La democrazia è matematicamente impossibile
Nel 1951 l'economista americano Kenneth Arrow stupì in egual misura matematici ed economisti con una dimostrazione convincente del fatto che qualunque sistema di voto democratico concepibile può fornire risultati antidemocratici.
La sconvolgente dimostrazione di Arrow, che si ispirava alla teoria dei giochi, suscitò immediati commenti negli ambienti accademici di tutto il mondo.
Un anno dopo, nel 1952, Paul Samuelson, che in seguito vinse il premio Nobel per le scienze economiche, si espresse in questo modo: "La ricerca della democrazia perfetta, da parte dei grandi intelletti della storia, risulta essere la ricerca di una chimera, essendo logicamente contraddittoria".
Oggi gli studiosi di tutto il mondo – in matematica, politica, filosofia ed economia stanno cercando di salvare il salvabile dopo la scoperta devastante di Arrow, la quale è per la politica matematica ciò che il teorema di Kurt Gòdel del 1931 sull'impossibilità di dimostrare la non contraddittorietà è per la logica matematica."
La dimostrazione di Arrow, chiamata il teorema dell'impossibilità (giacché dimostrava che la democrazia perfetta è impossibile) lo aiutò a vincere il premio Nobel per l'economia nel 1972.
Le conseguenze della "devastante scoperta" di Arrow, uno dei primi e più sorprendenti risultati della teoria dei giochi, sono ancor oggi avvertibili.
Teorema di Arrow
di Dario Palladino
(Università di Genova)
In questo articolo, che costituisce la continuazione di “Sistemi di scelte sociali. Considerazioni generali” (Nuova Secondaria ……), vogliamo presentare la preannunciata dimostrazione del teorema di Arrow. Richiamiamo la nomenclatura necessaria per formulare l’enunciato del teorema. Dati un insieme finito K di alternative (usiamo x, y e z come variabili per elementi di K) e un insieme C di n individui ciascuno dei quali propone un ordinamento totaleIndichiamo con Ph e con Ih le relazioni di preferenza e di indifferenza dell’h-esimo individuo dell’insieme C (h varia quindi da 1 a n, estremi inclusi), ossia le relazioni binarie che gli consentono di esprimere il suo ordinamento totale delle (classi di indifferenza di) alternative di K. Per i dettagli si veda l’articolo richiamato in apertura. di K, il problema è quello di determinare una funzione, che chiameremo legge di benessere sociale, la quale associ a ciascuna n-pla di graduatorie individuali una graduatoria collettivaOssia una funzione che associa ad ogni n-pla di coppie (Ph, Ih) una coppia, che indicheremo (P, I), che consente l’ordinamento collettivo di K. Nell’articolo prima citato abbiamo elencato le proprietà che devono essere soddisfatte dalle relazioni di preferenza Ph e P e di indifferenza Ih e I. Tra di queste sono importanti le proprietà transitive (se xPy e yPz, allora xPz; se xPy e yIz, allora xPz; se xPy e xIz, allora zPy; se xIy e yIz, allora xIz) e la proprietà di connessione (che sfrutteremo nella conclusione della dimostrazione del teorema di Arrow): per ogni x, y vale xPy o yPx o xIy..
Elenchiamo, sotto forma di assiomi, alcune proprietà che si ritengono necessarie affinché la legge di benessere sociale possa essere ritenuta realmente “democratica”Per i commenti a questi assiomi rinviamo all’articolo prima citato. Il loro significato intuitivo è peraltro abbastanza evidente..
A1. Proprietà di completezza
In corrispondenza di ogni n-pla di graduatorie individuali, la legge di benessere sociale deve indicare una ed una sola graduatoria sociale.
A2. Proprietà di sovranità dei cittadini
Per ogni coppia x, y di elementi distinti di K esiste una n-pla di graduatorie individuali tale che ad essa è associata una graduatoria collettiva in cui x è preferito a y (ossia in cui xPy).
A3. Proprietà di correlazione positiva
Se, per una certa n-pla di graduatorie individuali, la legge di benessere sociale associa una graduatoria collettiva in cui xPy, allora, per tutte le altre n-ple di graduatorie individuali che differiscono dalla precedente solo perché in alcune graduatorie individuali x ha migliorato la sua posizione, nella graduatoria collettiva deve essere xPy.
A4. Proprietà di invarianza delle alternative irrilevanti
Se, per una certa n-pla di graduatorie individuali, la legge di benessere sociale associa una graduatoria collettiva in cui xPy, allora, per tutte le altre n-ple di graduatorie individuali in ciascuna delle quali la relazione di preferenza tra x e y non è mutata, nella graduatoria collettiva deve continuare a essere xPy.
A5. Proprietà di non dittatorialità
La legge di benessere sociale non associa ad ogni n-pla di graduatorie individuali quella di un particolare individuo : non esiste h tale che, per ogni x e y, se xPhy, allora xPy.
Il teorema di Arrow sancisce che non esiste alcuna legge di benessere sociale che soddisfa simultaneamente tutti gli assiomi A1, A2, A3, A4 e A5Il teorema di Arrow vale sotto l’ipotesi che n sia almeno 2 (e questo è ovvio poiché il problema di armonizzare le scelte individuali si pone se vi sono almeno due graduatorie) e che il numero delle alternative sia almeno 3 (in quanto bisogna far intervenire, come vedremo più avanti, quel fenomeno di intransitività di cui si è parlato all’inizio del precedente intervento). Se le alternative sono due la regola di maggioranza, opportunamente formulata, soddisfa gli assiomi..
