Category: Arte

Senza Titolo… In Silenzio..

  

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.

Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

[Alda Merini]

Sulle Scogliere di Marmo

  

Voi tutti conoscete la selvaggia tristezza che suscita il rammemorare il tempo felice: esso è irrevocabilmente trascorso, e ne siamo divisi in modo spietato più che da quale si sia lontananza di luoghi. Le immagini risorgono, più ancora allettanti nell’alone del ricordo, e vi ripensiamo come al corpo di una donna amata, che morta riposa nella profonda terra e che simile a un miraggio riappare, circonfusa di spirituale splendore, suscitando in noi un brivido di sgomento. Sempre di nuovo ritroviamo negli affannosi sogni il passato, in ogni suo aspetto, e come ciechi brancoliamo verso di esso. La coppa della vita e dell’amore ci sembra non esser stata colma sino all’orlo, per noi, e nessun rimpianto vale a ridonarci tutto ciò che non abbiamo avuto. Oh, forse questa tristezza almeno d’insegnamento per ogni nuovo attimo di felicità!

[Ernst Junger]

Il cinese…

  
  Music : Eskaton - Pitié

Afa… Pressione… Soppressione…
Testa in cassetta. Rapporti discontinui su flebile connesione sinaptica.

Particolari alquanto inverosimili… così capita di trovarsi in posto non ben definito, in compagnia di persone non tutte conosciute e di serbarne ricordi offuscati… a volte maligni… a volte divertenti… a volte pure gratificanti.
In questa nube offuscata i tratti dei ricordi lasciano una immagine silenziosa tanto da immaginare una sagoma senza volto che esclama inorridita: "mai più film cinesi!" – in difesa della tesi continua: "l'uitimo è quel Avalon… una palla mostruosa!".

Segno di come sono offuscati e ignoranti i ricordi del delirio… il sogno… l'assenza… l'invisibilità… la magrezza ostentata nel frastuono del verbo santo santissimo. Avalon, nebbia, lingua di bue, avalon… nebbia: produzione polacca con regista giapponese, un certo Mamoru Oshii, che precedentemente aveva girato un anime che risponde al nome di Ghost In The Shell.
Ehi… bella visione… mi dici cosa c'entra il cinese? "Plego… passale veneldì!"

Inconsciamente si può sostenere che Avalon non sia un gran film… legittimo… (anche se personalmente lo reputo decisamente migliore al polpettone pop di Matrix con il pessimo "No Way!" di un Keanu Reeves che l'arte cinematografica ha giustamente abbattuto nell'oblio)… ma sostenere che sia cinese è alquanto azzardato e per di più con l'intenzione malevola di buttarci dentro l'intera filmografia di un paese innocente.

Visione offuscata… pallida… sottile sottile come la nebbia… romboante come l'esplosione di un condensatore da 1000 microFarad.

Citando l'unica personalità geniale che ho conosciuto nella mia vita: "Come se io dopo aver visto "Eccezzziunale" mi fossi promessa di non vedere mai più film italiani!".

Isidore Isou est mort… Vive la bave!

  

Due omaggi per la scomparsa (il 28 luglio) del fondatore del Lettrismo e del conseguente cinema lettrista. Uno di carattere televisivo, infatti, FuoriOrario nella notte del 11 Agosto 2007 trasmetterà "Traité de bave et d’éternité"… film girato da Isou nel 1950… un film che ci porta alla deriva debord-ante tra i vicoli parigini.
Film che potete vedere cliccando (ovviamente se avete il browser e il plugin conformi) su questo link.

L'ultimo omaggio è il seguente articolo di Roberto Silvestri nel quale mi sento di condividere ogni parola… anzi, ogni lettera.
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Traitè De Bave Et d’Eternitè

  

"Nel cinema, la foto m'infastidisce, la foto è ormai troppo banale! Tutte le combinazioni di ripresa, di chiaroscuro, di sovrapposizione, di sfumatura praticate dimostrano che bisogna andar più lontano, superare la foto. Bisogna aggredire la pellicola".

Queste parole sono tratte dal film di Isidore Isou intitolato Traitè De Bave Et d'Eternitè: film del 1951 e che – straordinariamente (salvo i soliti imprevisti) – verrà trasmesso nella notte di sabato 21 Aprile su RaiTre (ovviamente nel contenitore ghezziano – quasi uzbekistano – Fuori Orario) alle ore 01.30 (ci vorrebbe un "circa" prime dell'orario ma dato che è fuori orario l'ora è alquanto relativamente indefinibile).
Possibile che alcuni siano arrivati a questo punto (presumendo che i molti abbiano già cambiato sito) chiedendosi: "Chi è Isidore Isou?". Vi piacerebbe avere la risposta vero?
No. Non in questo contesto. Non con il titolo del suo film: "Pugni in faccia al cinema agonizzante". Oltre, oltremodo, andare. Via… là… via… Lontano… No!

Film che anticipa l'anticoncetto (Gil Wolman), la debordante società dello spettacolo tra le urla favorevoli di De Sade (Guy Debord)… Il cinema lettrista entra nella sua più alta rappresentazione.
Chissà se Charles Chaplin a quei tempi se la rideva… forse tra una luce e l'altra… già… chissà!

"Credo, in primo luogo, che il cinema sia troppo ricco. E' obeso. I films del giorno d'oggi hanno qualcosa di compiuto, di perfetto, di tranquillo."

