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6 Agosto 2007

Isidore Isou est mort… Vive la bave!

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Due omaggi per la scomparsa (il 28 luglio) del fondatore del Lettrismo e del conseguente cinema lettrista. Uno di carattere televisivo, infatti, FuoriOrario nella notte del 11 Agosto 2007 trasmetterà "Traité de bave et d’éternité"… film girato da Isou nel 1950… un film che ci porta alla deriva debord-ante tra i vicoli parigini.
Film che potete vedere cliccando (ovviamente se avete il browser e il plugin conformi) su questo link.

L'ultimo omaggio è il seguente articolo di Roberto Silvestri nel quale mi sento di condividere ogni parola… anzi, ogni lettera.
(continua…)

5 Agosto 2007

Archiviato in: Anarchia, Arte, Cinema — Toasa @ 23:17
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19 Maggio 2007

Io sono uno Skianto…

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"Meno Internet, più Cabernet"
"Meno Ruini, più pompini"
"La campagna contro la droga, la città favorevolissima"
"Meno Moratti, più Moretti (la birra)"
"Meno sbirri, più sborra"

 

19 Aprile 2007

Traitè De Bave Et d’Eternitè

Archiviato in: Arte, Cinema — Toasa @ 20:09
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  Movie : Traitè De Bave Et Eternitè (1951) di Isidore Isou

"Nel cinema, la foto m'infastidisce, la foto è ormai troppo banale! Tutte le combinazioni di ripresa, di chiaroscuro, di sovrapposizione, di sfumatura praticate dimostrano che bisogna andar più lontano, superare la foto. Bisogna aggredire la pellicola".

Queste parole sono tratte dal film di Isidore Isou intitolato Traitè De Bave Et d'Eternitè: film del 1951 e che - straordinariamente (salvo i soliti imprevisti) - verrà trasmesso nella notte di sabato 21 Aprile su RaiTre (ovviamente nel contenitore ghezziano - quasi uzbekistano - Fuori Orario) alle ore 01.30 (ci vorrebbe un "circa" prime dell'orario ma dato che è fuori orario l'ora è alquanto relativamente indefinibile).
Possibile che alcuni siano arrivati a questo punto (presumendo che i molti abbiano già cambiato sito) chiedendosi: "Chi è Isidore Isou?". Vi piacerebbe avere la risposta vero?
No. Non in questo contesto. Non con il titolo del suo film: "Pugni in faccia al cinema agonizzante". Oltre, oltremodo, andare. Via… là… via… Lontano… No!

Film che anticipa l'anticoncetto (Gil Wolman), la debordante società dello spettacolo tra le urla favorevoli di De Sade (Guy Debord)… Il cinema lettrista entra nella sua più alta rappresentazione.
Chissà se Charles Chaplin a quei tempi se la rideva… forse tra una luce e l'altra… già… chissà!

"Credo, in primo luogo, che il cinema sia troppo ricco. E' obeso. I films del giorno d'oggi hanno qualcosa di compiuto, di perfetto, di tranquillo."

 

11 Febbraio 2007

Così Suonò Hermann Simon

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  Movie : Heimat II (1992)

Dopo il dibattito nell'articolo precedente, mi sembra più che corretto dare il diritto di risposta anche ad Hermann Simon. E lui, risponde a suo modo, con il linguaggio che meglio gli compete: la musica. E risponde anche a chi in questi giorni di profonda demagogia e retorica ha sostenuto che bisogna sempre rispettare le forze dell'ordine, portando così il tifo fuori dal calcio.
Le forze dell'ordine sono il bene? Chi si ribella contro di loro il male? Anno 2007: siamo ancora qui a discutere di queste idiozie… ogni atto "violento" di per sè è condannabile, sia se fatto da un uomo in divisa che da un teppista di strada: il raid della polizia alla scuola in via Diaz a Genova non lo posso considerare un gesto meritevole di rispetto… mi dispiace… non ci potrà mai essere una morte giusta e una morte ingiusta… e su questo chiudo definitivamente l'argomento.

