E poi perché dici di amarmi? Per andare avanti? Dove? No!
Così l'altra sera in un cinema genovese dal nome anglofono è stata trasmessa questa opera prima di Yasuchi Nakahira. "Frutto Pazzo". Un film giapponese del 1956.
Regista "primitivo" come ho letto nell'opuscolo all'ingresso del cinema: film "primitivamente" cinico, ossia il miglior film sul cinismo che abbia mai visto sino ad ora. E non credo sia un caso, considerando che questo film venne girato (in soli diciassette giorni!!) dieci anni dopo le bombe atomiche statunitensi. Qualcosa nella gioventù nipponica stava cambiando: è cambiato. L'irruenza occidentale oramai si dipanava in ogni angolo e solo con un marcato cinismo si poteva sfruttarne gli effetti.
Una storia molto semplice (scritta, con i piedi, dallo scrivano Ishihara, come simpaticamente scrive Truffaut nell'articolo qui sotto riportato): due fratelli si innamorano di una ragazza. Una storia dove i rapporti interpersonali mutano, le relazioni sentimentali si fanno ciniche e passeggere… effimere come la vita di un pesce in un acquario. Le riprese fatte da Nakahira si discostano dal passato, non c'è più il minimalismo di Ozu, non c'è nemmeno tanto spazio per le riprese ad altezza di tatami e i fastosi kimoni: c'è il jazz, c'è il whiskey, il black & white senza acqua, ci sono le sigarette, ci sono i comportamenti stereotipati da seguire alla lettera, ci sono i night club che crescono come funghi (visto uno visti tutti), ma soprattutto c'è l'ambiguità, c'è l'antitesi, c'è l'avere due anime… non esitono più i valori. Questa è l'influenza occidentale? No, esiste anche il "cognac"… esiste anche un "altro occidente" di cui solo uno dei tanti amici - il più solo - ne sembra portatore.
I valori si fanno flebili e inutili. Spariti. Quello che ci sembra puro in realtà è la cosa più marcia del film. Quello che ci sembra onesto in realtà è la cosa più criminale. Quello che ci sembra burlesco è in realtà tragico. Nakahira si diverte con le sue riprese ad accerchiarci come uno squalo mentre sta studiano la sua preda: si diverte a disorientarci. Tutto ciò che si idealizza e ci sembra inacessibile ad un certo punto diventa alla nostra portata ma, quando il gioco è fatto, scopriamo che tra le mani abbiamo solo un mucchio di mosche morte.
Lo stesso Nakahira, parlando del cinema nipponico, se la prende con i film tradizionali apprezzati dalla critica solo perché hanno «come oggetto il sociale (cioè il senso comune), come storia una storia lirica (cioè melodrammatica) e come stile uno stile imponente (cioè monotono)». Generazione del dopoguerra: individualista, in lotta con i padri, cinica, senza valori, senza identità e sessualmente disinibita.
Volete comprendere cosa sia il cinismo? Quel cinismo primitivo, insito in ogni uomo su terra? Quel cinismo che tutti disprezzano ma che al momento giusto resuscitano? Questo è il film giusto!
Una nota triste: Nakahira, vittima dell'alcool, si ridurrà negli anni a venire a dirigere film sul Kung-Fu…
Articolo di Francois Truffaut su "Frutto Pazzo" di Nakahira