 

Così Suonò Hermann Simon

  
  Movie : Heimat II (1992)

Dopo il dibattito nell'articolo precedente, mi sembra più che corretto dare il diritto di risposta anche ad Hermann Simon. E lui, risponde a suo modo, con il linguaggio che meglio gli compete: la musica. E risponde anche a chi in questi giorni di profonda demagogia e retorica ha sostenuto che bisogna sempre rispettare le forze dell'ordine, portando così il tifo fuori dal calcio.
Le forze dell'ordine sono il bene? Chi si ribella contro di loro il male? Anno 2007: siamo ancora qui a discutere di queste idiozie… ogni atto "violento" di per sè è condannabile, sia se fatto da un uomo in divisa che da un teppista di strada: il raid della polizia alla scuola in via Diaz a Genova non lo posso considerare un gesto meritevole di rispetto… mi dispiace… non ci potrà mai essere una morte giusta e una morte ingiusta… e su questo chiudo definitivamente l'argomento.

Così Parlò Hermann Simon

  
  Movie : Heimat

Rispondere sull'educare allo sport? Che ingenuità, che imperturbabile perdita di tempo e tantè sono qui, comunque, stoico e cinico (in teoria bisognerebbe invertire i termini) a parlarne.
Vi consiglio di donare tre minuti della vostra preziosissima vita per guardare questo piccolo estratto (intanto molto probabilmente i più glisseranno dopo neanche quattro secondi) del verbo di Hermann Simon, tratto da Heimat I (a proposito di patrie… ma su questo ci ritornerò), di Edgar Reitz.
Lo sport non ha poesia… e non servono "divieti", stadi vuoti, osservatori sui media, per educare allo sport. Perché se in una società un Ronaldo o un Ibrahimović (e anche un Valentino Rossi, per allargare il campo di gioco) sono più famosi di un Saramago o di un Grass… beh qualche problemino al di fuori dello sport c'è!
E poi, se questi esaltati teppisti anarcoidi (nel senso d'atteggiarsi d'anarchico senza esserlo) non potranno più sfogarsi negli stadi troveranno sicuramente altri lidi. In tempi non sospetti già preannunciavo l'avvento di questi gruppi neonazi… volete togliergli lo stadio? beh, buon lavoro a tutti!
Buon lavoro anche a tutti gli insegnanti di educazione fisica… a quando la non obbligatorietà di tale materia nelle scuole?

Robert Altman (1925-2006)

  

LOS ANGELES – E' morto Robert Altman. Il grande regista, nato a Kansas City, Missouri, il 20 febbraio del 1925, si è spento ieri sera in un ospedale di Los Angeles. La notizia è stata data dalla sua compagnia di produzione, Sandcastle 5 Productions.

Tra i suoi film di maggior successo Mash (1970), Il lungo addio (1973), Nashville (1975) 3 donne (1977), Quintet (1978). Fino ad America oggi (1993), Gosford Park (2001) e Radio America (2006).

Quest'anno era stato premiato con l'Oscar alla carriera. Era la prima volta che Hollywood gli tributava il prestigioso riconoscimento. Tante invece le nomination per la regia: ben cinque, l'ultima per Gosford Park. Nessun regista ne ha mai avute di più senza vincere neppure una volta, anche se come numero di candidature Altman è alla pari con Alfred Hitchcock, Martin Scorsese, Clarence Brown e King Vidor.

Proprio in coincidenza con l'Oscar alla carriera, nel marzo scorso, il regista aveva rivelato di essere stato sottoposto a trapianto di cuore una decina d'anni fa.

La cifra di Altman è una satira caustica e irriverente che aveva spesso "rivisitato" i generi classici di Hollywood, dal western al noir al giallo, sempre dissacrandoli. Stilisticamente, le sue opere si caratterizzano per l'impiego di cast molto nutriti, l'improvvisazione, i dialoghi serrati e la sovrapposizione di scene con passaggi veloci da un personaggio all'altro.

Dopo Mash, la commedia nera contro la guerra che lo portò al successo, lavorò senza sosta. Tutta la sua carriera è stata segnata da un rapporto altalenante, di amore-odio, con il pubblico e con la critica. E la sua immagine è sempre stata quella di un gentiluomo del Sud ma anche di anarchico solitario e lucido intellettuale. Uno di quei registi statunitensi considerati grandissimi in Europa e spesso misconosciuto dall'America di cui sottolineò e interpretò le contraddizioni e i miti culturali.

Altman aveva studiato dai gesuiti. Si era laureato in ingegneria. Al cinema, come molti altri, era arrivato per caso, dopo aver combattuto nell'aviazione Usa durante la seconda guerra mondiale. Prima aveva scritto testi per la radio e per una società che produceva film industriali. Da regista aveva cominciato come documentarista e sceneggiatore. La svolta era arrivata quando un gestore di sale cinematografiche gli aveva offerto i soldi per un film: nel 1955 aveva diretto I delinquenti e poi La storia di James Dean, passati quasi inosservati. Era stato uno fra i primi a scoprire il potenziale della televisione, che considerava la sua vera palestra fra la serie Bonanza e gli episodi prodotti da Hitchcock.

Al cinema era tornato nei tardi anni '60 con Countdown e Quel freddo giorno nel parco. Nel 1969 aveva vinto la palma d'oro a Cannes con Mash. In seguito tanti successi, spesso più di critica che di pubblico. E un rapporto speciale, coltivato nel tempo, con il cinema italiano. Fino a Un matrimonio, con l'indimenticabile duetto comico Gassman-Proietti, e a Pret-a-porter con Marcello Mastroianni e Sophia Loren.

Di sé e del suo lavoro diceva: "Nessun altro regista ha avuto un mix migliore del mio. Sono stato molto fortunato nella mia carriera. Non ho mai dovuto dirigere un film che non avevo scelto o sviluppato. Il mio amore per il cinema mi ha dato una chiave d'accesso al mondo e alla condizione umana".

[Fonte: www.repubblica.it]