
Occhio, zio Sam: sbarcano i sorci!
"La discarica senza legge": l’invasione giornaliera dei nuovi immigrati direttamente dai bassifondi d’Europa. (Fudge, 6 giugno 1903)
E dagli al rumeno…
continua senza sosta la tolleranza zero promulgata dal governo di centro-sinistra-estremasinistra dopo che i mezzi di disinformazione l’hanno servito sul piatto già bello e pronto degli italici ormai stufi, arrivati al limite della sopportazione. Un limite che è ben visibile e facilmente oltrepassabile a quanto sembra quando si tratta di stranieri provenienti da paesi poveri, un limite che sembra non esistere per mafiosi e politici corrotti, imprenditori da strapazzo o servizi deviati, vero cancro italico da decenni e decenni.
Eppure il crimine non dovrebbe avere colore o razza, questo rimane un discorso vecchio e banale, ma purtroppo oggi non è così, il crimine oggi ha colore e razza.
Fattore dimenticato facilmente da personaggi che si considerano ancora desinistra, personaggi che già da tempo battono sul ferro caldo del “non lasciamo la sicurezza nelle mani della destra”, o magari del “anche la sinistra ha nel DNA il concetto della sicurezza”. E allora vai con lo sceriffo di Bologna, quello di Padova, di Firenze fino ad arrivare agli sceriffi di governo, tutti prodighi a tirar su muri, reticolati, a punire lavavetri e buttar giù leggi fascistoidi per una sicurezza che non ci sarà mai. Dimentichi che quando la tolleranza arriva a zero, esistono soltanto le intolleranze, le ingiustizie.
Eppure nel nostro DNA c’era dell’altro, c’era la capacità di capire i fenomeni sociali, di capire che è la società stessa e per come è impostata che crea disperazione, povertà, che ha voluto i border-line se preferite gli inglesismi. Questo è il ricordo che ho del DNA della sinistra.
Per due giorni hanno enfatizzato la triste uccisione di una donna romana forse accaduta per mano di un rumeno (il forse è d’obbligo per il nostro sistema giuridico borghese). Ieri era già pronto un decreto legge ad ok per la cacciata facile dello straniero, già oggi si raccontano di pestaggi, di sgomberi violenti di campi e di rimpatriate forzate.
E’ la televisione dei padroni che ci vuole modellare la coscienza e renderla similare alla coscienza dell’intollerante, del razzista. Ci servono quotidianamente la stessa ricetta e alla fine credo che l’abbiano vinta questa loro “strategia sociale”.
Se no non mi spiego tutto ciò.
Come non mi spiego la morte silenziosa di Aldo Branzino nel carcere di Perugia, arrestato perché gli hanno trovato delle piante di marijuana e morto non si sa perché. In cercere. Anzi si sanno i motivi perché i segni sono evidenti per tutti, tutti tranne che per le autorità carcerarie e i giornali dei padroni. Come per le altre morti silenziose nelle carceri, sono fenomeni che in Italia sembra che non manchino, Salmona tanto per fare un nome di un penitenziario “maledetto”.
Fenomeni che accadono anche nei vergognosi CPT, creati apposta sempre dal tollerante centro-sinistra e dati in gestione ad associazioni cattoliche e cooperative varie. Nulla si sa di questi morti, della vita di individui costretti in lager attrezzati e colpevoli solo di fuggire da situazioni che di fondo, sono state create proprio da paesi democratici e sviluppati oggi trincerati nelle loro fortezze dorate.
Proprio di oggi è la notizia della morte violenta della ragazza inglese trovata in un casolare di Perugia. Sgozzata, trovata nuda sul pavimento col materasso sopra, la porta della stanza chiusa da dentro. Se per caso verrebbe fuori che la mano criminale sia italica, cosa dovrebbero fare le autorità inglesi e gli inglesi stessi? Ronde per accoppare gli italiani in Inghilterra? Fare rientrare tutti gli inglesi sul nostro territorio? Legiferare per creare leggi apposite che limitino la permanenza degli italiani in Gran Bretagna? E’ tutto troppo assurdo, senza ragione.
