Clericolaicità e fasciolibertarismo
dibattito sulla laicità
Lo specchietto dell’integralismo laico
di Luigi Corvaglia
Un luogo comune ampiamente diffuso in questa triste stagione di
dominio della neo-lingua orwelliana (quella per cui “la guerra è pace
e la schiavitù è libertà”) afferma essere in corso una “offensiva
laicista” (”la pace è guerra”) ad opera di un estremismo ateo di segno
uguale e contrario a quello clericale che vuole imporre a tutti la
stessa morale. Insomma, per clericali, teo-dem e neo-con, i laici ed i
libertari sarebbero contraddittori, intolleranti e assolutisti! Non
sarebbe necessario spendere troppe parole per mettere in evidenza le
fallacie di un argomento per cui basta una capacità cognitiva appena
superiore all’ottusità che marchia tanta parte della psiche clericale.
Il sistema perché il bue dia del cornuto all’asino, infatti, è tutto
nell’utilizzo di sillogismi errati e basati su sentenze espresse nella
neo-lingua ( pretendere autonomia per sé e per gli altri è praticare
la schiavitù, imporre agli altri “valori non negoziabili” è libertà) .
Non ci si aspettano, del resto, prestazioni migliori da chi predica il
monopolio ideatico e morale sulla scorta di un utilizzo a dir poco
parsimonioso della logica. E’ però da rimarcare come il cretinismo
montante abbia ormai fatto terra per porci anche del supposto fronte
“laico”. Sentenze di simile tenore, infatti, sono spesso espresse
dagli esponenti del buonismo post comunista, del kennedismo alla
vaccinara, dell’ecumenismo luogocomunista della sinistra del cilicio,
della retorica del progressismo “tutti si e tutti ma”, del liberalismo
de noantri. Perché - ci viene spesso chiesto, con aria gesuitica e
malandrina dai portatori sani di buon senso - tutto questo astio nei
confronti delle pretese della Chiesa? Non sarete pure voi - dicono
questi progressisti assennati, con la sufficienza di chi la sa lunga -
degli intolleranti come rimproverate essere i cattolici? Vorreste
forse imporre - parola che viene sardonicamente sottolineata con
malizia - la vostra morale laica? A questo punto, forse, è il caso di
spendere qualche parola. Innanzitutto, una premessa: la libertà è un
bene indivisibile, è, tecnicamente, un “bene pubblico”. Un bene si
definisce pubblico quando, una volta disponibile, non è possibile non
usufruirne (non escludibilità) e quando è indivisibile (la libertà non
si fa a fette). Sicché, per quanto io possa essere egoista nel
desiderare la mia libertà, perfino il mio voler secedere da qualunque
ordinamento coercitivo, il mio egoismo può esprimersi in concreto solo
nel desiderare la produzione di un bene pubblico, ossia la libertà per
tutti; essa è co-condizione per il realizzarsi della mia.