Per dimostrare il teorema dimostriamo prima che dagli assiomi A2, A3 e A4 segue la seguente:
Proprietà di ParetoQuesta proprietà, che deve il suo nome al famoso economista italiano Pareto, può essere chiamata “proprietà di unanimità”. (P): se, per ogni h (da 1 a n), xPhy, allora xPy.
Dimostrazione. Sia data una n-pla di graduatorie individuali tale che, per ogni h, xPhy. Per A4 possiamo limitare le nostre considerazioni alle due sole alternative x e y (trascurando tutte le altreA4, infatti, sancisce proprio che la relazione di preferenza tra x e y nella graduatoria collettiva dipende dalle relazioni di preferenza individuali tra x e y, e non dalle relazioni di preferenza di x e y con altre alternative o tra le altre alternative: la legge di benessere sociale deve basarsi solo su x e y, come se le altre alternative non esistessero.). Per A2 vi è una n-pla di graduatorie individuali, le cui relazioni di preferenza indichiamo con Ph’, tale che nella corrispondente graduatoria collettiva x è preferito a y (xP’y). Se in qualcuna delle graduatorie individuali x non è preferito a y (non vale xPh’y), spostiamo in essa x al primo posto. In tal modo x migliora la propria posizione nelle graduatorie individuali e, per l’assioma A3, nella
corrispondente graduatoria collettiva x continua, a maggior ragione, ad essere preferito a y. Ma ora in tutte le graduatorie individuali, x è preferito a y, e quindi la situazione relativa di x e y è come nella n-pla di graduatorie individuali da cui siamo partiti. Per A4 segue che xPy come si voleva dimostrare.
Per dimostrare il teorema di Arrow, ossia che non vi è alcuna legge di benessere sociale che soddisfa A1, A2, A3, A4 e A5, è opportuno premettere alcune definizioni e alcune considerazioni preliminari.
Si dice che un insieme D di individui (D ⊂ C) è decisivo per l’alternativa x rispetto all’alternativa y se e solo se, se per tutti gli h ∈ D vale xPhy, allora xPy (ossia se basta che gli individui di D preferiscano x a y affinché nella graduatoria collettiva x sia preferito a y). Se tale insieme decisivo si riduce ad avere un solo elemento, si dice che tale elemento è un dittatore per l’alternativa x rispetto all’alternativa y. Un dittatore è un individuo che da solo determina un insieme decisivo rispetto a qualsiasi coppia di alternative. A5 afferma che non esiste un dittatore.
Si osservi che, per ogni coppia di alternative x e y, esiste almeno un insieme decisivo per x rispetto a y. Basta osservare che, in base alla proprietà di Pareto P, l’insieme C di tutti gli individui è decisivo per x rispetto a y.
Dimostriamo ora il seguente Lemma:
condizione necessaria e sufficiente affinché un insieme D sia decisivo per l’alternativa x rispetto all’alternativa y è che si abbia: (*) se per ogni h ∈ D, xPhy, e per ogni h ∈ D, yPhx, allora xPy.
La condizione è necessaria. Se D è decisivo per l’alternativa x rispetto all’alternativa y, allora evidentemente vale la condizione (*): basta l’ipotesi che per ogni h ∈ D valga xPhy, per concludere che xPy.
La condizione è sufficienteIl lettore non si lasci ingannare dalla “naturalezza” della condizione (*). Si può vedere che, in assenza di A3 e A4, vi sono insiemi D per cui vale (*), ma che non sono decisivi per x rispetto a y. Ad esempio, intuitivamente, se migliorando la sua posizione un’alternativa può non essere più preferita a un’altra nella graduatoria collettiva (cioè se non vale A3), può capitare che valga (*), ma quando x migliora la sua posizione (x diviene preferito a y anche nella graduatoria di qualche individuo del complementare di D), può non essere più preferito a y nella graduatoria collettiva. Lo stesso può capitare se non vale A4, ossia se i rapporti con le altre alternative influenzano le preferenze nella graduatoria collettiva.. Se vale (*), allora xPy per tutte le n-ple di graduatorie individuali in cui x è preferito a y dagli elementi di D e y è preferito a x dagli elementi del complementare di D. Per dimostrare che D è decisivo per x rispetto a y si può ragionare come nella dimostrazione della proprietà di Pareto. In base ad A4 la posizione di x e y nella graduatoria collettiva dipende solo dalle posizioni di x e y nelle graduatorie individuali. Se abbiamo una n-pla di graduatorie individuali in cui (almeno) gli elementi di D preferiscono x a y, tale n-pla si può pensare ottenuta da quella in cui solo gli elementi di D preferiscono x a y (ossia per cui vale l’ipotesi di (*)), migliorando la posizione di x. Per A3 non cambia la posizione di x e y nella graduatoria collettiva e, per (*), x è preferito a y. Quindi D è decisivo. Il risultato fondamentale, da cui poi il teorema di Arrow segue facilmente, è il seguente:
Se un insieme D è decisivo per l’alternativa x rispetto all’alternativa y, allora è decisivo per qualsiasi altra coppia ordinata di alternative.
