Category: Cinema

“Two Tigers” di Sandro Cecca

  

Cosa si fa la vigilia dell'Epifania? Si guarda un film in santa pace. Ovviamente quando si guarda un film c'è sempre il rischio di trovarsi di fronte a un qualcosa di squallido… ma tantè si rischia con piacere… è la magia del cinema… volete mettere il piacere, invece, di farsi deliziare da qualcosa di magnifico?

Locandina del film Two Tigers di Sandro Cecca (2007)
Locandina del film Two Tigers di Sandro Cecca (2007)

Peccato, però, che questo Two Tigers sia più sul versante del "squallido" che sul "magnifico". La trama è alquanto banale e facilmente prevedibile, le scene di azione sono tanto frenetiche quanto tagliate che ti domandi se hai visto una scena d'azione (probabilmente espediente usato dal regista per compensare la goffaggine delle protagoniste), recitazione anonima, dialoghi inesistenti e finale insulso.

Allora cosa ci porta a vedere questo film sino alla fine? Beh, personalmente l'attrice ungherese  Andrea Osvàrt (che i più ricorderanno al fianco di Pippo Baudo nel Sanremo 2008) mi ha aiutato a tenere acceso il televisore per l'ora e venti richiesta dal film. Più della co-protagonista Selena Khoo che oltre al suo fondoschiena non dimostra altro talento (persino nella scena clou del film). Sia chiaro non è che la Osvàrt sia di un altro pianeta… è l'attrice giusta per questo tipo di film, ci sta, ha un bel paio di tette che non stonano nei film di genere, e la sola suspense che ti tiene incollato è vedere se ne esce fuori qualche lesbata di contorno (e non ve lo dico se accade)… intanto la storia è futile e inutile da seguire.

Cosa ridicola del film: Le pose delle due protagoniste prima e dopo una scena di lotta.

Cosa buona del film: I nudi di Andrea Osvàrt.

Cosa indecente del film: La storia e il finale.

Two Tigers (estratti dal film)

Interruzioni Pubblicitarie

  

L'anno scorso il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri si era detto «fortemente contrario a qualsiasi strumento limitativo della pubblicità all'interno dei film». E il consigliere Rai Mauro Miccio (presidenza Moratti) dichiarava a Paolo Conti (Corsera, 12/1/2007): «La pubblicità [...] oltre ad essere [...] un mezzo di finanziamento, spesso diventa anche occasione di ammodernamento del prodotto. In molti casi anticipa comportamenti, gusti [...]. Pensiamo a certe pubblicità molto innovaive che hanno "fatto tendenza". Potendo disporre di notevoli mezzi finanziari, il mondo della pubblicità può quindi offrire un aiuto anche in termini di creatività. E poi, avere pubblicità è uno dei modi per essere più liberi.»
Più liberi? Per completare il quadro, ci sovviene un vecchio promo di Italia 7 dove una voce attorialmente impostata recitava: «Il file che stai vedendo non costa nulla, lo pagano le interruzioni pubblicitarie che coprono tutti i costi dell'emittente locale. Una legge ingiusta vuole cancellare tutto questo.»
La «legge ingiusta», purtroppo, non arrivò mai. E neppure il referendum dell'11 giugno 1995 riuscì ad abrogarla, ahimè per volontà popolare: 55,7% i no, 44,3% i sì. Con la pubblicità, però, sostengono le aziende radiotelevisive, si finanzia anche il cinema. Sicuro? Sepre nel 206, Mediaset ha speso 220 milioni di euro per produrre fiction contro gli 80 destinanti al cinema. Sono lontani i tempi del vecchio slogan "non interrompere un'emozione" o delle indignazioni di Federico Fellini. I break (ormai in contemporanea sulle reti principali per non darti scampo cambiando canale) sono sempre più ossessivi e riucono i film a inguardabili pastoni di immagini, i titoli di coda vengono tranciati con inaudità volgarità e – ma che bella novità! – hanno fatto capolino anche i banner promozionali durante la proiezione. Il pubblico, però, comincia a ribellarsi. Non lo diciamo noi, lo dicono i dati: da giugno 2003 a giugno 2007 Sky – che, almeno per ora, non interrompe i film – è passata da 1.800.000 abbonati a 4.300.000 circa. Ma attenzione: non è detto che anche i canali a pagamento (a proposito, anche la Rai è a pagamento…) si facciano sedurre dalle sirene pubblicitarie. Sky, già oggi, interrompe i telefilm, per esempio su Fox Crime, ma anche, recentemente, fra un tempo e l'altro, i film di RaiSat Cinema. Ci resteranno solo i supporti digitali, sempre che gli spot non invadano anche quelli, magari facendoci pagare la metà un DVD con pubblicità. E le sale. Ma anche lì potrebbe essere introdotta la formuletta: paghi meno il biglietto ma ti digerisci gli spot. Visioni postatomiche? Mica tanto… Qui siamo dalle parti del mito di Sisifo, l'uomo che aveva osato sfidare gli dei e fu condannato a spingere eternamente sulla cima di un monte un enorme masso che ogni volta ricadeva a valle.