E’ qui che un lettore poco attento, forse sprovveduto, sicuramente
prevenuto, potrebbe sottolineare un paradosso d’illibertarietà nel mio
voler “imporre” la libertà a chi non la vuole. Ripeto, potrebbe farlo
solo un lettore poco avveduto che ignora che, se ogni “bene pubblico”
presenta le caratteristiche di indivisibilità e non escludibilità,
solo il bene pubblico “costrizione” viene realmente imposto. Infatti,
proprio perchè indivisibile, la costrizione non permette spazi di
libertà neanche per chi non condivide la scelta costrittiva. Il l bene
pubblico “libertà”, di contro, proprio in virtù della sua non
escludibilità, permette ogni cosa a tutti. Fra le cose che permette è
inclusa la volontaria sottomissione di chi non apprezzasse l’assenza
di steccati intorno a sé alle autorità secolari, spirituali o morali
da egli liberamente scelte. Ciò per l’elementare cognizione, in
possesso di chiunque sappia cosa sia una matrioska, che la forma più
piccola rientra in quella più grande e non viceversa. Avere a
disposizione un piccolo spazio, cioè, permette di muoversi ben poco;
aver a disposizione un grande spazio permette un raggio d’azione molto
maggiore, ma, assolutamente, non obbliga affatto a percorrere l’intero
territorio. Ecco perché la laicità non ha nulla a che vedere con un
integralismo ateo che, nella psicotica logica anti-laicista,
rispecchierebbe quello clericale in termini di assolutismo. “Imporre”
libertà o costrizione, quindi, non sono atti equiparabili in termini
libertari (oltre che logici). In definitiva, il coercitivo decide per
sé e anche per gli altri, il libertario solo per sé. L’integralista
cattolico, ad esempio, essendo ostile al divorzio, pretende di
vietarlo a tutti, incluso a chi, non essendo portatore dello stesso
orizzonte morale, vorrebbe divorziare. Il divorzista, per contro,
pretende di essere libero di divorziare ma non impone affatto ad
alcuno di farlo se non vuole. Solo il primo, quindi, mette in atto una
reale imposizione, perché gli effetti indivisibili prodotti dal “bene”
costrizione ricadono su ogni individuo costringendolo entro angusti
limiti, che questi non ha autonomamente fissato. Quindi, il sillogismo
anti-laico è errato perché la premessa principale “chi vuole imporre
una concezione è un autoritario” è viziata dall’utilizzo improprio del
concetto di imposizione. Avrebbero ragione i chierici di ogni ordine e
grado solo se lo stato - o la libera organizzazione che lo avesse
sostituito - laico imponesse per legge il divorzio ai coniugi
litigiosi, l’aborto ai genitori di figli deformi, l’anticoncezionale a
chi ha troppi figli, il matrimonio agli omosessuali che si amano,
l’adozioni a quelli che convivono, l’eutanasia a chi soffre senza
speranze di guarigione, l’ateismo a tutti. Ma non è questa la pretesa
del laico, proprio perché è laico. Si pone però il contrario. Lo stato
teocratico vieta a tutti tutto ciò. Quello che gli piace è il bene per
tutti, incluso chi non gradisce, quello che è il bene per gli altri,
se a lui non piace, non deve piacere neppure agli altri. Il libertario
non impone nulla, permette, il chierico non permette nulla, impone.
Non esiste alcuna specularità dogmatica.
Allora, perché tanto astio, mi chiedeva l’amico di buon senso, quello
del giusto mezzo che è sempre giusto perché è proprio in mezzo?
Perché, in definitiva, l’atteggiamento di acquiescenza del soggetto
prono ai diktat di entità sovrapersonali non incide solo sul suo
status, ma produce effetti indivisibili, esternalità, dicono i
giuristi, anche nei miei confronti. Ciò consolida, di fatto, il potere
dei titolari della coercizione non solo nei suoi confronti, ma anche
nei miei. Egli, decidendo per sé, decide per me. Sicché chi dà
consenso alla coercizione è avversario della libertà, mia e di chi la
pensa come me, non meno di chi la coercizione la pratica. Perché tanto
astio, amico assennato? Perché - ora dovrebbe essere chiaro - chi dà
il consenso alla coercizione è mio avversario non meno di chi mi punta
una pistola alla tempia.
Luigi Corvaglia
Michele Bendazzoli
> da Lo specchietto dell’integralismo laico di Luigi Corvaglia
> Un luogo comune ampiamente diffuso in questa triste stagione di dominio
> della neo-lingua orwelliana (quella per cui “la guerra è pace e la
> schiavitù è libertà”) afferma essere in corso una “offensiva laicista”
> (”la pace è guerra”) ad opera di un estremismo ateo di segno uguale e
> contrario a quello clericale che vuole imporre a tutti la stessa morale.