Dimostrazione. Per ipotesi D è decisivo per la coppia ordinata (x, y). Per dimostrare che D è decisivo rispetto alle altre coppie procediamo per casi. Nel corso della dimostrazione useremo spesso implicitamente A4. a) Sia z un’alternativa diversa da x e da y. Consideriamo una qualsiasi n-pla di graduatorie individuali tale che:
per ogni h ∈ D, xPhy e yPhz (e quindi anche xPhzRicordiamo che le relazioni di preferenza e di indifferenza (individuali e collettiva) godono delle proprietà transitive.)
per ogni h ∈ D, yPhz e zPhx (e quindi anche yPhx)
Dato che D è decisivo per (x, y), nella graduatoria collettiva si ha xPy. Poiché, per ogni h ∈ C, yPhz, per la proprietà di Pareto, nella graduatoria collettiva si ha yPz. Da xPy e yPz segue xPz per la proprietà transitiva. Vale quindi: se per ogni h ∈ D vale xPhz e per ogni h ∈ D vale zPhx, allora xPz. Per il Lemma, ne segue che D è decisivo per la coppia (x, z) con z qualsiasi. b) Siano ora z e z’ due qualsiasi alternative diverse da x.
Consideriamo una qualsiasi n-pla di graduatorie individuali tale che:
per ogni h ∈ D, zPhx e xPhz’ (e quindi anche zPhz’)
per ogni h ∈ D, z’Phz e zPhx (e quindi anche z’Phx)
Per quanto dimostrato in a), D è decisivo per la coppia (x, z’), e quindi, nella graduatoria collettiva, xPz’. Come in a), per la condizione di Pareto si ha zPx, e quindi zPz’ (per la proprietà transitiva), e allora dal Lemma segue che D è decisivo per la coppia (z, z’) con z e z’ qualsiasi (diverse da x). c) Sia z un’alternativa qualsiasi diversa da x.
Consideriamo una terza alternativa qualsiasi z’ e una qualsiasi n-pla di graduatorie individuali tale che:
per ogni h ∈ D, zPhz’ e z’Phx (e quindi anche zPhx)
per ogni h ∈ D, z’Phx e xPhz (e quindi anche z’Phz)
Essendo, per quanto visto nel caso b), D decisivo per la coppia (z, z’) si ha zPz’; dalla proprietà di Pareto segue z’Px, e quindi zPx per la proprietà transitiva. Per il Lemma, D è decisivo per la coppia (z, x) con z qualsiasi. Quindi D è decisivo per le coppie (x, z), (z, z’) e (z, x) con z e z’ qualsiasi, e allora è decisivo per tutte le coppie.
Da questo teorema segue che se un individuo è un dittatore per la coppia di alternative (x, y), allora è un dittatore (e la legge di benessere sociale è dittatoriale).
Possiamo ora dimostrare finalmente il teorema di Arrow, ottenendo una contraddizione dal supporre che la legge di benessere sociale soddisfi tutti gli assiomi A1, A2, A3, A4 e A5.
Consideriamo una coppia qualsiasi di alternative (x, y). Come si è osservato in precedenza, per la condizione di Pareto, l’insieme C è decisivo per x rispetto a y. Ne segue che esiste un insieme decisivo minimale (ossia che non ha sottoinsiemi propri decisivi) per la coppia (x, y) . Infatti, se C non è minimale, allora ha un sottoinsieme proprio decisivo C’; se C’ non è minimale, allora ha un sottoinsieme proprio decisivo C”, e così via; trattandosi di insiemi finiti, il procedimento si arresta al massimo quando si perviene a un insieme decisivo di un elemento. D’altra parte, un insieme decisivo di un elemento, come consegue dal teorema precedente, è un dittatore. Poiché, per ipotesi, vale A5, ossia non esiste un dittatore, l’insieme decisivo minimale, che indichiamo con D e che, per il teorema precedente è decisivo per tutte le coppie di alternative, deve contenere almeno due elementi. Si può allora suddividere D in due sottoinsiemi disgiunti D’ e D”.
Date tre alternative x, y e z, consideriamo una qualsiasi n-pla di graduatorie individuali tale che:
per ogni h ∈ D’, xPhy e yPhz (e quindi anche xPhz)
per ogni h ∈ D”, zPhx e xPhy (e quindi anche zPhy)
per ogni h ∈ D, yPhz e zPhx (e quindi anche yPhx)
(Al lettore attento non sarà sfuggito che D’, D” e il complementare di D hanno le preferenze come i tre amici A, B e C dell’esempio iniziale del nostro precedente articolo).
Osserviamo che, nella graduatoria collettiva, deve essere xPy dato che l’insieme D è decisivo per coppia (x, y). Nella graduatoria collettiva non può essere zPy, altrimenti D” sarebbe decisivo per la coppia (z, y) (e quindi per tutte le coppie), contro l’ipotesi che D sia decisivo minimale. Se fosse yPz, allora da xPy seguirebbe xPz, e allora D’ sarebbe decisivo per la coppia (x,z), contro la minimalità di D. Non può nemmeno essere yIz, poiché da xPy e yIz seguirebbe nuovamente xPz. Si ha quindi l’assurdo che le alternative y e z non possono essere ordinate nella graduatoria collettiva (non può valere nessuna delle tre condizioni yPz, zPy e yIz).
Il teorema di Arrow è noto anche come “paradosso di Arrow” in quanto si può enunciare nel modo seguente: se una legge di benessere sociale soddisfa le condizioni di completezza, di sovranità dei cittadini, di correlazione positiva e di invarianza delle alternative irrilevanti, allora è dittatoriale (non è democratica). E questo, come si è detto, nonostante le prime quattro proprietà appaiano del tutto ragionevoli.
