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13 Dicembre 2006

Io: Anarca, Anarchico e Unico

Archiviato in: Anarchia, Toasa — Toasa @ 21:07
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Mood : Anarca  Music : The Residents - Life

L'Anarca non abbisogna di sorreggere su stampelle ideologiche il suo innato sentimento della libertà e dell’individualità. Al tempo stesso, egli è capace di vivere sotto qualunque regime politico, anche il più tirannico, poiché reca l’autonomia indelebilmente impressa in sé, e l’afferma in ogni sua azione.

Un giorno, di tanti anni fa, insieme a tre amici, resi pubblico un opuscolo contro la FAI (Federazione Anarchica Italiana) con su scritto: "Ricordate, stilettosa combriccola di federati, che rese più servizio un uomo solo, in un sol giorno, che voi tutti messi insieme, in tutti questi anni, dalla vostra fondazione".
Ovviamente il riferimento (a quell'uomo) era per Gaetano Bresci; e oggi, la situazione non è affatta cambiata.
Lo ripeto, anzi, lo urlo! Più forte, sempre più forte!!
Sicuramente, molti anarchici della stessa FAI, o dei centri sociali, sgomiteranno di rabbia nel vedere la definizione di Anarca del filosofo tedesco Ernst Junger… e già.. vi capisco… ma io tengo troppo al pensiero libertario (e di riflesso anarchico) che vederlo soffrire, perire, ammuffire e, al tempo stesso, decadere sino a banalizzarsi e divenire la caricatura di se stesso, proprio non mi va.
Io pretendo un "rinnovamento", una iniezione di "nuova linfa"… e le battaglie ideologiche le scaraventerei nella discarica della storia.
Perché dico questo? Lo capirete alla fine di quanto sto scrivendo. Ovvero non lo capirete affatto, dato che potrei contraddirmi domani.

"Junger è inconcepibile con i progetti collettivisti, di autogestione, di mutuo appoggio etc…"
Non sopporto più queste disquisizioni speculari e di parte. Io mi prendo il diritto di aprire le frontiere, di allargare i confini: io dichiaro la morte, in queste righe, dei preconcetti di "sinistra" e di "destra". Io, Anarca, Anarchico, Unico: Io, Libero!.
Non sopporto tutte queste correnti di "definizione": anarco-comunista, anarco-capitalista, anarco-tradizionalista, anarco-primitivista, anarco-sindacalista, anarco-individualista, anarco-insurrezionalista, anarco-esistenzialista… che senso ha etichettarsi? che senso ha differenziarsi associandosi? Per caso non avete concezione di voi stessi?
Io mi prendo il diritto di decidere, per me, quando una vostra battaglia, una vostra lotta è giusta e quando non lo è… me lo prendo perché decido Io e non un gruppo rappresentativo, una federazione, un'ideologia che si limita e non guarda aldilà del proprio naso.

Io, Unico… nessun'altro.

Proprio in quest'anno, per me disastroso all'inzio e poi rivalutato negli ultimi due mesi, ho concepito che la mia individualità è stata limitata: non ero io, mentivo. Ogni mia azione non era spontanea ma era "imposta" dagli altri. Proprio gli "altri" che si definivano "amici" ma si definivano tali sono per quieto vivere.Si seguiva una specie di "galateo del buon comportamento". Ero un numero, e non una persona.
Ora sono ritornato, resuscitato, Io, più feroce, più cinico, più egoistico di prima.
Non avrò più alcun riguardo di "buon comportamento". Dirò e farò, quello che sento più giusto di dire e di fare. Alla faccia se vengo o non vengo compreso.

Non vi lamentate! non vi arrabbiate!
Pensate un po' quello che volete… "Gli errori sono per la vita ciò che le ombre sono per la luce" (Ernst Junger).
Quindi non abbiate paura di sbagliare, di offendere, di criticare, d'essere sinceri! Non mentite a voi stessi!
Se vi piace o non vi piace qualcosa, ditelo! Non temete le reazioni degli "altri" (schiavi consapevoli di non esserlo). Voi, se siete liberi, sarete non etichettabili, non inquadrabili in qualche corrente "ideologica". Sarete una mina vagante pronta ad esplodere mentre nessuno se lo aspetta. E manderete all'aria tutti i piani prestabiliti; sarete voi, con la vostra libertà interiore, la sola e pura "azione diretta".
Affermate la vostra unica autonoma individualità in ogni azione.

Non vi potrà mai essere società libertaria, libera, eguale e anarchica se prima l'individuo non si reputi tale, ovvero, Unico, Anarca e Anarchico.