> Insomma, per clericali, teo-dem e neo-con, i laici ed i libertari
> sarebbero contraddittori, intolleranti e assolutisti! Non sarebbe
> necessario spendere troppe parole per mettere in evidenza le fallacie di
> un argomento per cui basta una capacità cognitiva appena superiore
> all’ottusità che marchia tanta parte della psiche clericale. Il sistema
> perché il bue dia del cornuto all’asino, infatti, è tutto nell’utilizzo
> di sillogismi errati e basati su sentenze espresse nella neo-lingua (
> pretendere autonomia per sé e per gli altri è praticare la schiavitù,
> imporre agli altri “valori non negoziabili” è libertà) . Non ci si
> aspettano, del resto, prestazioni migliori da chi predica il monopolio
> ideatico e morale sulla scorta di un utilizzo a dir poco parsimonioso
> della logica.
Dopo tale premessa il minimo che ci si possa aspettare e’ una
argomentazione assolutamente ferrea di quelle che, fino a questo punto,
non sono che delle insinuazioni.
> E’ però da rimarcare come il cretinismo montante abbia
> ormai fatto terra per porci anche del supposto fronte “laico”. Sentenze
> di simile tenore, infatti, sono spesso espresse dagli esponenti del
> buonismo post comunista, del kennedismo alla vaccinara, dell’ecumenismo
> luogocomunista della sinistra del cilicio, della retorica del
> progressismo “tutti si e tutti ma”, del liberalismo de noantri. Perché -
> ci viene spesso chiesto, con aria gesuitica e malandrina dai portatori
> sani di buon senso - tutto questo astio nei confronti delle pretese
> della Chiesa? Non sarete pure voi - dicono questi progressisti
> assennati, con la sufficienza di chi la sa lunga - degli intolleranti
> come rimproverate essere i cattolici? Vorreste forse imporre - parola
> che viene sardonicamente sottolineata con malizia - la vostra morale
> laica? A questo punto, forse, è il caso di spendere qualche parola.
> Innanzitutto, una premessa: la libertà è un bene indivisibile, è,
> tecnicamente, un “bene pubblico”. Un bene si definisce pubblico quando,
> una volta disponibile, non è possibile non usufruirne (non
> escludibilità) e quando è indivisibile (la libertà non si fa a fette).
Non hai dato nessun contenuto al termine liberta’, lo hai semplicemente
assimilato, per definizione, a bene pubblico. Cos’e', la tua liberta’,
libero arbitrio? Prevede, la tua liberta’, che si possa ammazzare
impunemente un essere umano? No? Solo in qualche caso? Dovresti
specificare meglio, altrimenti rischiamo di cadere nel paradosso di
criticare una forma di neolingua, inventadosene un’altra, costruita su
misura per lo scopo di distruggere la prima.
> Sicché, per quanto io possa essere egoista nel desiderare la mia
> libertà, perfino il mio voler secedere da qualunque ordinamento
> coercitivo, il mio egoismo può esprimersi in concreto solo nel
> desiderare la produzione di un bene pubblico, ossia la libertà per
> tutti; essa è co-condizione per il realizzarsi della mia.
> E’ qui che un lettore poco attento, forse sprovveduto, sicuramente
> prevenuto, potrebbe sottolineare un paradosso d’illibertarietà nel mio
> voler “imporre” la libertà a chi non la vuole. Ripeto, potrebbe farlo
> solo un lettore poco avveduto che ignora che, se ogni “bene pubblico”
> presenta le caratteristiche di indivisibilità e non escludibilità, solo
> il bene pubblico “costrizione” viene realmente imposto. Infatti, proprio
> perchè indivisibile, la costrizione non permette spazi di libertà
> neanche per chi non condivide la scelta costrittiva. Il l bene pubblico
> “libertà”, di contro, proprio in virtù della sua non escludibilità,
> permette ogni cosa a tutti. Fra le cose che permette è inclusa la
> volontaria sottomissione di chi non apprezzasse l’assenza di steccati
> intorno a sé alle autorità secolari, spirituali o morali da egli
> liberamente scelte. Ciò per l’elementare cognizione, in possesso di
> chiunque sappia cosa sia una matrioska, che la forma più piccola rientra
> in quella più grande e non viceversa. Avere a disposizione un piccolo
> spazio, cioè, permette di muoversi ben poco; aver a disposizione un
> grande spazio permette un raggio d’azione molto maggiore, ma,
> assolutamente, non obbliga affatto a percorrere l’intero territorio.