Non entriamo ora nel merito di come si possano “aggirare” le difficoltà sollevate dal teorema di Arrow, dato che il nostro obiettivo principale era quello di fornirne una dimostrazione. Rinviamo pertanto il lettore a [1], dal quale abbiamo tratto l’ossatura della dimostrazione e a [3] che, oltre a presentare una dimostrazione leggermente diversa del teorema di Arrow, dedica ampio spazio a discuterne le conseguenze. In particolare, in quest’ultimo volume, si dimostra che la regola della maggioranzaUna legge di benessere sociale si basa sulla regola di maggioranza se si ha xPy quando gli individui che preferiscono x a y sono in numero maggiore di quelli che preferiscono y a x, e xIy se gli individui che preferiscono x a y sono tanti quanti quelli che preferiscono y a x. soddisfa tutti gli assiomi eccetto A4 (e anche A4 quando vi sono solo due alternative) ed è l’unica che soddisfa certe condizioni che sono meno restrittive degli assiomi di Arrow.
alooo…tutto ok?? spero di si…io un po’ meno perchè dopo la lettura di questo post, grazie alla mia ignoranza, mi sono ritrovato un po’ confuso…ne ho sentite di critiche e teorie ma questa davvero no…eh eh…sarà anche a causa del mio giovanile distacco verso la matematica… io rimango affezzionato ai miei Bookchin, ai “vecchi saggi”…ciao a presto
e l’anarchia è umanamente possibile?
Ah, sui vecchi saggi ti sostengo… è una delle tante applicazioni della teoria dei giochi… a volte quando si scopre una cosa non sempre è quello che si vuol scoprire. Anche se quando si scopre qualcosa propabilmente la si interpreta un po\’ come si vuole. Per esempio: quel teorema sul mio sito è visto come un attacco \”anarchico\” alla democrazia. In un contesto economico, invece, un\’ulteriore passo avanti per il liberismo economico… ecc.. ecc..
La mia critica all\’anarchismo (e leggete bene ho scritto anarchismo e non anarchia) è proprio sul fatto che i \”mezzi\” usati, anche se in tutta buona fede, potrebbero causare una violenta oppressione. Anzi, meglio togliere il potrebbero, sicuramente causerebbero una violenta oppressione: dato che non tutti concorderanno sulle basi ideologiche dell\’anarchismo.
E\’ un po\’ la storia di tutti gli -ismi. Quindi a livello umano non sarebbe auspicabile, una rivoluzione anarchica. E quindi?
Quindi sarebbe auspicabile un tendere all\’anarchia… perché di punto in bianco… mamma mia! Che disastro! Sia per i reazionari che per i rivoluzionari.
E poi, si lotta per avere la libertà; ma ottenere la libertà è liberarsi da qualcosa, sia esso la schiavitù, la galera, la censura, gli ismi… ma un volta liberi? una volta denudati dai vestiti che ci incatenavano? beh, bisogna cominciare a vestirsi… e lì non certo devo essere io (o dio, o chi per me e/o per lui) a dire che vestiti i \”liberi\” devono indossare e soprattutto come indossarli: altrimenti circolo vizioso no?
Così è accaduto nella storia, ci si è liberati dal nazismo per cadere nelle mani del comunismo o del capitalismo. La storia, non sempre però, insegna.
Ora mi prendo la libertà di usare la licenza poetica:
\”l\’anarchia non è umanamente possibile, l\’anarchica è \”unicamente\” possibile\”
ma soprattutto, è mai possibile che ancora non sia riuscita a spedirti i dvd? ebbene sembrerebbe proprio che sia così…sta notte frego una scopa a qualche befana di passaggio e te li porto direttamente…faccio prima
io la vedo possibile…anzi “oggi più di ieri” grazie anche alla caduta del comunismo e allo sfinimento del capitalismo…il problema secondo me, e invito anche toasa a parlarne se vuole, è che anche nel caso ci sia una tendenziale inclinazione di buona parte della popolazione verso principi e modalità diciamo anarchiche, cosa faranno le autorità? le sovrastrutture che ormai governano il mondo staranno a guardare? spero di essermi spiegato….ciaoo
Non so se staranno a guardare… comunque sta di fatto che le “autorità”, in teoria, stanno sempre dalla parte della “maggioranza”.
Solitamente il potere e l’autorità (diciamo politica) selezionano, nell’ascesa alla loro scala gerarchica, personalità psicopatiche e sociopatiche… per dirla alla Alex Comfort.
Però io estenderei oltremodo il problema: dato che – ahimè – esistono, in generale, personalità sociopatiche e psicopatiche, in una società di fatto anarchica queste personalità staranno a guardare?
In una visione pessimista l’umanità sembra destinata a vivere in perenne scontro o in un dominio dell’uomo sull’uomo… ma si sa che ad un forte pessimismo corrisponde sempre un forte ottimismo (Pasolini docet).
