Category: Arte

Se si rompe uno specchio… se ne compra un altro.

  

Ci sono momenti che non hanno bisogno di descrizioni…
Ci sono brani musicali che non hanno bisogno di introduzioni e/o spiegazioni…
Ieri ero ad un concerto di Robert Fripp… Ieri ero ad un concerto della chitarra di Robert Fripp.
In un attimo mi sono immaginato la chanteuse per eccellenza – Nico – che con voce apparentemente scocciata, canticchiava le parole dedicate da Lou Reed proprio – guarda caso – a lei.

I'll be your mirror
Reflect what you are, in case you don't know
I'll be the wind, the rain and the sunset
The light on your door to show that you're home

When you think the night has seen your mind
That inside you're twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
'Cause I see you

I find it hard to believe you don't know
The beauty that you are
But if you don't let me be your eyes
A hand in your darkness, so you won't be afraid

When you think the night has seen your mind
That inside you're twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
'Cause I see you

I'll be your mirror

[I'll Be Your Mirror - Velvet Underground & Nico]

La Maledizione della Luna Rosa

  

Nick Drake - Pink Moon19 anni. Gaglioffamente iscritto ad una università qualunque (intanto una vale l'altra). Sistematicamente in giro per le strade della città invece che scaldare il banco dell'ultima fila nell'aula B1. Gironzolare tra i vicoli, nelle librerie alla ricerca del proprio essere, tra gli scaffali dei megastore di dischi e video, sino a trovare uno di quei negozietti di musica con un nome – ad esser sinceri – incredibilmente affascinante: Pink Moon.
Il fascino non è solo nel nome, ma anche nell'aria che ti accoglie non appena ti ci sei buttato dentro. Gli argomenti sono intriganti: non il solito guazzabuglio di mediocrità, non i soliti nomi, e nemmeno i soliti nomi metallo-sono-io-alternativo. Con il senno di poi, lì dentro, c'era la Musica.
E ti perdevi. Ti perdevi nel cercare… ore intere… ti perdevi nell'odiare l'antipatia del proprietario… ti perdevi nel chiedere album che non potevano farti arrivare… "bootleg" dicevano loro… con tono ripugnante…
Finché, durante quell'atto, finalmente positivo, di perdita di tempo nel sezionare disco dopo disco, inciampo proprio su un album che porta il titolo del negozio: Pink Moon.
La copertina fu la scintilla galeotta… sembrava uscita dal periodo dadaista/surrealista di un seguace di Tzara o di un Dalì… curioso… curiosamente vado a leggere i titoli dei brani… in totale undici… lo comprai… all'epoca era in offerta a 9900 lire.
In quel stesso pomeriggio ne rimasi folgorato. Nemmeno 30 minuti di purezza compositiva. Undici geniali composizioni acustiche. Ascoltai e riascoltai, cercando di carpire ogni breve passaggio delle parole; i brani: su tutti spicca l'inno alla luna rosa, Things Behind The Sun , Know, Ride
Internet non era ancora così "popolare" come oggi… e quindi ci si buttava nelle librerie a cercare i testi dei brani (anche se in tale contesto sarebbe più corretto usare il termire poesia), obbligatoriamete con traduzione a fronte (oh, mia incolpevole beata ingenuità, i traduttori di brani musicali traducono in modo così grezzo…)… e successivamente ci si buttava nel negozio di dischi a cercare novità, a selezionare, a indagare, a confrontare le copertine (eh sì! le copertine erano il primo segno per farti optare su un disco piuttosto che su un altro) e investire i pochi soldi a disposizione in un prodotto che ti risvegliasse angoli oscuri della tua anima e/o della tua mente.
A volte si sbagliava… e personalmente stavo male per più di un mese per aver speso soldi per una cagata come i Metallica, i Nirvana, i Pearl Jam… così esaltati ma in fondo così riciclosi e recalcitranti.
Nick Drake - Bryter LayterNon esitai… dopo aver spulciato da Feltrinelli la discografia completa dell'autore di Pink Moon (c'è bisogno di dire chi è?)… mi precipitai nel negozio omonimo per acquistare gli altri album: l'esordio Five Leaves Left e il seguito Bryter Later.
La qualità è sempre altissima, non più acustica (quell'acustico che alla fine porterà con sè l'urlo del suo sconforto). I brani, soprattutto in Bryter Later sono strutturati in maniera puntiglosa e tra gli ospiti compare persino John Cale con la sua prediletta viola, il piano e l'organo in Fly e Nothern Sky.
A livello commerciale gli unici tre album di Nick Drake (ecco mi è scappato), realizzati in quattro anni, furono un disastro, almeno per l'epoca… La sorte porta con sè un forte dose di bastardaggine, e alla fine degli anni '90, la sua opera venne riscoperta (più che altro era lui che si era permesso di andare avanti nei tempi mentre gli altri preferivano crogiolarsi nell'immobilità) e si tramutò in fonte primaria di ispirazione per molti musicisti (non si può non pensare a Drake nei primi lavori dei Belle & Sebastian)…
11 anni dopo, mi sento in difficoltà nel dire quale sia il suo miglior album: Pink Moon (1972), nel suo minimalismo acustico, è la voce del suo cuore … Five Leaves Left (1969) contiene i suoi migliori brani (Day In Done, 'Cello Song, Saturday Sun, Way To Blue, Saturday Sun)… Bryter Layter (1970), invece, è il "raccoglitore compatto" della sua arte. Tutti quanti, chi per un verso e chi per l'altro, sono dei lavori di alta qualità: chi non apprezza, o non ha ascoltato, almeno un brano di Nick Drake non dovrebbe assolutamente dichiararsi "sommo esperto musicale".