> Ecco perché la laicità non ha nulla a che vedere con un integralismo
> ateo che, nella psicotica logica anti-laicista, rispecchierebbe quello
> clericale in termini di assolutismo. “Imporre” libertà o costrizione,
> quindi, non sono atti equiparabili in termini libertari (oltre che
> logici). In definitiva, il coercitivo decide per sé e anche per gli
> altri, il libertario solo per sé. L’integralista cattolico, ad esempio,
> essendo ostile al divorzio, pretende di vietarlo a tutti, incluso a chi,
> non essendo portatore dello stesso orizzonte morale, vorrebbe
> divorziare. Il divorzista, per contro, pretende di essere libero di
> divorziare ma non impone affatto ad alcuno di farlo se non vuole. Solo
> il primo, quindi, mette in atto una reale imposizione, perché gli
> effetti indivisibili prodotti dal “bene” costrizione ricadono su ogni
> individuo costringendolo entro angusti limiti, che questi non ha
> autonomamente fissato.
Mi pare tu commetta un errore abbastanza grossolano: guarda che di andare
in Chiesa a sposarsi, e di promettersi reciproca fedelta’ per la vita,
non e’ mica il dottore a prescriverlo e neanche il prete a consigliarlo.
E’ una libera scelta, e come tutte le libere scelte comporta delle
*responsabilita’*. O davvero non confonderai la liberta’ con ‘io faccio
in qualsiasi momento cio’ che mi comanda il cazzo’?. I promessi sposi non
vogliono vincoli di indissolubilita’ nel loro rapporto? Non hanno che da
evitare accuratamente di presentarsi davanti un altare di una Chiesa
cattolica. Possono optare per il rito laico, o, se il rito religioso per
loro fa fico, o e’ un must per le rispettive famiglie, possono optare per
una delle forme del matrimonio islamico, quello dell’affitto, ovvero la
stipula di un contratto temporaneo.
> Quindi, il sillogismo anti-laico è errato perché
> la premessa principale “chi vuole imporre una concezione è un
> autoritario” è viziata dall’utilizzo improprio del concetto di
> imposizione.
Mi pare che alla luce di quanto evidenziato, non ci sia nessun sillogismo
errato se non quello che, a buon mercato, vorresti far passare tu:
siccome tu sei laico, ti senti in diritto, alla luce della rivendicata
(ma non vera) superiorita’ morale, di dire alla Chiesa come cazzo vuole o
non vuole regolare il matrimonio fra due persone che dichiarano
volontariamente di voler sottostare alle regole dettate dalla stessa.
> Avrebbero ragione i chierici di ogni ordine e grado solo se
> lo stato - o la libera organizzazione che lo avesse sostituito - laico
> imponesse per legge il divorzio ai coniugi litigiosi, l’aborto ai
> genitori di figli deformi, l’anticoncezionale a chi ha troppi figli, il
> matrimonio agli omosessuali che si amano, l’adozioni a quelli che
> convivono, l’eutanasia a chi soffre senza speranze di guarigione,
> l’ateismo a tutti.
E tu se la Chiesa imponesse il matrimonio a tutti coloro che vogliono
avere un rapporto sessuale, impedisse agli omosessuali di avere rapporti,
impedisse l’adozione di bambini a chi non e’ cristiano, l’utilizzo dei
preservativi a chi non e’ cristiano, l’eutanasia a chi non crede.