…beh, ipoteticamente, in una società di fatto anarchica cambierebbero tutti i fattori secondo me, quindi avremo più individualità responsabili che influiscono, che determinano. L’individuo sociopatico/psicopatico secondo me è molto una derivazione, un prodotto di questo sistema, quindi in una ipotetica società “anarchica” tali casi non dovrebbero esistere…salvo residui di una passata gestione capitalistica…e se proprio dovessero permanere, sperando si tratti di casi limiti, le comunità dovrebbero domandarsi se ci fosse qualcosa che non va e garantire la “salute” di tutti. ciaoo e saluti libertari
passate il vostro tempo a discutere di anarchia, anarchismo, utilizzate complesse formule matematiche per dimostrare che la democrazia è impossibile…ma vi chiedo, a cosa portano di concreto le vostre parole? guardatevi attorno, osservate come va il mondo senza il filtro delle vostre parole che puzzano di vecchio…che cosa intendete dire quando parlate di “società”? e se anche un giorno dovesse realizzarsi quella che per voi dovrebbe essere anarchica, su quali macerie alle quali i vostri inutili discorsi hanno contribuito ad ammassare si fonderebbe? io vorrei leggere parole che parlano di Vita, che esaltano la Vita, che vogliono costruire Vita…ed invece mi ritrovo a leggere formule matematiche e ipotesi di scenari politici post seconda guerra mondiale…non è il capitalismo, la Germania, la destra o la sinistra a dovervi far saltare dalla paura, ma il pericoloso fascino che Thanatos ha su di voi, e che vi porta a confrontarvi solo con questo aspetto dell’esistenza…
le vostre parole sono vecchie di secoli, e nei secoli non hanno portato ad alcun giovamento…
non sarebbe il caso di provare strade nuove? di usare parole nuove? di tagliare il legame con thanatos?
Il fascino che la distruzione (quindi morte) ha su di me?
Ma se poco più sopra avevo scritto che la mia critica all’anarchismo deriva proprio dal fatto che non si può fare una “rivoluzione” perché sarebbe un atto violento?
Se non è un inno alla vita quello… ricorda: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò il tuo diritto con la vita, affinché tu possa dirlo” (Voltaire – che non è anarchico quindi non sarà visto in modo pregiudiziale). E io la amplio nel difendere la Vita anche del mio più acerrimo nemico.
Tutte le rivoluzioni (a parte quella del Portogallo: eccezione che conferma la regola?), anche se sopportate da grandiosi ideali, sono comunque sfociate nel sangue. E’ un dato di fatto da tenere conto.
Non hanno portato ad alcun giovamento?
1. Diritti dell’uomo
2. Diritti della donna
3. Diritto del libero pensiero.
4. Diritto alla salute.
5. Diritto del lavoro.
Per non parlare poi di tutte quelle personalità che hanno lottato – rimettendoci la Vita – contro i totalitarismi che si fondavano su ideali di Morte e di supremazia nazionalista (vedi fascismo, nazismo, castrismo, stalinismo, maoismo ecc…).
E poi, ribadisco, che la formula matematica è di un “matematico” che l’ha usata in campo economico e non di un anarchico (altrimenti pensi che avrebbe vinto il Nobel?).
Io non voglio la distruzione, io voglio la decostruzione.
scusa, ma mi sembrava che nememno io incitassi alla violenza e/o distruzione…io so che se una società avanza per avere, dico genericamente “giustizia”, si deve aspettare non una calata di tappeti rossi, non porte aperte, ma come sempre nella storia solo repressione da parte di governi di ogni tipologia si voglia…ciaoo
Toasa vuole la deconstruzione, Orso ci tiene a giustificare di non aver incitato alla violenza.
ok, tutto bene. ma io parlavo d’altro.
avete citato diriritti fondamentali, usato termini come rivoluzione, destra, sinistra, repressione, governi.
e ancora una volta, io parlavo d’altro.
io non voglio più sentir parlare di sangue, rivoluzione, di destra o di sinistra.
essere affascinati da thanatos non ha ache fare solo con la distruzione materiale o con la morte fino a se stessa, significa impedirsi di vedere un’alternativa che metta al centro dell’attenzione il culto della vita. perchè io questo nei vostri post non lo avverto. io vi leggo scrivere in “politichese”, fate citazioni dotte, ma la ricerca della felicità in tutte queste parole dove sta? con quali tipi di uomini e donne vorreste popolare la vostra ipotetica società ideale? di persone votate a loro volta a parlare solo di rivoluzioni, rosso e nero?
io non parlo di fregarsene della politica, io voglio una politica diversa, voglio un impegno civile reale, ancorato a quelle che sono le tragedie quotidiane. e la più grande ed anche la più sottovalutata, perchè non mi risultano che sia stata fatta nessuna rivoluzione in suo nome e quindi nessun filosofo poi gli ha dedicato grandi citazioni, è proprio la felicità. ribatterete che è proprio per questa che si combatte, può anche darsi, ma non viene mai citata. no, si continua a parlare di stati, confini, proprietà, anarchia. e quella parola meno la si pronuncia e più diventa sottovalutata, e basta dare un’occhiata in giro per osservare quanta tristezza e frustrazione circoli tra le persone.
quella parola andrebbe gridata senza sosta, invece che cercare di cambiare le cose partendo dal vertice facendosi venire la tremarella al pensiero di come si volevano spartire il mondo il giorno dopo la fine della seconda guerra mondiale, ci si dovrebbe domandare in che maniera spargere tra le persone il seme della felicità. è dalla base che si può cambiare il mondo, chi sta al vertice se ne sbatte. e se si spera che vengano spazzati via, bisogna educare al culto della vita chi sta sotto. e questo significa usare parole nuove, parole che evochino la vita, che spazzino via la paura, la voglia di sangue, di violenza, di rivoluzione armata.
finchè il mondo non cambierà la propria rotta verso il culto e la difesa della vita, avremo solo un susseguirsi di rivoluzioni fini a se stesse, perchè caduto un regime se ne creerà dopo poco uno identico, e questo perchè alla base, ovvero il popolo, per l’ennesiam volta sarà fatto crescere ripetendogli la solita filastrocca.
destra.
sinistra.
nero.
rosso.
comunismo.
capitalismo.
anarchia.
etc…etc…etc…
smettiamola di far crescere bambini con queste etichette già cucite addosso, queste parole rappresentano solo fazioni dietro alle quali si nasconde chi è incapace di vedere ben oltre, verso un valore che non ha bisogno di etichette e confini.
io voglio sentire “queste” parole nuove, ma non sento alcuna voce levarsi in questa direzione. sento sempre ripetersi la stessa vecchia filastrocca.