[Michele Giordano tratto da Nocturno 75]

Il cinese…

  
  Music : Eskaton - Pitié

Afa… Pressione… Soppressione…
Testa in cassetta. Rapporti discontinui su flebile connesione sinaptica.

Particolari alquanto inverosimili… così capita di trovarsi in posto non ben definito, in compagnia di persone non tutte conosciute e di serbarne ricordi offuscati… a volte maligni… a volte divertenti… a volte pure gratificanti.
In questa nube offuscata i tratti dei ricordi lasciano una immagine silenziosa tanto da immaginare una sagoma senza volto che esclama inorridita: "mai più film cinesi!" – in difesa della tesi continua: "l'uitimo è quel Avalon… una palla mostruosa!".

Segno di come sono offuscati e ignoranti i ricordi del delirio… il sogno… l'assenza… l'invisibilità… la magrezza ostentata nel frastuono del verbo santo santissimo. Avalon, nebbia, lingua di bue, avalon… nebbia: produzione polacca con regista giapponese, un certo Mamoru Oshii, che precedentemente aveva girato un anime che risponde al nome di Ghost In The Shell.
Ehi… bella visione… mi dici cosa c'entra il cinese? "Plego… passale veneldì!"

Inconsciamente si può sostenere che Avalon non sia un gran film… legittimo… (anche se personalmente lo reputo decisamente migliore al polpettone pop di Matrix con il pessimo "No Way!" di un Keanu Reeves che l'arte cinematografica ha giustamente abbattuto nell'oblio)… ma sostenere che sia cinese è alquanto azzardato e per di più con l'intenzione malevola di buttarci dentro l'intera filmografia di un paese innocente.

Visione offuscata… pallida… sottile sottile come la nebbia… romboante come l'esplosione di un condensatore da 1000 microFarad.

Citando l'unica personalità geniale che ho conosciuto nella mia vita: "Come se io dopo aver visto "Eccezzziunale" mi fossi promessa di non vedere mai più film italiani!".

Isidore Isou est mort… Vive la bave!

  

Due omaggi per la scomparsa (il 28 luglio) del fondatore del Lettrismo e del conseguente cinema lettrista. Uno di carattere televisivo, infatti, FuoriOrario nella notte del 11 Agosto 2007 trasmetterà "Traité de bave et d’éternité"… film girato da Isou nel 1950… un film che ci porta alla deriva debord-ante tra i vicoli parigini.
Film che potete vedere cliccando (ovviamente se avete il browser e il plugin conformi) su questo link.

L'ultimo omaggio è il seguente articolo di Roberto Silvestri nel quale mi sento di condividere ogni parola… anzi, ogni lettera.
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Mele & Pere

  

Cosa buffa: quando ti presenti in un partito che si chiama UDC (Unione dei Democratici Cristiani) e ti beccano in una stanza di albergo tra puttane e cocaina. Ma fin qui nulla da dire… tutti hanno il diritto di "scopare" e di farsi una pista di cocaina, anche i cristiani e perlopiù democratici.
Cosa buffa: quando ti beccano in una stanza di albergo tra puttane e cocaina e il tuo partito segue la linea della difesa della "famiglia" e che ha partecipato attivamente al Family Day (ovviamente usano sempre termini anglofoni) e la tua nuova moglie aspetta un bambino. Ma fin qui, in fondo, nulla da dire… tutti hanno il diritto di "scopare" e di farsi una pista di cocaina, perlopiù con la moglie gravida che non "te la da" e non è un pezzo di "fica" come la velinetta di turno… perlopiù se ha delle misure importanti.

La morte di Serrault mi ha fatto ricordare una scena del famoso film "La Cage aux folles" (1978) (ricordo che tra gli sceneggiatori di tale film c'è anche il grande Jean Poiret) che riporto qui sotto.

Un consiglio al segretario generale dell'UDC: si mangi un cioccolatino.

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Omaggio al Parlamentare Mele (UDC)
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Gnome Explosion

  

Articolo che in origine doveva iniziare in questo modo: "Articolo estivo riguardante il mondo del software open source". Però, ahimè, causa la dipartita, in pochi giorni, di Michel Serrault, Ingmar Bergman e Michelangelo Antonioni mi sono sentito costretto di modificare l'inizio di tutto questo.
Già, perché in origine volevo partale di due "troiatine" per personalizzare la nostra distribuzione Linux. Uno si chiama Gnome Art semplice frontend al sito http://art.gnome.org il quale permette di prelevare sfondi, icone, temi con un paio di cliccate. L'altro, forse è un po' più serio (si fa per dire) e si chiama StartUp-Manager.
Qui siamo di fronte ad un programma che ci permette di mettere mano – in modo grafico per gli amanti delle gui – all'aspetto del bootloader Grub e lo splash screem di Ubuntu. Possiamo aggiungere immagini, loghi, cambiare la risoluzione video, modificare le voci del menu di grub, impostare una password di sicurezza…
Proprio due "troiatine"… e so che mi darete ragione… ma a volte bisogna anche pensare agli utonti, ai pigri e ai patiti di personalizzazioni varie…. sempre con un estrema prudenza per non rischiare chissà quale implosione esplosiva.