Tira una strana e vecchia aria nel nostro mondo democratico occidentale. Un’aria consumata irrespirabile, con poco ossigeno e che quindi non permette una buona funzionalità del cervello. Ogni singolo stato sta limitando le libertà dei propri cittadini e di quelli stranieri, che siano cinesi, musulmani, rumeni o altro. Stiamo lentamente regredendo mentre le nostre istituzioni si fanno più autoritarie e guerrafondaie.
E’ un’aria questa, che si è già respirata in altre occasioni ed in altre epoche, nemmeno troppo lontane. Tralasciando l’ultimo grande pogrom che fu quello ebraico che avvenne per i più svariati finti-motivi (dal controllo del mondo attraverso la finanza alle bevute di sangue di bambini cristiani), voglio di seguito lasciare dei “pezzi” datati che si riferiscono al razzismo servito dagli Stati Uniti ed altri (francia) nei confronti degli emigrati italiani.
Ce n’è per tutti i gusti. Servitevi pure.
“Si suppone che l’Italiano sia un gran criminale. È un grande criminale. L’Italia è prima in Europa con i suoi crimini violenti. Il criminale italiano è una persona tesa, eccitabile, è di temperamento agitato quando è sobrio e ubriaco furioso dopo un paio di bicchieri. Quando è ubriaco arriva allo stiletto. Di regola i criminali italiani non sono ladri o rapinatori,sono accoltellatori e assassini" (NY Times 14-5-1909)
“Ho visto al loro sbarco gli immigrati italiani venire accolti da un “padrone” che li metteva in riga, li prendeva a calci, li frustava come bestiame e infine li conduceva via come mandrie al macello, fino ai quartieri di destinazione dove venivano prestati per lavori davvero sottopagati" (Reports of the Immigration Commission)
“Sono briganti, lazzaroni, fannulloni, corrotti nell’anima e nel corpo”. Siamo certi che i nostri capitalisti non ricaveranno alcun beneficio dall’importazione di queste locuste” (Australian Workman, Australia, 24-10-1890 )
“Chi dispensa carità concorda nel dire che molti Italiani del sud sbarcano qui con idee piuttosto stravaganti su ciò che gli capiterà. Subito sembrano cercare soccorso con l’aria di chi dice: “Eccoci qui. Che cosa avete intenzione di fare per noi?. E addirittura insistono sull’aiuto come se gli fosse dovuto” (Edward Alsworth Ross, Studio sugli effetti sociali degli immigrati, 1913)
“nella stessa stanza trovi scimmie, bambini, uomini, donne, con organetti e stampi di gessi, tutti ammucchiati insieme;un caos di suoni e una combinazione di odori derivanti da aglio, scimmie, delle persone più sporche. Erano, senza eccezione, la popolazione più sozza che avessi incontrato” (Charles Loring Brace, The dangerous Classes of New York, 1872)
“Molti bambini zoppi e ciechi vengono esibiti dai loro genitori e parenti per attirare la pietà e l’elemosina dei passanti” (( Regina Armstrong, “Fatti allarmanti sui nostri poveri immigrati italiani”,1901)
Decine di arresti, centinaia di perquisizioni, pioggia di insulti su tutti i giornali a partire da una oscena invettiva del sindaco Shakespeare: “Il clima mite, la facilità con la quale ci si può assicurare il necessario per vivere e la natura poliglotta dei suoi abitanti hanno fatto sì che, sfortunatamente, questa parte del Paese sia stata scelta dai disoccupati e dagli emigrati appartenenti alla peggiore specie di europei: i meridionali italiani (…) Gli individui più pigri, depravati e indegni che esistano (…) Tranne i polacchi non conosciamo altre persone altrettanto indesiderabili”.Il processo, costruito su prove inventate a tavolino, finì in un’assoluzione. Inveleniti, i “bravi cittadini” di New Orleans si diedero appuntamento in 20 mila, presero d’assalto il carcere, piombarono su undici italiani (rimandati in galera nonostante la sentenza!) e li fecero a pezzi. Non uno, dei bravi assassini, fu condannato. Non un giornale si indignò.