Nick Drake si toglie le scarpe e ci accoglie nella sua casa a raccontarci la sua vita… una vita che iniziò a 26 anni con in sottofondo i "Canti Brandeburghesi" e "Il mito di Sisifo" di Camus sul comodino.
Il negozio di musica "Pink Moon" oggi non esiste più… al suo posto uno dei tanti negozi anonimi che anno dopo anno chiudono i battenti per proporre la moda del giorno.

Please give me a second grace
Please give me a second face
I've fallen far down
The first time around
Now I just sit on the ground in your way
[...]
Please tell me your second name.
And please play me your second game.
I've fallen so far
For the people you are,
I just need your star for a day.

[Nick Drake - tratto dal brano "Fly"]

Appel Karel…

  

Non era questo il soggetto per un nuovo articolo per Toasa. No. Ma la recente scomparsa di Karel Appel mi ha fatto rimembrare i miei vecchi studi sui movimenti artistici europei del secondo dopo guerra. Quasi come un ritorno all'infanzia mi sono sentito di scrivere due righe su CoBrA e su quelle loro "idee utopicamente sperimentali" di artisti impegnati (l'apice ci fu nel maggio francese) destinante a sparire nel vortice insieme a tutti i partecipanti attivi che passivi…

Appel fu tra i fondatori del gruppo CoBrA (Copenaghen-Bruxelles-Amsterdam) insieme ad Asger Jorn, Constant, Corneille, Christian Dotremont e Joseph Noiret… movimento che ha avuto la sua massima "ispirazione" tra il 1948 e il 1951.

Nel secondo numero dell'Internazionale Situazionista si legge:

"Quale è la realtà? E' esistita, tra il 1948 e il 1951, una Internazionale degli Artisti Sperimentali, più spesso chiamata, dal nome della rivista che pubblicava, movimento «CoBrA» (questo titolo: Copenaghen – Bruxelles – Amsterdam, traduceva il suo insediamento quasi esclusivamente nord-europeo). La rivista Reflex, che era l'organo del Gruppo Sperimentale Olandese prima del collegamento internazionale e della comparsa di CoBrA ha avuto solo due numeri in tutti nel 1948. I gruppi del movimento CoBrA erano concordi nel proclamare una ricerca sperimentale nella cultura. Ma questo aspetto positivo era paralizzato dalla confusione ideologica, mantenuta da una forte componente neosurrealista. CoBrA non riuscì a realizzare altra esperienza effettiva che quella di un nuovo stile di pittura. Nel 1951, l'Internazionale degli Artisti Sperimentali mise fine alla sua esistenza. I rappresentanti della sua ala avanzata proseguirono le loro ricerche sotto altre forme. Alcuni artisti, invece, abbandonata l'aspirazione verso un'attività sperimentale, utilizzarono il loro talento per rendere di moda quello stile pittorico particolare che era l'unico risultato tangibile del tentativo CoBrA (ad esempio Appel, al Palazzo dell'UNESCO).
Fu il successo commerciale dei membri originaricdel movimento CoBrA a spingere recentemente altri artisti, più mediocri e che noin avevano avuto che scarsissima importanza sia in CoBrA che successivamente, ad affannarsi in vari modi per mettere in piedi la mistificazione circa un movimento CoBrA ininterrotto, eternamente giovane e classicamente sperimentale nello stile del 1948, nel quale la loro merce piuttosto mdisprezzata potesse essere spacciata sotto la stessa prestigiosa etichetta dei signori Corneille e Appel."

Dal primo numero della rivista Reflex riporto:

"L'influenza storica delle classi elevate ha spinto l'arte sempre più in una posizione di dipendenza, accessibile solamente a spiriti eccezionalmente dotati, gli unici in grado di strappare un po' di libertà ai formalismi.
Così si è costituita la cultura individualista, che è condannata insieme alla società che l'ha prodotta, perché le sue convenzioni non offrono più alcuna possibilità per l'immaginazione e per i desideri ed impediscono persino l'espressione vitale dell'uomo…
Un'arte popolare non può corrispondere attualmente alle concezioni del popolo, perché il popolo, finché non partecipa attivamente alla creazione artistica, non concepisce altro che i formalismi storicamente imposti. Ciò che caratterizza un'arte popolare è un'espressione vitale, diretta e collettiva…
Sta per nascere una libertà nuova che permetterà agli uomini di soddisfare il loro desiderio di creare. Attraverso questo sviluppo l'artista professionale perderà la sua posizione privileggiata: ciò spiega la resistenza degli artisti attuali.
Nel periodo di transizione l'arte creativa si trova in conflitto permanente con la cultura esistente, mentre allo stesso tempo preannuncia una cultura futura. Attraverso questo duplice aspetto, il cui effetto psicologico ha una importanza crescente, l'arte svolge nella società un ruolo rivoluzionario. Lo spirito borghese domina ancora l'intera vita e giunge addirittura ad offrire alle masse un'arte popolare preconfezionata.
Il vuoto culturale non è mai stato così evidente come dopo questa guerra…
Il protrarsi di questa cultura appare impossibile e così nel quadro di questa cultura il compito degli artisti non può essere costruttivo. Occorre innanzitutto disfarsi dei vecchi brandelli della vacchia cultura i quali, invece di permetterci un'espressione artistica, ci impediscono di trovarne una. La fase problematica nella storia dell'arte moderna è finita e sarà seguita da una fase sperimentale. Questo vuol dire che l'esperienza di un periodo di libertà illimitata deve permetterci di trovare le leggi di una nuova creatività".