Aggiungo peraltro che e’ lo Stato, non la Chiesa, che ha la forza per
imporre chi deve o non deve addottare chi puo’ o non puo’ essere
ammazzato, quanto e come, credenti o non credenti, dobbiamo contribuire
con i nostri soldi, all’assassinio di decine e decine di milioni di
essere umani, solo perche’ incapaci di difendersi.
> Ma non è questa la pretesa del laico, proprio perché
> è laico. Si pone però il contrario. Lo stato teocratico vieta a tutti
> tutto ciò. Quello che gli piace è il bene per tutti, incluso chi non
> gradisce, quello che è il bene per gli altri, se a lui non piace, non
> deve piacere neppure agli altri. Il libertario non impone nulla,
> permette, il chierico non permette nulla, impone. Non esiste alcuna
> specularità dogmatica.
Chi ha da avere deve dare … Che lo Stato imponga cio’ che gli pare e
piace a tutti e’ vero, ma la direzione della coercizione va quasi sempre
nel senso contrario di quanto sostieni: sono io che sono costretto a
essere complice di donne indegne di essere chiamate madri, che ammazzano
il proprio figlio solo per non perdere la propria linea per qualche mese,
non tu. Sono io che sono costretto a pagare fior di quattrini per
mantenere in piedi una scuola pubblica - laica - del cazzo, peggio di
quella del Burundi, non tu e poi pagare ancora per mandare miei figli in
una scuola che non li destini a essere qualificati come penultimi
nell’ambito dei paesi OCSE. Sono io che pago per finanziare universita’
come la Sapienza di Roma, che si permette il lusso di impedire al
pontefice - un sommo filosofo - di tenere una lezione che avrebbe
contribuito in parte a sollevare dall’infimo livello culturale in cui si
trovano i rispettivi studenti.
Per cui abbi pazienza perche’ io non ne ho piu’, risparmiaci questi
presunti sillogismi e inizia a trarre le dovute conseguenze dalle
premesse libertarie che sembreresti voler sostenere.
> Allora, perché tanto astio, mi chiedeva l’amico di buon senso, quello
> del giusto mezzo che è sempre giusto perché è proprio in mezzo? Perché,
> in definitiva, l’atteggiamento di acquiescenza del soggetto prono ai
> diktat di entità sovrapersonali non incide solo sul suo status, ma
> produce effetti indivisibili, esternalità, dicono i giuristi, anche nei
> miei confronti. Ciò consolida, di fatto, il potere dei titolari della
> coercizione non solo nei suoi confronti, ma anche nei miei. Egli,
> decidendo per sé, decide per me. Sicché chi dà consenso alla coercizione
> è avversario della libertà, mia e di chi la pensa come me, non meno di
> chi la coercizione la pratica. Perché tanto astio, amico assennato?
> Perché - ora dovrebbe essere chiaro - chi dà il consenso alla
> coercizione è mio avversario non meno di chi mi punta una pistola alla
> tempia.
> Luigi Corvaglia
E guerra sia.