6 Febbraio 2007

Così Parlò Hermann Simon

Archiviato in: Arte, Cinema, Poesia, Società, Video — Toasa @ 20:29
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  Movie : Heimat

Rispondere sull'educare allo sport? Che ingenuità, che imperturbabile perdita di tempo e tantè sono qui, comunque, stoico e cinico (in teoria bisognerebbe invertire i termini) a parlarne.
Vi consiglio di donare tre minuti della vostra preziosissima vita per guardare questo piccolo estratto (intanto molto probabilmente i più glisseranno dopo neanche quattro secondi) del verbo di Hermann Simon, tratto da Heimat I (a proposito di patrie… ma su questo ci ritornerò), di Edgar Reitz.
Lo sport non ha poesia… e non servono "divieti", stadi vuoti, osservatori sui media, per educare allo sport. Perché se in una società un Ronaldo o un Ibrahimović (e anche un Valentino Rossi, per allargare il campo di gioco) sono più famosi di un Saramago o di un Grass… beh qualche problemino al di fuori dello sport c'è!
E poi, se questi esaltati teppisti anarcoidi (nel senso d'atteggiarsi d'anarchico senza esserlo) non potranno più sfogarsi negli stadi troveranno sicuramente altri lidi. In tempi non sospetti già preannunciavo l'avvento di questi gruppi neonazi… volete togliergli lo stadio? beh, buon lavoro a tutti!
Buon lavoro anche a tutti gli insegnanti di educazione fisica… a quando la non obbligatorietà di tale materia nelle scuole?

22 Novembre 2006

Robert Altman (1925-2006)

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LOS ANGELES - E' morto Robert Altman. Il grande regista, nato a Kansas City, Missouri, il 20 febbraio del 1925, si è spento ieri sera in un ospedale di Los Angeles. La notizia è stata data dalla sua compagnia di produzione, Sandcastle 5 Productions.

Tra i suoi film di maggior successo Mash (1970), Il lungo addio (1973), Nashville (1975) 3 donne (1977), Quintet (1978). Fino ad America oggi (1993), Gosford Park (2001) e Radio America (2006).

Quest'anno era stato premiato con l'Oscar alla carriera. Era la prima volta che Hollywood gli tributava il prestigioso riconoscimento. Tante invece le nomination per la regia: ben cinque, l'ultima per Gosford Park. Nessun regista ne ha mai avute di più senza vincere neppure una volta, anche se come numero di candidature Altman è alla pari con Alfred Hitchcock, Martin Scorsese, Clarence Brown e King Vidor.

Proprio in coincidenza con l'Oscar alla carriera, nel marzo scorso, il regista aveva rivelato di essere stato sottoposto a trapianto di cuore una decina d'anni fa.

La cifra di Altman è una satira caustica e irriverente che aveva spesso "rivisitato" i generi classici di Hollywood, dal western al noir al giallo, sempre dissacrandoli. Stilisticamente, le sue opere si caratterizzano per l'impiego di cast molto nutriti, l'improvvisazione, i dialoghi serrati e la sovrapposizione di scene con passaggi veloci da un personaggio all'altro.

Dopo Mash, la commedia nera contro la guerra che lo portò al successo, lavorò senza sosta. Tutta la sua carriera è stata segnata da un rapporto altalenante, di amore-odio, con il pubblico e con la critica. E la sua immagine è sempre stata quella di un gentiluomo del Sud ma anche di anarchico solitario e lucido intellettuale. Uno di quei registi statunitensi considerati grandissimi in Europa e spesso misconosciuto dall'America di cui sottolineò e interpretò le contraddizioni e i miti culturali.

Altman aveva studiato dai gesuiti. Si era laureato in ingegneria. Al cinema, come molti altri, era arrivato per caso, dopo aver combattuto nell'aviazione Usa durante la seconda guerra mondiale. Prima aveva scritto testi per la radio e per una società che produceva film industriali. Da regista aveva cominciato come documentarista e sceneggiatore. La svolta era arrivata quando un gestore di sale cinematografiche gli aveva offerto i soldi per un film: nel 1955 aveva diretto I delinquenti e poi La storia di James Dean, passati quasi inosservati. Era stato uno fra i primi a scoprire il potenziale della televisione, che considerava la sua vera palestra fra la serie Bonanza e gli episodi prodotti da Hitchcock.