“Ai vecchi giorni
il vento
riporti
solo
un garbuglio di capelli.
Per l’allegria
il pianeta nostro
è poco attrezzato.
Bisogna
strappare
la gioia
ai giorni futuri.
In questa vita
non è difficile
morire.
Vivere
è di gran lunga più difficile”
Ai vecchi giorni – Majakovkij
A me invece è sembrato che stessero dicendo proprio il contrario di quello che hai interpretato tu. Tutti e due mi sembrano abbastanza lucidi sui loro ideali… fanno citazioni colte, beh, direi: meglio. Meglio di molti che si riputano anarchici e invece sono solo giovani ribelli ignoranti che hanno voglia di divertirsi senza costo (‘sono un ribelle mammaaaa[...]per favore stira la maglietta c’è un concerto mi serve quella rotta’ sic skiantos). Dovresti riconoscerli quel preggio, anche se non condividi il pensiero.
La filosofia è una ricerca della felicità perché la saggezza porta proprio alla felicità (almeno lo dicono i filosofi). Bisogna sapere leggere gli impliciti. Perfino il pessimismo di Leopardi, per cosmico che sia, è in realtà un grande grido d’amore alla felicità, una serenata suave e disperata sotto una finestra chiusa. Non c’è bisogno di gridare per dire. Non c’è bisogno di esprimere per sentire.
L’intensità non è sempre segno di qualità.
Non prendertela ma, di ‘ concreto’ cosa proponi tu? Cioè come si ‘educa alla felicità’? Conosci una ricetta applicabile universalmente? La applichi personalmente? Sei felice?
Ora io non sono anarchica, e non conosco bene il pensiero aarchico, ma credo che l’anarchia sia proprio questa assenza di etichette e di confini di cui parli. Per questo la reputo abbastanza irrealizzabile… perché la gente ha istintivamente bisogno di identificarsi, di ‘fare parte’ e di schierarsi pro o spesso contro. Ma come idea-le, è sicuramente bello… e se si puo’ tendere, a livello personale a tale sforzo di distacco, lo trovo positivo.
E per finire citero’ Orso: ‘ciaoooooo’
grazie della citazione yolene…e credo di non dover agigungere tanto a quello che hai appena scritto…è assurdo pensare che nelle nostre intenzioni non ci sia “vita”, “felicità”…per assurdo ti voglio dare (a lip service) ragione e ti confermo che infatti l’assenza di etichette può portarci a star meglio, a vivere meglio, togli anche la parola anarchia se preferisci, perchè tanto è una parola…a me interessa capire da dove partono le criticità dei nostri tempi, perchè in molte parti del mondo non è possibile parlare di felicità e di vita…e secondo me proprio noi dovremmo riprenderci la nostra vita, fare delle scelte precise già come individui, capire che parte del nostro benessere (chi più e chi meno) occidentale è dovuto allo sfruttamento a danno di terzi che di amore ne vedono ben poco, per ora solo fame e bombe…
PS
è la prima volta che si allude a me come ad un intellettuale…azz…ero rimasto al villano ignorante…eh eh…forse parlava di Toasa…eh eh
ciaooo
In risposta alla citazione sovietica di Lip Service riporto una citazione molto italiana… :così anch’io mi tolgo l’aureola dell’intellettuale
Felicità
è tenersi per mano andare lontano
la felicità
è il tuo sguardo innocente in mezzo alla gente
la felicità
è restare vicini come bambini la felicità,
felicità
Felicità
è un cuscino di piume, l’acqua del fiume
che passa e che va
è la pioggia che scende dietro le tende
la felicità
è abbassare la luce per fare pace
la felicità,
felicità
Felicità
è un bicchiere di vino con un panino
la felicità
è lasciarti un biglietto dentro al cassetto
la felicità
è cantare a due voci quanto mi piaci
la felicità, felicità
Senti nell’aria c\’è già
la nostra canzone d’amore che va
come un pensiero che sa di felicità
Senti nell’aria c’è già
un raggio di sole più caldo che va
come un sorriso che sa di felicità
Felicità
è una sera a sorpresa la luna accesa
e la radio che va
E’ un biglietto d’auguri pieno di cuori
la felicità
è una telefonata non aspettata
la felicità,
felicità
Felicità
è una spiaggia di notte, l’onda che batte
la felicità
è una mano sul cuore piena d’amore
la felicità
è aspettare l’aurora per farlo ancora
la felicità, felicità
Senti nell’aria c\’è già
la nostra canzone d’amore che va
come un pensiero che sa di felicità
Senti nell’aria c’è già
un raggio di sole più caldo che va
come un sorriso che sa di felicità
Senti nell’aria c’è già
la nostra canzone d’amore che va
come un pensiero che sa di felicità
Senti nell’aria c’è già
un raggio di sole più caldo che va
come un sorriso che sa di felicità
sei veramente “la peggio cosa”
io non ce l’ho con le citazioni, non sia mai detto, io ne abuso da sempre
l’oggetto del mio post è la tendenza a dare troppo risalto al negativo, questo poi genera nelle persone la credenza che le cose vanno storte e non si potranno mai raddrizzare, perchè “va così da sempre”. è contro questo atteggiamento che mi scaglio! invece che riportare una formula che dimostra che la democrazia è matematicamente impossibile, concetto che taglia un po’ le gambe alla speranza, non avrebbe più senso parlare di chi se ne frega di questo dato e lavora per migliorare la realtà? ad esempio, invece di farcire i telegiornali, i giornali, e anche i blogs privati di denuncia sociale con l’ennesimo attentato in Israele non aiuterebbe di più l’opinione pubblica se si dedicasse dello spazio raccontando che non tutti gli israeliani sono integralisti che ce l’hanno a morte con i palestinesi citando ad esempio quei soldati israeliani che hanno il coraggio di dire “signornò”?