Michele
Luigi Corvaglia
Caro Bendazzoli, la tua risposta mi era sfuggita. In ciò il motivo del
mio ritardo nel dar seguito al dibattito. Rimedio. La prima cosa che
mi rimproveri è di non aver dato una definizione di libertà. In
effetti. Tema dell’intervento, in fondo, era solo la trita e
stucchevole questione del cosiddetto “integralismo laico” e
l’obiettivo i vari “laici moderati”, “atei devoti” e “cattolici
adulti”. Era implicita in questo scritto di poche pretese una
concezione minima di libertà, quella in grado di esser colta dal
lettore medio e corrispondente pressappoco alla “libertà negativa” di
Berlin, la libertà “da” (una oppressione). Definisco quindi
oppressione qualunque totalità che voglia darsi al posto del parziale,
qualunque assoluto che voglia darsi al posto del relativo, qualunque
eterno che voglia darsi al posto del temporaneo, qualunque collettivo
che voglia sostituirsi all’individuo. Chiesa e Stato ripondono bene a
questa definizione. Onestamente, non è che trovi bizzarre o
disdicevoli le tue opinioni morali e religiose; figuriamoci. E’
proprio quello che ho scritto, cioè che il mio “individualismo” mi fa
apprezzare la tua libertà di esprimere concetti simili - cioè la
mancanza di una entità superiore a te che ti impedisca di esprimerli -
perchè questa tua libertà è co-condizione per la mia di esprimere e
vivere in base a valori antitetici. Mi imputi di esprimere “sillogismi
a buon mercato” ed “errori grossolani”. Può essere. Però, un
grossolano errore è il tuo quando individui nella mia difesa
dell’autodeterminazione morale e civile proprio un esempio di quella
totalità, di quell’assolutismo che impedirebbe a te e alla Chiesa di
operare come vuole (”ti senti in diritto, alla luce della rivendicata
(ma non vera) superiorita’ morale, di dire alla Chiesa come cazzo
vuole o non vuole regolare il matrimonio fra due persone che
dichiarano
volontariamente di voler sottostare alle regole dettate dalla
stessa”). Au contraire. Supposta superiorità morale non è la mia,
bensì quella della Chiesa. Non esistono graduatorie oggettive di
moralità. Nel mercato si sceglie fra alternative. Soprattutto, poi,
mi guardo bene dal dire alla Chiesa quello che deve fare e ordinare a
chi volontariamente decide di sottostare alle sue regole. La Chiesa fa
solo il suo mestiere. Sulle sue pecorelle ha tutto il diritto di farlo
e io non mi immischio minimamente. Vedo la cosa come un circolo sado-
maso. Non mi piace, non ne farei mai parte ma non impedirei mai a
nessuno di sottostare ai giochi liberamente scelti dal proprio club
(diceva Spooner che “i vizi non sono crimini”) e mi limiterei a
reagire solo ai tentativi di imporre ai non iscritti al circolo lo
stesso stile sessuale. Questo, invece, è esattamente quello che
avviene col circolo Von Masoch presieduto dal Nazinger. Tu, invece, mi
ribalti la fritatta e dici che io voglio imporre la mia morale! Io la
mia morale la predico e la pratico, come i preti, ma non pretendo il
monopolio, al contrario dei preti.
La tua reazione, in definitiva, mi sembra ti metta nella involontaria
condizione di chi, passando per caso, si sia messo proprio davanti al
bersaglio. Mi dai dell’integralista laico, in definitiva (pertanto,
diventi oggetto della mia satira). Segno che ho difficoltà
d’espressione, oppure che certo libertarismo italiota, per puro
spirito di acquiescenza tardorothbardiana, sia a tal punto fedele alla
volgata teo-con da perdere la consequenzialità logica. A me sembra, in
soldoni, caro Bendazzoli, che sulla scorta di un condivisibile astio
nei confronti dello Stato - concordo in toto con quanto dici sulla
scuola pubblica, ad esempio - il paleolibertarismo abbia preso partito
a-priori per un avversario classico dello Stato, cioè la Chiesa. Il
nemico del mio nemico è mio amico, no? Non sempre. Vista nell’ottica
della teoria dei giochi, ti rendi conto che si tratta in entrambi i
casi di giocatori che vogliono giocare “a somma zero”. Insomma, la
Chiesa non è contro lo Stato. La Chiesa vuole farsi Stato. Vuole
essere una delle forme di quella totale ed eterna reductio ad unum di
cui parlavo prima. Il mio scritto, altro non era se non un moto di
stizza nei confronti di questo “asso piglia tutto” e dei suoi
portatori d’acqua del fronte “progressista” rivendicando, invece, il
dinamismo avalutativo del “mercato”. Quello che un libertario dovrebbe
ricercare. O no?
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non si ebbe più risposta…..