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13 Aprile 2007

A volte ritornano…

Archiviato in: Anarchia, Letteratura — Toasa @ 20:31
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In effetti la bramosia di questo mese mi ha lungamente tenuto distante da Toasa. Oppure semplicemente è Toasa che mi ha consigliato di prendermi un mesetto di festa.
E' Festa! Buonanotte fiorellino… Bon Nuit, Bon Nuit… va dicendo ad ogni cosa… è così! Un carro armato, a Milano, tra i cinesi, non ci arriva!

Essenzialmente, Dio è per l'uomo ciò che sono i colori per un cieco nato; questi non può infatti raffigurarseli. Qualcuno obietterà che i colori tuttavia esistono, cosicché se il cieco non se li raffigura, ciò dipende dai suoi sensi, non dall'inesistenza della cosa. Parimenti, se l'uomo non comprende Dio, la colpa va attribuita ai suoi sensi, non già al fatto che l'esistenza di questo essere sia dubbia.
Ecco appunto dove sta il sofisma: il nome, le proprietà o differenze dei colori sono solo convenzioni che nascono dalla necessità per i nostri sensi di distinguerli, ma la loro esistenza è frivola, ossia è frivolo decidere che un nastro bruno sia effettivamente bruno; soltanto le nostre convenzioni sono reali. Ciò vale per Dio, che si presenta alla nostra immaginazione proprio come i colori al cervello del cieco, vale a dire come cosa che vien detta esistere, ma la cui realtà non è provata da nulla, e di conseguenza può benissimo non esistere affatto.[…]
Dio quindi per l'uomo non esiste più di quanto esistano per il cieco nato i colori.

[D.A.F. De Sade]

Quanto è difficile assorbire i cambiamenti… Che ne sai di un campo di grano?

27 Febbraio 2007

Pretese della Povertà

Archiviato in: Poesia — Toasa @ 20:29
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Assenteismo generalizzato. Un po' impegnato. Disilluso. Come sempre… d'altronde. Tra poco rimetto le mani su un calcolatore elettronico, un computer (o italianizzando si direbbe un "compiuto")… operazione: sostituire la scheda di rete Silan SC92031 (ahi!, quanti problemi che mi hai dato) con una più aperta all'Open Source (ahi!): solitamente la 8139too (in termini tecnici).

Come intermezzo ancora una poesia (ah!), per amore di chi non le sopporta (è vero!):

Troppo è cio che pretendi, sventurato,
Esigendo d'avere in cielo stanza
Perché il tuo umile albergo o la tua tinozza
Nutre qualche virtù, pigra e pedante,
Alla misera luce del sol, o presto fonti ombrose
Con radici ed erbe dolci; la tua mano destra, quando
Strappa quelle umane passioni della mente
Sopra i cui ceppi la virtù fiorisce con bocci belli,
Degrada la natura e ottunde i sensi,
E, pari a Gorgona, l'uomo attivo in pietra trasforma.
Non ci occorre la stolta compagnia,
Della vostra costretta temperanza
Né quella innaturale stupidezza
Che gioia e duolo ignora; né ancora quella
Forzata fortezza falsamente esaltata
Sovra quella che è attiva di contro.
Questa bassa e abbietta razza, che agli scranni
Della mediocrità stretta vive,
S'addica alle vostre menti servili.
Ma noi spingiamo innanzi solo quelle virtù
Che ammettono gli eccessi, atti
Di coraggio e munifici, magnificenza
Regia, prudenza ch'ogni cosa vede,
Magnanimità sconfinata, e quell'eroica
Virtù di cui l'antichità non lasciò nome
Ma solo esempi - Ercole,
Achille, Teseo. Via, va' via, ritorna
Alla tua cella odiosa; e quando vedi
La nuova sfera colma di luce, studia
Per sapere chi mai quei grandi uomini sian stati.

[Le pretese della povertà di Thomas Carew]

15 Febbraio 2007

Proprietà?

Archiviato in: Letteratura, Poesia — Toasa @ 21:15
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Da tempo io mi domando
di chi sia questa proprietà
proprietà pubblica e privata,
come una aspide
dentro il cuore,
hanno paura dei ladri
e i ladri hanno
sempre portato fortuna,
mentre la quiete domestica
fa ardere le tombe.