http://seruv.nethost.co.il/english/default.asp
http://www.volontariperlosviluppo.it/2006_9/06_9_03.htm
nel 2004 il Nobel per la Pace è stato assegnato all’attivista Wangari Maathai, la motivazione è stata “«ha adottato un approccio olistico allo sviluppo sostenibile che abbraccia la democrazia, i diritti umani e in particolare i diritti delle donne». ha realizzato tutto questo “semplicemente” piantando degli alberi in Kenya, non è bellissimo? una notizia come questa non ha un effetto destabilizzante nei confronti di chi crede che solo con la violenza si possa combattere l’oppressione? queste donne hanno denunciato corruzione e distruzione ambientale semplicemente piantando dei semi! non sono ricorse a manifestazioni violente, non hanno dovuto alzare la voce, là dove c’era rassegnazione contro un sistema che si considerava incrollabile hanno piantato semi che hanno generato speranza, una speranza che si è diffuso oltre i confini africani.
che il mondo giri su di un asse di assoluta pazzia è già sotto gli occhi di tutti, allora proviamo a girare lo sguardo là dove c’è chi, nel silenzio dei grandi media, lavora per migliorarlo. perchè questo possa far tornare la speranza anche a chi giorno dopo giorno la perde, perchè chi comanda ci vuole rassegnati e quindi incapaci di rompere i coglioni.
se vogliamo costruire una società giusta e felice, bisogna allevare nel cuore degli uomini la fiducia. bisogna fargli capire che l’alternativa alla pazzia c’è, esiste, e per farlo bisogna portargli degli esempi. fino ad oggi abbiamo assistito alla denuncia del marcio che ci circonda, ma qual’è stata la conseguenza? sono più gli atti di disobbedienza o non abbiamo forse raggiunto quel grado di “saturazione” che porta infatti alla rassegnazione?
per questo io vorrei “parole nuove”, vorrei più spazio alle alternative, vorrei che si investisse davvero nella ricerca della felicità, e per raggiungerla bisogna non perdere la speranza.
@ yolene: Non prendertela ma, di ‘ concreto’ cosa proponi tu? Cioè come si ‘educa alla felicità’? Conosci una ricetta applicabile universalmente? La applichi personalmente? Sei felice?
però un’idea che nel tempo si è fatta strada ce l’ho, non voglio essere negativa e affermare che gli adulti siano irrecuperabili, ma è certo che anni di pessimismo gli abbiano cucito addosso strati di pessimismo duri da togliere, io credo che bisognerebbe seriamente investire sui bambini. trovo aberrante la condione di vita della maggioranza dei bambini al mondo, e se pensiamo che i bambini sfruttati di oggi saranno gli adulti oppressi del domani c’è ben poco di cui stare allegri.
io vedo tanta gente ogni giorno che sta male perchè, in senso molto terra terra, non riceve contatto fisico, e il contatto fisico è un gesto d’amore che non ha bisogno di parole, si esprime già da sè. il mio progetto è di ampliare questo semplice gesto che è il contatto fisico e poterlo coinvogliare in qualche progetto che aiuti quei bambini che per tanti motivi non ne ricevono abbastanza. la mia esperienza maturata in questi anni di lavoro, i miei studi mi confermano quanto sia importante per la crescita equilibrata di un bambino l’aver ricevuto del contatto fisico. gli adulti bigotti, timorosi, insofferenti del diverso di oggi sono i bambini che ieri hanno sofferto per l’assenza di una carezza. sembra banale, ma ti assicuro che corrisponde al vero.
la mia proposta concreta è proprio questa, “denunciare” l’ottimismo, dargli un eco maggiore sui canali di informazione, perchè la paura allontana gli uomini mentre la speranza li unisce.
mi piacerebbe avere una ricetta applicabile universalmente, ma purtroppo non sono la fata turchina e non dispongo della bacchetta magica
io faccio un lavoro che una mia cliente ha definito il più bello del mondo, “tu rendi felici le persone” mi ha detto un giorno una ragazza dopo aver ricevuto un massaggio da me. ero commossa, te lo assicuro
e se aiuti un bambino a crescere sicuro di sè, lui un odmani sarà un adulto forte del proprio pensiero e probabilmente sarà meno permeabile alla propaganda della morte di stato.
la mia è una teoria e non ho formule matematiche che la possano aupportare, però è la “mia” alternativa, ed è in questa direzione che mi sto muovendo.
se sono felice? ci sto lavorando, e questa volta in maniera seria. non mi sto concedendo più nessun alibi, ogni giorno compio un piccolo passo, sto smuovendo le acque attorno a me. non è un processo indolore, ma mi sono lasciata cullare da thanatos per due anni, e mi sono detta basta! non posso affermare d’essere felice, però in ripresa sì, e già questa cosa in fondo mi rende felice
Io ci provo, anche se sarà molto difficile. Sarò pure la “peggio cosa” ma anche tu non scherzi. Giri, rigiri, rigirigiri e in sincerità non ho ben capito ancora il motivo di tutto questo andirivieni di parole e di contraddizioni.