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Michel Serrault
Omaggio a Ingmar Bergman
Michelangelo Antonioni[/coolplayer]

Traitè De Bave Et d’Eternitè

  

"Nel cinema, la foto m'infastidisce, la foto è ormai troppo banale! Tutte le combinazioni di ripresa, di chiaroscuro, di sovrapposizione, di sfumatura praticate dimostrano che bisogna andar più lontano, superare la foto. Bisogna aggredire la pellicola".

Queste parole sono tratte dal film di Isidore Isou intitolato Traitè De Bave Et d'Eternitè: film del 1951 e che – straordinariamente (salvo i soliti imprevisti) – verrà trasmesso nella notte di sabato 21 Aprile su RaiTre (ovviamente nel contenitore ghezziano – quasi uzbekistano – Fuori Orario) alle ore 01.30 (ci vorrebbe un "circa" prime dell'orario ma dato che è fuori orario l'ora è alquanto relativamente indefinibile).
Possibile che alcuni siano arrivati a questo punto (presumendo che i molti abbiano già cambiato sito) chiedendosi: "Chi è Isidore Isou?". Vi piacerebbe avere la risposta vero?
No. Non in questo contesto. Non con il titolo del suo film: "Pugni in faccia al cinema agonizzante". Oltre, oltremodo, andare. Via… là… via… Lontano… No!

Film che anticipa l'anticoncetto (Gil Wolman), la debordante società dello spettacolo tra le urla favorevoli di De Sade (Guy Debord)… Il cinema lettrista entra nella sua più alta rappresentazione.
Chissà se Charles Chaplin a quei tempi se la rideva… forse tra una luce e l'altra… già… chissà!

"Credo, in primo luogo, che il cinema sia troppo ricco. E' obeso. I films del giorno d'oggi hanno qualcosa di compiuto, di perfetto, di tranquillo."

 

Così Suonò Hermann Simon

  
  Movie : Heimat II (1992)

Dopo il dibattito nell'articolo precedente, mi sembra più che corretto dare il diritto di risposta anche ad Hermann Simon. E lui, risponde a suo modo, con il linguaggio che meglio gli compete: la musica. E risponde anche a chi in questi giorni di profonda demagogia e retorica ha sostenuto che bisogna sempre rispettare le forze dell'ordine, portando così il tifo fuori dal calcio.
Le forze dell'ordine sono il bene? Chi si ribella contro di loro il male? Anno 2007: siamo ancora qui a discutere di queste idiozie… ogni atto "violento" di per sè è condannabile, sia se fatto da un uomo in divisa che da un teppista di strada: il raid della polizia alla scuola in via Diaz a Genova non lo posso considerare un gesto meritevole di rispetto… mi dispiace… non ci potrà mai essere una morte giusta e una morte ingiusta… e su questo chiudo definitivamente l'argomento.

Così Parlò Hermann Simon

  
  Movie : Heimat

Rispondere sull'educare allo sport? Che ingenuità, che imperturbabile perdita di tempo e tantè sono qui, comunque, stoico e cinico (in teoria bisognerebbe invertire i termini) a parlarne.
Vi consiglio di donare tre minuti della vostra preziosissima vita per guardare questo piccolo estratto (intanto molto probabilmente i più glisseranno dopo neanche quattro secondi) del verbo di Hermann Simon, tratto da Heimat I (a proposito di patrie… ma su questo ci ritornerò), di Edgar Reitz.
Lo sport non ha poesia… e non servono "divieti", stadi vuoti, osservatori sui media, per educare allo sport. Perché se in una società un Ronaldo o un Ibrahimović (e anche un Valentino Rossi, per allargare il campo di gioco) sono più famosi di un Saramago o di un Grass… beh qualche problemino al di fuori dello sport c'è!
E poi, se questi esaltati teppisti anarcoidi (nel senso d'atteggiarsi d'anarchico senza esserlo) non potranno più sfogarsi negli stadi troveranno sicuramente altri lidi. In tempi non sospetti già preannunciavo l'avvento di questi gruppi neonazi… volete togliergli lo stadio? beh, buon lavoro a tutti!
Buon lavoro anche a tutti gli insegnanti di educazione fisica… a quando la non obbligatorietà di tale materia nelle scuole?