[Alda Merini]

13 Febbraio 2007

Su e giù nella 127 blu.

Archiviato in: Aforismi, Letteratura, Poesia — Toasa @ 23:45
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Che è l'uomo, che è mai il potere?
Tutte le cose sono passeggere.
I flauti si sono incurvati, le arpe han perdute le corde,
i canti del passato da tanto non son più cantati.
Hanno avuto la loro giornata.

Che sono gloria e vaghezza?
Tutte le cose son di passata.
Cade al suolo il liuto spaccato,
la stella dell'amore non è più luminosa.
Hanno avuto la loro giornata.

Ora son silenziosi i terrazzi di giada.
Trascorrono rabbrividenti nebbie autunnali.
Gelido e casuale il chiaror della luna
penetra i saloni da tanto disertati.
Quelli che amavano e facevan baldoria
da tanto in polvere debbon esser tornati.

[Chin P'ing Mei - Romanzo cinese del secolo XVI]

6 Febbraio 2007

Così Parlò Hermann Simon

Archiviato in: Arte, Cinema, Poesia, Società, Video — Toasa @ 20:29
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  Movie : Heimat

Rispondere sull'educare allo sport? Che ingenuità, che imperturbabile perdita di tempo e tantè sono qui, comunque, stoico e cinico (in teoria bisognerebbe invertire i termini) a parlarne.
Vi consiglio di donare tre minuti della vostra preziosissima vita per guardare questo piccolo estratto (intanto molto probabilmente i più glisseranno dopo neanche quattro secondi) del verbo di Hermann Simon, tratto da Heimat I (a proposito di patrie… ma su questo ci ritornerò), di Edgar Reitz.
Lo sport non ha poesia… e non servono "divieti", stadi vuoti, osservatori sui media, per educare allo sport. Perché se in una società un Ronaldo o un Ibrahimović (e anche un Valentino Rossi, per allargare il campo di gioco) sono più famosi di un Saramago o di un Grass… beh qualche problemino al di fuori dello sport c'è!
E poi, se questi esaltati teppisti anarcoidi (nel senso d'atteggiarsi d'anarchico senza esserlo) non potranno più sfogarsi negli stadi troveranno sicuramente altri lidi. In tempi non sospetti già preannunciavo l'avvento di questi gruppi neonazi… volete togliergli lo stadio? beh, buon lavoro a tutti!
Buon lavoro anche a tutti gli insegnanti di educazione fisica… a quando la non obbligatorietà di tale materia nelle scuole?

11 Dicembre 2006

Censored #1

Archiviato in: Poesia — Toasa @ 01:59
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Dato che non posso parlare di politica, di musica, di società, di religione, di anarchia, di informatica, di cinema, di letteratura, della mia vita privata, del canarino assassinato dal gatto del vicino, del gatto morto per aver mangiato un canarino avvelenato riporterò una poesia del Carducci: (continua…)

8 Dicembre 2006

A quelli che non sembrano, e invece…

Archiviato in: Poesia — Toasa @ 23:12
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'Soffriamo! Nei giorni che il popolo langue
e' insulto il sorriso, la gioia e' vilta'!
sol rida chi ha posto le mani nel sangue,
e il fato che accenna non teme o non sa:
Prometeo sull'alto del Caucaso aspetta,
aspetta un bel giorno che presto verra'
un giorno del quale sii l'alba, o vendetta!
Un giorno il cui sole sii tu, liberta'!
Soffriam! Che' il delitto non regna in eterno!
Soffriam! Che' l'errore durare non puo'!
Gia' Satana giudica nel pallido inferno
il Dio dei tiranni che al buio il danno'!
Soffriam: le catene si spezzano alfine
allor che pugnali, ne' piaccia foggiar;
fra un mucchio fumante di sparse ruine
gia' Spartaco e' sorto tremendo a pugnar.
Soffriamo, o fratelli! La mano sul cuore
lo sguardo nuotante, nell'alba che appar!
Udite?! Le squille che suonano l'ore
a stormo tremendo desiano suonar!
Gia' mugghia il tremuoto laggiu' nella reggia!
S'accampa nei templi superbo il pensier!
Un rosso vessillo nell'aria fiammeggia,
e in mezzo una scritta vi luccica in ner:
le dolci fanciulle che avete stuprato,
i bimbi che in darno vi chiesero il pan,
nel giorno dell'ira, nel giorno del fato,
i giudici vostri, borghesi, saran'.

