V-Day? Probabilmente sì!
Egoisticamente oggi è l'8 Settembre… Giorno della raccolta firme del V-Day: Beppe Grillo contro i politici: un pagliaccio, un clown, un novello Don Chisciotte contro i mulini a vento della politica. Alleluja mio caro Cervantes: questa è l'Italia.
I punti sono tre:
1. No ai 25 parlamentari condannati in Parlamento - Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado in attesa di giudizio finale.
2. No ai parlamentari di professione da venti e trent'anni in Parlamento - Nessun cittadino italiano può essere eletto in Parlamento per più di due legislature. La regola è valida retroattivamente.
3. No ai parlamentari scelti dai segretari di partito - I candidati al Parlamento devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta.
Pieno appoggio ai primi due punti, meno al terzo il quale non mi sembra poi così tanto "rivoluzionario" da cambiare il mondo della politica in meglio (anzi… probabilmente è un'arma a doppio taglio)… in alternativa avrei preferito un "punto" sullo stipendio troppo oneroso dei politici. In definitiva due su tre sono più che sufficienti per far sì che Toasa appoggi il V-Day: in barba a chi sostiene che io, misero e mingherlino, sia portatore di un un certo disfattismo generalizzato e qualunquista.
Anche Toasa, quindi, si accoda alla massa in direzione dell'ignoto (momento disfattista: e se una volta oltrepassato l'ignoto questi chiudesse la sua enorme bocca?)… una massa alquanto eterogenea: si va dai giornalisti alla Travaglio agli anarchici tipo Massimo Fini per non tralasciare poi persino politici alla Scaiola e alla Veltroni.
Domanda: che c'entrano questi politici in una manifestazione popolare? Forse la politica si sta già parando il culo? oppure non è più una manifestazione popolare ma bensì politica? Vero è che in alcune città i vari meet-up del V-Day sono organizzati da persone impegnate attivamente in partiti politici… indi ragion per cui…puntini di sospensione forzati.
Lo ripeto da molto tempo… dopo gli avvenimenti del G8 a Genova nel 2001 non credo più nelle manifestazioni popolari, negli scioperi, nei sit-in di protesta, nei vari atti di disobbendienza civile… probabilmente perché ho perso ogni fiducia nelle istituzioni e nelle gente tutta e che il tutto mi scorre addosso con una leggerezza a tratti cupa e a volte allegorica; in fin dei conti per fare le rivoluzioni ci vogliono dei rivoluzionari…