 

3 commenti »

  1. aloo…ho letto il tuo articolo e in un certo senso ti caspisco…mi porta a ricordare che ho fatto parte di un collettivo libertario che, non ci crederai, autogestiva un centro sociale occupato. proprio per la nostra natura eravamo anomali nell’universo dei csoa, ma eravamo riusciti a fare un buon lavoro localmente e anche regionalmente (marche)aiutando non poco l’avvicinamento delle varie anime libertarie di questa nostra zona un po’ “calma”. col tempo però nel nostro gruppo sono spuntate fuore delle novità (chiamiamole così), prima con la separazione di un gruppo che preferì la prassi del piccolo gruppo (le tv li chiamano insurrezionalisti e alcuni di loro sono stati anche ingabbiati)poi con un progressivo appiattimento dell’impegno del gruppo rimanente. avevamo un giornalino autoprodotto (SULATESTA, 1000 copie…sigh!) dove alla fine mi ritrovai da solo e questo solo per fare un esempio…alla fine me ne andai preferendo la mia integrità allo sfinimento mediocre dei miei compagni (con alcuni di loro sono rimasto in contatto). e come dici tu, probabilmente in loro non c’era stato quel vero cambiamento che fa di un individuo l’Unico…non so, forse ho esagerato con lo scrivere ma il tuo articolo mi ha portato ad un amarcord amaro…e rabbioso…alla prox..e grazie d’esser passato da me…
    saluti libertari

    Commento di orso — 14 Dicembre 2006 @ 14:13

    [Rispondi Al Commento]
  2. in base a quale principio la tua libertà di esternare ciò che pensi merita più valore del diritto di chi ti sta di fronte di non voler essere travolto dalla tua furia feroce-cinico-egoistica?
    ma che stupida che sono, stavo dimenticando un particolare importante…tu solo sai distinguere il bene e il male e gli altri, salvo le poche eccezioni che fanno comodo a te, gli eletti del tuo club, sono sempre e soltanto “schiavi consapevoli di non esserlo”.
    ma non è anche questa un’ideologia?
    una volta mi hai scritto che frequentandomi avevi imparato a vivere le sfumature. ho l’impressione che qualcuno qui sia tornato sui suoi passi…
    eh, ma chissà con quali bei giri di parole girerai tutto di nuovo a tuo vantaggio.
    nei prossimi giorni, servizio postale permettendo, ti arriveranno i dvd, in settimana mi è stato assolutamente impossibile spedirteli. di questo mi scuso sinceramente.

    Commento di Stefania — 16 Dicembre 2006 @ 01:48

    [Rispondi Al Commento]
  3. Prima di tutto ringrazio orso per il suo intervento che ha reso più \”pratico\” il mio articolo.
    Il principio che seguo è proprio quello di cui io volevo parlare.

    Ideologia? Beh, rileggendo i miei ultimi due articoli (su quello della massa spiego anche cosa intendo per egoismo e cinismo) e la definizione di ideologia (Sistema organico di idee basate su principi ed assiomi, che in quanto tali non sono discutibili né sottoponibili a critica o revisione. Essa può essere di carattere religioso, politico o sociologico e implica una totalizzazione di credenze, di atteggiamenti e di comportamenti per cui l’individualità perde in parte l’esercizio dell’eleuteria, aderendo a ciò che non deriva dal suo esercizio ma dall’esterno. Caratteristica di ogni ideologia è la mancanza di senso critico e la chiara convinzione di ciò che è \”bene\” e di ciò che è \”male\”. Ogni dubbio è bandito sul piano teorico ed esso riguarda solo i modi di agire e di procedere per il trionfo di essa. I singoli individui in quanto soggetti ideologicizzati e omologati possono (nell’insieme) diventare quella totalità umana a cui viene data spesso la denominazione di \”massa\”) direi che non mi devo sbattere per cercare chissà quali astrusi giri di parole per risponderti… è già detto tutto.

    Sugli altri forse è più comprensibile se scrivo \”schiavi inconsapevoli di esserlo\”. Più banale ma sicuramente più logico. E sarebbe più giusto scrivere Altri, perché non parlo di persone ma di tante alterità che ostacolano l\’individualità (Chomsky, Bookchin e Stallman sicuramente non sono schiavi consapevoli di non esserlo e purtroppo non fanno parte del mio \”club\”).

    E sulla massa rimando all\’articolo precedente senza però esimermi dal fare un esempio stupido: per i 10 anni che c\’era embargo in Irak con Saddam Hussein nessuno (a parte i specialisti e i militanti) si preoccupava della sorte degli iracheni… dal momento in cui un potere così mediatico come quello del governo Bush si è messo a parlarne (per farci la guerra) tutti ci siamo sentiti concernati e abbiamo cominciato a dire la nostra… e continua e tutti i giornali, ogni giorno, ne parlano. Siamo passati dal niente all\’eccesso.
    Ora non è che si potrebbe fare un po\’ di spazio alle altre dittature, tipo quella dell\’Arabia Saudita (ma perché non se ne parla di questa?) o tipo quella della Birmania, o tipo… eh non lo so perché i giornali non ne parlano.
    Vedi anch\’io sono vittima dei media di massa.
    Inconsapevolmente?

    Commento di Toasa — 17 Dicembre 2006 @ 02:37

    [Rispondi Al Commento]

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