[Giovanni Pascoli]

3 Dicembre 2006

Vaso Etrusco.

Archiviato in: Aforismi, Scintilla — Toasa @ 23:17
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Meglio essere odiati per ciò che si è, piuttosto che amati per ciò che non si è.

[André Gide]

Ma a voi non posso offrire che l'ombra di me stesso. Se a voi preme trovarmi, io abito dietro quest'ombra.

[Renzo Novatore]

21 Settembre 2006

Per godere non è indispensabile essere in due

Archiviato in: Aforismi, Letteratura — Toasa @ 01:17
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  Music : "Aleister Crowley" di Paul Roland

Approfitto per rispondere, qui, alle "eleganti" osservazioni fatte sull'articolo (e badate bene, cari naviganti, che non ho usato il termine "post") precedente: quello sul "bel sesso". Mi sembra di vedere, proprio qui in mezzo al casino caotico della mia stanza, il Leopardi, quel fatidico giorno, mentre scrive il pensiero sul "bel sesso", con quella particolare anima euforica che par sussurrare: "ora mi riposo un attimo e nel frattempo faccio un dono all'umanità".
Leopardi ci dice che per giudicare in modo corretto non bisogna esser di parte. Di fatto, la donna secca secca con una prima, e un omosessuale, appartenenti loro malgrado al genere umano, sono, per disgrazia ricevuta, di parte.
Sulle lune, sui falli e sulla presunta omosessualità vitale di Leopardi rispondo indirettamente con un'altra citazione, sempre dallo Zibaldone (questa volta pagina 3525):

Tutti hanno provato il piacere, o lo proveranno, ma niuno lo prova. Tutti hanno goduto o godranno, ma niuno gode. Questo pensiero spetta a quelli sopra il non darsi piacere se non futuro o passato.

[Giacomo Leoparti, tratto da Zibaldone, pagina 3525]

Con questa nuova incursione (e badate bene, egregi naviganti, che non ho usato il termine "post") ho dato anche un taglio alla frase: "Per capire la solitudine bisogna essere stati in due"… Ho dato un taglio perché sono come un purosange che non perde mai una corsa… e poi questo pensiero giornaliero (e badate bene, integerrimi naviganti, che non ho usato il termine "post") l'ho fatto io… e non dio (volutamente minuscolo… per via del mio egocentrismo).

17 Settembre 2006

Il bel sesso

Archiviato in: Letteratura — Toasa @ 19:08
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  Music : "Aenima" - Tool

Notano che le femmine degli uccelli generalmente son meno belle dei maschi e se ne fanno maraviglia: e ciò perché nell'uomo pare il contrario. Poca riflessione. Noi siamo uomini e la femmina ci par più bella del maschio, alle donne pare il contrario, agli uccelli maschi certo par più bella la femmina, e alle femmine l'opposto. Che se ci fosse un altro animale ragionevole che come noi giudichiamo degli uccelli, così potesse giudicare della specie umana, non è dubbio che per perfezione vistosità ec. rispettiva di forme ec. ec. darebbe la preferenza al maschio, e chiaramente più bello l'uomo che la donna, che da noi tuttavia si chiama il bel sesso.

[Giacomo Leopardi, tratto dallo Zibaldone, pagina 67]

La vita, giovanotto, è una donna sdraiata, con seni accostati e rigonfi, con una gran pancia liscia e molle fra i fianchi sporgenti, con braccia sottili, cosce piene e occhi socchiusi, che nella sua provocazione splendida e beffarda esige il nostro più fervido ardore.

[Georges Perec, tratto da La vita, istruzioni per l'uso]

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