Al cinema era tornato nei tardi anni '60 con Countdown e Quel freddo giorno nel parco. Nel 1969 aveva vinto la palma d'oro a Cannes con Mash. In seguito tanti successi, spesso più di critica che di pubblico. E un rapporto speciale, coltivato nel tempo, con il cinema italiano. Fino a Un matrimonio, con l'indimenticabile duetto comico Gassman-Proietti, e a Pret-a-porter con Marcello Mastroianni e Sophia Loren.

Di sé e del suo lavoro diceva: "Nessun altro regista ha avuto un mix migliore del mio. Sono stato molto fortunato nella mia carriera. Non ho mai dovuto dirigere un film che non avevo scelto o sviluppato. Il mio amore per il cinema mi ha dato una chiave d'accesso al mondo e alla condizione umana".

[Fonte: www.repubblica.it]

19 Novembre 2006

Se si rompe uno specchio… se ne compra un altro.

Archiviato in: Arte, Musica — Toasa @ 17:13
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  Music : Nico - I'll Be Your Mirror

Ci sono momenti che non hanno bisogno di descrizioni…
Ci sono brani musicali che non hanno bisogno di introduzioni e/o spiegazioni…
Ieri ero ad un concerto di Robert Fripp… Ieri ero ad un concerto della chitarra di Robert Fripp.
In un attimo mi sono immaginato la chanteuse per eccellenza - Nico - che con voce apparentemente scocciata, canticchiava le parole dedicate da Lou Reed proprio - guarda caso - a lei.

I'll be your mirror
Reflect what you are, in case you don't know
I'll be the wind, the rain and the sunset
The light on your door to show that you're home

When you think the night has seen your mind
That inside you're twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
'Cause I see you

I find it hard to believe you don't know
The beauty that you are
But if you don't let me be your eyes
A hand in your darkness, so you won't be afraid

When you think the night has seen your mind
That inside you're twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
'Cause I see you

I'll be your mirror

[I'll Be Your Mirror - Velvet Underground & Nico]

