranza nel secchio smaltato gambe e braccia intere o tagliare a metà. Non sta nel continuare a correr dietro come un cretino al primario e all'assistente e all'assistente dell'assistente, far parte del codazzo durante le visite. Nè può consistere solo nel nascondere la verità ai pazienti e nemmeno nel dire: "Il pus naturalmente si scioglierà nel sangue e Lei sarà completamente guarito". O in centinaia di altre simili fandonie. Nel dire: "Andrà tutto bene!" – quando non c'è più nulla che possa andare bene. La pratica d'ospedale non serve soltanto a imparare a incidere e a ricucire, a far fasciature e a tener duro. La pratica d'ospedale deve anche fare i conti con realtà e possibilità extracorporee.

[Thomas Bernhard in Gelo]

Sulle Scogliere di Marmo

  

Voi tutti conoscete la selvaggia tristezza che suscita il rammemorare il tempo felice: esso è irrevocabilmente trascorso, e ne siamo divisi in modo spietato più che da quale si sia lontananza di luoghi. Le immagini risorgono, più ancora allettanti nell’alone del ricordo, e vi ripensiamo come al corpo di una donna amata, che morta riposa nella profonda terra e che simile a un miraggio riappare, circonfusa di spirituale splendore, suscitando in noi un brivido di sgomento. Sempre di nuovo ritroviamo negli affannosi sogni il passato, in ogni suo aspetto, e come ciechi brancoliamo verso di esso. La coppa della vita e dell’amore ci sembra non esser stata colma sino all’orlo, per noi, e nessun rimpianto vale a ridonarci tutto ciò che non abbiamo avuto. Oh, forse questa tristezza almeno d’insegnamento per ogni nuovo attimo di felicità!

[Ernst Junger]

A volte ritornano…

  

In effetti la bramosia di questo mese mi ha lungamente tenuto distante da Toasa. Oppure semplicemente è Toasa che mi ha consigliato di prendermi un mesetto di festa.
E' Festa! Buonanotte fiorellino… Bon Nuit, Bon Nuit… va dicendo ad ogni cosa… è così! Un carro armato, a Milano, tra i cinesi, non ci arriva!

Essenzialmente, Dio è per l'uomo ciò che sono i colori per un cieco nato; questi non può infatti raffigurarseli. Qualcuno obietterà che i colori tuttavia esistono, cosicché se il cieco non se li raffigura, ciò dipende dai suoi sensi, non dall'inesistenza della cosa. Parimenti, se l'uomo non comprende Dio, la colpa va attribuita ai suoi sensi, non già al fatto che l'esistenza di questo essere sia dubbia.
Ecco appunto dove sta il sofisma: il nome, le proprietà o differenze dei colori sono solo convenzioni che nascono dalla necessità per i nostri sensi di distinguerli, ma la loro esistenza è frivola, ossia è frivolo decidere che un nastro bruno sia effettivamente bruno; soltanto le nostre convenzioni sono reali. Ciò vale per Dio, che si presenta alla nostra immaginazione proprio come i colori al cervello del cieco, vale a dire come cosa che vien detta esistere, ma la cui realtà non è provata da nulla, e di conseguenza può benissimo non esistere affatto.[...]
Dio quindi per l'uomo non esiste più di quanto esistano per il cieco nato i colori.

[D.A.F. De Sade]

Quanto è difficile assorbire i cambiamenti… Che ne sai di un campo di grano?

Pretese della Povertà

  

Assenteismo generalizzato. Un po' impegnato. Disilluso. Come sempre… d'altronde. Tra poco rimetto le mani su un calcolatore elettronico, un computer (o italianizzando si direbbe un "compiuto")… operazione: sostituire la scheda di rete Silan SC92031 (ahi!, quanti problemi che mi hai dato) con una più aperta all'Open Source (ahi!): solitamente la 8139too (in termini tecnici).

Come intermezzo ancora una poesia (ah!), per amore di chi non le sopporta (è vero!):

Troppo è cio che pretendi, sventurato,
Esigendo d'avere in cielo stanza
Perché il tuo umile albergo o la tua tinozza
Nutre qualche virtù, pigra e pedante,
Alla misera luce del sol, o presto fonti ombrose
Con radici ed erbe dolci; la tua mano destra, quando
Strappa quelle umane passioni della mente
Sopra i cui ceppi la virtù fiorisce con bocci belli,
Degrada la natura e ottunde i sensi,
E, pari a Gorgona, l'uomo attivo in pietra trasforma.
Non ci occorre la stolta compagnia,
Della vostra costretta temperanza
Né quella innaturale stupidezza
Che gioia e duolo ignora; né ancora quella
Forzata fortezza falsamente esaltata
Sovra quella che è attiva di contro.
Questa bassa e abbietta razza, che agli scranni
Della mediocrità stretta vive,
S'addica alle vostre menti servili.
Ma noi spingiamo innanzi solo quelle virtù
Che ammettono gli eccessi, atti
Di coraggio e munifici, magnificenza
Regia, prudenza ch'ogni cosa vede,
Magnanimità sconfinata, e quell'eroica
Virtù di cui l'antichità non lasciò nome
Ma solo esempi – Ercole,
Achille, Teseo. Via, va' via, ritorna
Alla tua cella odiosa; e quando vedi
La nuova sfera colma di luce, studia
Per sapere chi mai quei grandi uomini sian stati.