. Perché quando dico che sarebbe auspicabile un tendere all’anarchia (come avevo risposto in uno dei commenti precedenti), non intendo certamente sostenere che l’umanità e/o la società attuale e futura si sdraino su un letto di rassegnazione.
Le tue parole, le quali contengono concetti molto profondi, le trovo – per farti arrabbiare – tendenti all’anarchia
Tu credi veramente ch’io pensi questo? Ma va la. Se così fosse immagini che starei qui a perdere tempo con queste discussioni?
Provo a rendere più chiaro che cosa intendo per “tendere all’anarchia”. Hai presente il concetto di limite in matematica? Il limite per x che tende all’infinito? L’infinito non si può raggiungere e quindi ci si può solamente tendere, avvicinandolo, ma mai raggiungerlo. E così vedo l’anarchia… un qualcosa a cui tendere, la quale sia da stimolo per gli individui per migliorarsi e progredire sempre; anarchia, per me, è un’idea “esagerata” di libertà, e tutto ciò comporta, di riflesso, un perenne “movimento”, un’antistaticità (non solo a livello di Stato e di autoritarismo ma anche nel senso di immobilità); difficile trovare in questo disillusione e negatività.
E anch’io di esempi concreti ne ho fatto: a parte il Free Software (trattato nel mio ultimo articolo, e che non sta solo a indicare Sistemi Operativi gratuiti a prova di virus, come tu ben avrai capito durante la conferenza di Richard Stallmann a Genova), c’è la wikipedia, un’enciclopedia libera che da l’opportunità a tutti di accedere a informazioni, seguendo il concetto della condivisione e della libera circolazione delle idee (se non è una grande “conquista” per l’umanità questa!!!). Per non parlare di internet (dal cuore libertario pulsante): e infatti tu stessa dimostri che per trovare delle notizie come quelle del “signorno!” bisogna usare la rete e non sperare nei media televisivi e/o giornalistici. E poi ti dirò di più: conosci quel militare genovese che durante la prima guerra in Irak (Bush padre) si è rifiutato di partecipare all’operazione militare ed è stato arrestato? non in molti ne hanno parlato, ma in rete era presente, come quelli che hai citato tu: è il “passaparola” (non il programma tv) e anche ai giorni nostri funziona come funzionava nei tempi addietro (scusa se sono un appassionato di storia, ma le mie citazioni storiche non vogliono certo creare sfiducia ma altresì il contrario. Quando tratto il “nazismo” o il “comunismo” lo faccio in modo che, tra le righe, si comprenda che l’umanità è riuscita a liberarsi di quei mostri autoritari). Le iniziative come quella di Maathai e simili (e la storia ne è pregna) vanno sicuramente pubblicizzate e per questo i blog privati vengono in nostro aiuto: anche se io non lo pubblico (cmq Matthai era presente nel mio vecchio sito), lo puoi fare tu, oppure chissà chi altro e la notizia diventa raggiungibile da tutti e da chi è interessato (infatti stiamo qui a parlarne).
Riflessione: il comportamento del “signorno”, questa sua disobbedienza civile, non rientra in quello che dicevo sull’Unico? sulla libertà e l’indipendenza dell’individuo?
Io non credo nella “pazzia”, che stiamo vivendo in un mondo avvolto dalla “pazzia”. Come non credo a chi sostiene di realizzare la felicità qui, subito, ora. Una persona può sentirsi felice grazie ad un massaggio, un’altra invece a bisogno di un sorriso, un’altra di una psicoterapia, un’altra ancora chissà di che cosa… la felicità è come l’anarchia: non sono stati a sé stanti.
io non sono anarchica, sono una gran rompiballe, e tu dovresti saperlo meglio di chiunque altro

ma io so cosa tu intendi quando parli dell’anarchia, ci siamo scornati a vicenda per mesi su questo tema
affermo solo che è più utile che se tu scrivi dell’Unico porti anche un esempio concreto tipo quello del soldato genovese, perchè altrimenti “l’uomo medio” che legge il tuo articolo lo interpreta solo come l’ennesima discussione “intellettuale” (tiè! uno a uno e palla al centro!)
se dalla teoria si vuole passare alla pratica è utile, sempre in mia opinione, accostare ai concetti gli esempi, per evitare di creare una pericolosa distanza tra in dire il fare. come nel tuo ultimo post in cui parli del free software, se oltre a parlare della sua filosofia di base e dell’utilità che una maggiore diffusione avrebbe sull’intera società tu accosti anche gli esempi dei paesi che si stanno dirigendo verso questa direzione aiuti il progetto stesso a diventare più palpabile, aiuti a sgretolare quel pensiero comune del tipo “tutto va storto e sempre andrà così”. e invece no, come tu appunto hai dimostrato c’è chi ha deciso di cambiare rotta.
è questo quello che intendo con “parole nuove”, parole che aiutino a creare speranza di un effettivo cambiamento.
t’è capì, testina?