11 Giugno 2006

La Maledizione della Luna Rosa

Archiviato in: Arte, Musica — Toasa @ 13:48
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Nick Drake - Pink Moon19 anni. Gaglioffamente iscritto ad una università qualunque (intanto una vale l'altra). Sistematicamente in giro per le strade della città invece che scaldare il banco dell'ultima fila nell'aula B1. Gironzolare tra i vicoli, nelle librerie alla ricerca del proprio essere, tra gli scaffali dei megastore di dischi e video, sino a trovare uno di quei negozietti di musica con un nome - ad esser sinceri - incredibilmente affascinante: Pink Moon.
Il fascino non è solo nel nome, ma anche nell'aria che ti accoglie non appena ti ci sei buttato dentro. Gli argomenti sono intriganti: non il solito guazzabuglio di mediocrità, non i soliti nomi, e nemmeno i soliti nomi metallo-sono-io-alternativo. Con il senno di poi, lì dentro, c'era la Musica.
E ti perdevi. Ti perdevi nel cercare… ore intere… ti perdevi nell'odiare l'antipatia del proprietario… ti perdevi nel chiedere album che non potevano farti arrivare… "bootleg" dicevano loro… con tono ripugnante…
Finché, durante quell'atto, finalmente positivo, di perdita di tempo nel sezionare disco dopo disco, inciampo proprio su un album che porta il titolo del negozio: Pink Moon.
La copertina fu la scintilla galeotta… sembrava uscita dal periodo dadaista/surrealista di un seguace di Tzara o di un Dalì… curioso… curiosamente vado a leggere i titoli dei brani… in totale undici… lo comprai… all'epoca era in offerta a 9900 lire.
In quel stesso pomeriggio ne rimasi folgorato. Nemmeno 30 minuti di purezza compositiva. Undici geniali composizioni acustiche. Ascoltai e riascoltai, cercando di carpire ogni breve passaggio delle parole; i brani: su tutti spicca l'inno alla luna rosa, Things Behind The Sun , Know, Ride
Internet non era ancora così "popolare" come oggi… e quindi ci si buttava nelle librerie a cercare i testi dei brani (anche se in tale contesto sarebbe più corretto usare il termire poesia), obbligatoriamete con traduzione a fronte (oh, mia incolpevole beata ingenuità, i traduttori di brani musicali traducono in modo così grezzo…)… e successivamente ci si buttava nel negozio di dischi a cercare novità, a selezionare, a indagare, a confrontare le copertine (eh sì! le copertine erano il primo segno per farti optare su un disco piuttosto che su un altro) e investire i pochi soldi a disposizione in un prodotto che ti risvegliasse angoli oscuri della tua anima e/o della tua mente.
A volte si sbagliava… e personalmente stavo male per più di un mese per aver speso soldi per una cagata come i Metallica, i Nirvana, i Pearl Jam… così esaltati ma in fondo così riciclosi e recalcitranti.
Nick Drake - Bryter LayterNon esitai… dopo aver spulciato da Feltrinelli la discografia completa dell'autore di Pink Moon (c'è bisogno di dire chi è?)… mi precipitai nel negozio omonimo per acquistare gli altri album: l'esordio Five Leaves Left e il seguito Bryter Later.
La qualità è sempre altissima, non più acustica (quell'acustico che alla fine porterà con sè l'urlo del suo sconforto). I brani, soprattutto in Bryter Later sono strutturati in maniera puntiglosa e tra gli ospiti compare persino John Cale con la sua prediletta viola, il piano e l'organo in Fly e Nothern Sky.
A livello commerciale gli unici tre album di Nick Drake (ecco mi è scappato), realizzati in quattro anni, furono un disastro, almeno per l'epoca… La sorte porta con sè un forte dose di bastardaggine, e alla fine degli anni '90, la sua opera venne riscoperta (più che altro era lui che si era permesso di andare avanti nei tempi mentre gli altri preferivano crogiolarsi nell'immobilità) e si tramutò in fonte primaria di ispirazione per molti musicisti (non si può non pensare a Drake nei primi lavori dei Belle & Sebastian)…
11 anni dopo, mi sento in difficoltà nel dire quale sia il suo miglior album: Pink Moon (1972), nel suo minimalismo acustico, è la voce del suo cuore … Five Leaves Left (1969) contiene i suoi migliori brani (Day In Done, 'Cello Song, Saturday Sun, Way To Blue, Saturday Sun)… Bryter Layter (1970), invece, è il "raccoglitore compatto" della sua arte. Tutti quanti, chi per un verso e chi per l'altro, sono dei lavori di alta qualità: chi non apprezza, o non ha ascoltato, almeno un brano di Nick Drake non dovrebbe assolutamente dichiararsi "sommo esperto musicale".

Nick Drake si toglie le scarpe e ci accoglie nella sua casa a raccontarci la sua vita… una vita che iniziò a 26 anni con in sottofondo i "Canti Brandeburghesi" e "Il mito di Sisifo" di Camus sul comodino.
Il negozio di musica "Pink Moon" oggi non esiste più… al suo posto uno dei tanti negozi anonimi che anno dopo anno chiudono i battenti per proporre la moda del giorno.

Please give me a second grace
Please give me a second face
I've fallen far down
The first time around
Now I just sit on the ground in your way
[…]
Please tell me your second name.
And please play me your second game.
I've fallen so far
For the people you are,
I just need your star for a day.

[Nick Drake - tratto dal brano "Fly"]

6 Maggio 2006

Appel Karel…

Archiviato in: Arte — Toasa @ 11:11
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Non era questo il soggetto per un nuovo articolo per Toasa. No. Ma la recente scomparsa di Karel Appel mi ha fatto rimembrare i miei vecchi studi sui movimenti artistici europei del secondo dopo guerra. Quasi come un ritorno all'infanzia mi sono sentito di scrivere due righe su CoBrA e su quelle loro "idee utopicamente sperimentali" di artisti impegnati (l'apice ci fu nel maggio francese) destinante a sparire nel vortice insieme a tutti i partecipanti attivi che passivi…

Appel fu tra i fondatori del gruppo CoBrA (Copenaghen-Bruxelles-Amsterdam) insieme ad Asger Jorn, Constant, Corneille, Christian Dotremont e Joseph Noiret… movimento che ha avuto la sua massima "ispirazione" tra il 1948 e il 1951.