[Le pretese della povertà di Thomas Carew]

Proprietà?

  

Da tempo io mi domando
di chi sia questa proprietà
proprietà pubblica e privata,
come una aspide
dentro il cuore,
hanno paura dei ladri
e i ladri hanno
sempre portato fortuna,
mentre la quiete domestica
fa ardere le tombe.

[Alda Merini]

Su e giù nella 127 blu.

  

Che è l'uomo, che è mai il potere?
Tutte le cose sono passeggere.
I flauti si sono incurvati, le arpe han perdute le corde,
i canti del passato da tanto non son più cantati.
Hanno avuto la loro giornata.

Che sono gloria e vaghezza?
Tutte le cose son di passata.
Cade al suolo il liuto spaccato,
la stella dell'amore non è più luminosa.
Hanno avuto la loro giornata.

Ora son silenziosi i terrazzi di giada.
Trascorrono rabbrividenti nebbie autunnali.
Gelido e casuale il chiaror della luna
penetra i saloni da tanto disertati.
Quelli che amavano e facevan baldoria
da tanto in polvere debbon esser tornati.

[Chin P'ing Mei - Romanzo cinese del secolo XVI]

Così Parlò Hermann Simon

  
  Movie : Heimat

Rispondere sull'educare allo sport? Che ingenuità, che imperturbabile perdita di tempo e tantè sono qui, comunque, stoico e cinico (in teoria bisognerebbe invertire i termini) a parlarne.
Vi consiglio di donare tre minuti della vostra preziosissima vita per guardare questo piccolo estratto (intanto molto probabilmente i più glisseranno dopo neanche quattro secondi) del verbo di Hermann Simon, tratto da Heimat I (a proposito di patrie… ma su questo ci ritornerò), di Edgar Reitz.
Lo sport non ha poesia… e non servono "divieti", stadi vuoti, osservatori sui media, per educare allo sport. Perché se in una società un Ronaldo o un Ibrahimović (e anche un Valentino Rossi, per allargare il campo di gioco) sono più famosi di un Saramago o di un Grass… beh qualche problemino al di fuori dello sport c'è!
E poi, se questi esaltati teppisti anarcoidi (nel senso d'atteggiarsi d'anarchico senza esserlo) non potranno più sfogarsi negli stadi troveranno sicuramente altri lidi. In tempi non sospetti già preannunciavo l'avvento di questi gruppi neonazi… volete togliergli lo stadio? beh, buon lavoro a tutti!
Buon lavoro anche a tutti gli insegnanti di educazione fisica… a quando la non obbligatorietà di tale materia nelle scuole?

Censored #1

  

Dato che non posso parlare di politica, di musica, di società, di religione, di anarchia, di informatica, di cinema, di letteratura, della mia vita privata, del canarino assassinato dal gatto del vicino, del gatto morto per aver mangiato un canarino avvelenato riporterò una poesia del Carducci: Continue reading

A quelli che non sembrano, e invece…

  

'Soffriamo! Nei giorni che il popolo langue
e' insulto il sorriso, la gioia e' vilta'!
sol rida chi ha posto le mani nel sangue,
e il fato che accenna non teme o non sa:
Prometeo sull'alto del Caucaso aspetta,
aspetta un bel giorno che presto verra'
un giorno del quale sii l'alba, o vendetta!
Un giorno il cui sole sii tu, liberta'!
Soffriam! Che' il delitto non regna in eterno!
Soffriam! Che' l'errore durare non puo'!
Gia' Satana giudica nel pallido inferno
il Dio dei tiranni che al buio il danno'!
Soffriam: le catene si spezzano alfine
allor che pugnali, ne' piaccia foggiar;
fra un mucchio fumante di sparse ruine
gia' Spartaco e' sorto tremendo a pugnar.
Soffriamo, o fratelli! La mano sul cuore
lo sguardo nuotante, nell'alba che appar!
Udite?! Le squille che suonano l'ore
a stormo tremendo desiano suonar!
Gia' mugghia il tremuoto laggiu' nella reggia!
S'accampa nei templi superbo il pensier!
Un rosso vessillo nell'aria fiammeggia,
e in mezzo una scritta vi luccica in ner:
le dolci fanciulle che avete stuprato,
i bimbi che in darno vi chiesero il pan,
nel giorno dell'ira, nel giorno del fato,
i giudici vostri, borghesi, saran'.

[Giovanni Pascoli]