Theodore Roosevelt, che diventerà dieci anni più tardi Presidente degli USA e sarà anche insignito del Premio Nobel per la pace (!), arriva a definire il linciaggio degli undici innocenti “ una buona cosa “. Più o meno l’opinione di colui che il linciaggio aveva guidato, l’avvocato Parkerson, che ebbe poi a dichiarare: “Quelli là non erano altro che dei rettili”.
la legge che in Louisiana non consentiva “ai bimbi italiani di frequentare le scuole dei bianchi” e la deposizione in una commissione del Congresso di un grande imprenditore delle ferrovie: “Lei definirebbe di razza bianca un italiano?”. “No, sir: un italiano è un dago” (dispregiativo che stava per Diego, come venivano chiamati italiani, ispanici e portoghesi).
Nel 1907 nella miniera di Black Diamond in California, a seguito di una esplosione, furono sepolti vivi molti minatori, fra i quali quattro italiani. Ebbene le famiglie degli americani vennero risarcite con 1.200 dollari, quelle degli italiani con solo 150.
Nel 1917 a Trinidad, nel Colorado, altri minatori italiani vennero fucilati con i loro familiari solo per aver giustamente rivendicato condizioni più umane per il loro quotidiano lavoro.
Ad Aigues Mortes, storica città da dove partì il Re di Francia S. Luigi IX per la VII Crociata, situata
nel dipartimento di Gard nella Francia meridionale, sulle Bocche del Rodano a venticinque chilometri da Nimes ed a circa cinquanta da Montpellier, si trovava una nutrita colonia di operai italiani che lavoravano nelle vicine saline di Terrier e Peccais. Si trattava di un lavoro duro, scarsamente remunerato, in un ambiente paludoso, spesso propizio allo svilupparsi di febbri malariche.
Nel 1893 la “Compagnia delle saline” aveva assunto 600 Italiani e 150 Francesi. Gli Italiani avevano accettato una paga di due terzi inferiore a quella dei francesi pur di lavorare, vivevano a circa dieci chilometri dal paese, sistemati in capanne, molti dormivano all’aperto. Le relazioni tra i nostri connazionali ed i francesi in quel periodo erano all’insegna della diffidenza e dell’ostilità.
La causa degli scontri del 17 agosto 1893 sarebbe stato il tentativo di un piemontese di lavare un fazzoletto sporco di sale nella bacinella di acqua dolce distribuita per uso potabile dalla Compagnia delle saline, provocando gli insulti dei francesi. La mattina del giovedì 17 agosto oltre cinquecento francesi attaccarono i capanni degli Italiani, dando l’assalto ai loro rifugi e massacrando un italiano a colpi di mattoni.
Seguì l’intervento della forza pubblica, che fece sgombrare i capanni ed intimò agli italiani di
raggiungere la stazione. Si verificarono tafferugli durante i quali un altro italiano cadde colpito da
una bastonata. Molti si gettarono negli stagni, altri cercarono di raggiungere Marsiglia a piedi con
una marcia estenuante.
Una ventina di piemontesi rimase imprigionata nella melma e fu bersagliata dalle pietre che vennero loro lanciate dai francesi: se ne salvò uno solo. La caccia all’italiano continuò per altri due giorni.
E’ difficile stilare il bilancio esatto delle vittime: il loro numero oscilla dai nove, secondo la stampa
francese, fino ai cinquanta, con circa un centinaio di feriti. I superstiti delle violenze di Aigues Mortes furono avviati alla frontiera di Ventimiglia e rimpatriati.
ITALIANIII….VIVA L’ITALIA