Nel secondo numero dell'Internazionale Situazionista si legge:

"Quale è la realtà? E' esistita, tra il 1948 e il 1951, una Internazionale degli Artisti Sperimentali, più spesso chiamata, dal nome della rivista che pubblicava, movimento «CoBrA» (questo titolo: Copenaghen - Bruxelles - Amsterdam, traduceva il suo insediamento quasi esclusivamente nord-europeo). La rivista Reflex, che era l'organo del Gruppo Sperimentale Olandese prima del collegamento internazionale e della comparsa di CoBrA ha avuto solo due numeri in tutti nel 1948. I gruppi del movimento CoBrA erano concordi nel proclamare una ricerca sperimentale nella cultura. Ma questo aspetto positivo era paralizzato dalla confusione ideologica, mantenuta da una forte componente neosurrealista. CoBrA non riuscì a realizzare altra esperienza effettiva che quella di un nuovo stile di pittura. Nel 1951, l'Internazionale degli Artisti Sperimentali mise fine alla sua esistenza. I rappresentanti della sua ala avanzata proseguirono le loro ricerche sotto altre forme. Alcuni artisti, invece, abbandonata l'aspirazione verso un'attività sperimentale, utilizzarono il loro talento per rendere di moda quello stile pittorico particolare che era l'unico risultato tangibile del tentativo CoBrA (ad esempio Appel, al Palazzo dell'UNESCO).
Fu il successo commerciale dei membri originaricdel movimento CoBrA a spingere recentemente altri artisti, più mediocri e che noin avevano avuto che scarsissima importanza sia in CoBrA che successivamente, ad affannarsi in vari modi per mettere in piedi la mistificazione circa un movimento CoBrA ininterrotto, eternamente giovane e classicamente sperimentale nello stile del 1948, nel quale la loro merce piuttosto mdisprezzata potesse essere spacciata sotto la stessa prestigiosa etichetta dei signori Corneille e Appel."

Dal primo numero della rivista Reflex riporto:

"L'influenza storica delle classi elevate ha spinto l'arte sempre più in una posizione di dipendenza, accessibile solamente a spiriti eccezionalmente dotati, gli unici in grado di strappare un po' di libertà ai formalismi.
Così si è costituita la cultura individualista, che è condannata insieme alla società che l'ha prodotta, perché le sue convenzioni non offrono più alcuna possibilità per l'immaginazione e per i desideri ed impediscono persino l'espressione vitale dell'uomo…
Un'arte popolare non può corrispondere attualmente alle concezioni del popolo, perché il popolo, finché non partecipa attivamente alla creazione artistica, non concepisce altro che i formalismi storicamente imposti. Ciò che caratterizza un'arte popolare è un'espressione vitale, diretta e collettiva…
Sta per nascere una libertà nuova che permetterà agli uomini di soddisfare il loro desiderio di creare. Attraverso questo sviluppo l'artista professionale perderà la sua posizione privileggiata: ciò spiega la resistenza degli artisti attuali.
Nel periodo di transizione l'arte creativa si trova in conflitto permanente con la cultura esistente, mentre allo stesso tempo preannuncia una cultura futura. Attraverso questo duplice aspetto, il cui effetto psicologico ha una importanza crescente, l'arte svolge nella società un ruolo rivoluzionario. Lo spirito borghese domina ancora l'intera vita e giunge addirittura ad offrire alle masse un'arte popolare preconfezionata.
Il vuoto culturale non è mai stato così evidente come dopo questa guerra…
Il protrarsi di questa cultura appare impossibile e così nel quadro di questa cultura il compito degli artisti non può essere costruttivo. Occorre innanzitutto disfarsi dei vecchi brandelli della vacchia cultura i quali, invece di permetterci un'espressione artistica, ci impediscono di trovarne una. La fase problematica nella storia dell'arte moderna è finita e sarà seguita da una fase sperimentale. Questo vuol dire che l'esperienza di un periodo di libertà illimitata deve permetterci di trovare le leggi di una nuova creatività".