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17 Agosto 2006

Impostazioni BIOS per prestazioni ottimali schede grafiche NVIDIA

Archiviato in: Hardware — Toasa @ 18:54
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Nel settore delle schede madre, non esiste uno standard per le opzioni del BIOS. Ciascun produttore di schede madri disporrà di opzioni BIOS diverse che funzionano in modo ottimale con i propri prodotti. Le seguenti impostazioni per il BIOS sono consigliate con le schede grafiche NVIDIA. Se queste opzioni non sono presenti nel BIOS della scheda madre in uso, oppure se sono scritte in modo diverso, contattare il produttore della scheda grafica per ulteriori informazioni sulle impostazioni del BIOS:

Assegnazione IRQ aVGA: Attivata
Sistema operativo PnP installato: Attivato
Pallet Snooping VGA: Disattivato
Bursting PCI: Disattivato
Timer latenza PCI: 128
Concorrenza pari: Disattivata
Ombreggiatura BIOS video: Disattivata
RAM video inseribile nella cache: Disattivata
USWC: Disattivata/UC
Scrittura nella cache pipeline: Disattivata
Conformità PCI 2.1: Attivata (necessaria solo quando si utilizzano schede grafiche PCI)
Release passiva: Attivata
Transazione ritardata: Attivata
Sequenza di avvio VGA: AGP (quando si utilizza una scheda grafica AGP)
Dimensioni apertura grafica: 128 MB (quando si utilizza una scheda grafica AGP)
Modalità lettura turbo AGP: Disattivata
Modalità scrittura turbo AGP: Disattivata

9 commenti »

  1. ehi, stai ripassando in previsione di mettere le mani domani sul mio notebook? bravo, bravo, ripassa che se fai danni ti spezzo le braccine!! ^^
    ehi, ho trovato il paese in cui dobbiamo emigrare!!
    http://www.repubblica.it/2005/d/sezioni/scienza_e_tecnologia/p2p2/navigare-anonimato/navigare-anonimato.html

    Commento di Stefania — 17 Agosto 2006 @ 19:24

    [Rispondi Al Commento]
  2. L’ora del «raggio della morte», l’ultima delle follie hi-tech
    Sistemi d’arma progettati e costruiti negli ultimi 20 anni anni da Stati uniti e Israele; e «testati» direttamente sul campo
    Manlio Dinucci
    Gli Stati uniti hanno già realizzato una nuova arma antisommossa a impulsi elettromagnetici, per disperdere la folla senza uccidere. La scheda tecnica, pubblicata dalla Raytheon Company che l’ha costruita, spiega che si tratta di «un sistema di impedimento attivo non letale» denominato «Sceriffo». Installato su un normale gippone Humvee, emette un raggio di microonde a 95 gigahertz che, penetrando sotto la pelle, provoca entro 2-3 secondi una insopportabile sensazione di calore. Ha una portaa utile di 600 metri. L’esercito Usa ha ottenuto nel 2005 31 milioni di dollari per acquistarne tre e il Comando centrale ne vuole acquistare ialtri 14. Tre prototipi sono stati inviati in Iraq, altri probabilmente in Afghanistan. Formalmente l’impiego dello «Sceriffo» serve a risparmiare vite umane. In realtà, aumentando la potenza del raggio di microonde e la durata dell’esposizione, un’arma di questo tipo può uccidere: il corpo della vittima «cuoce» così come cuoce nel forno a microonde, per disidratazione, un pezzo di carne.
    Non è solo un’ipotesi. La stessa Raytheon Company, in una nota diffusa l’8 settembre 2005, informa che «l’Ufficio di trasformazione della forza sta sviluppando un prototipo operativo per fornire alle forze che combattono in complessi ambienti urbani una combinazione di capacità letali e non letali». Il capo della Raytheon Electronic Systems, Mike Booen, spiega che il programma è «rimpiazzare gli alti esplosivi con armi a energia diretta» e che è «la tecnologia delle microonde ad alta potenza ad aprire la strada al mondo delle armi a energia diretta» (Microwave Weapons Emerge, Aviation & Space Technology, 13 giugno 2005). Analoga «versatilità» mostra il Pulsed impulsive kill laser: il Tacom (comando responsabile della «mobilità e potenza di fuoco dell’esercito americano»), nel presentarlo, 6 anni fa, ha affermato che esso può provocare «effetti anti-persona di tipo letale o inferiore a quello letale».
    Questa è solo la punta dell’iceberg di un vasto e articolato programma di ricerca e sviluppo, il cui obiettivo strategico è realizzare nuove armi letali a energia diretta (radiazioni elettromagnetiche, plasma a elevata energia, raggi laser) da sostituire a quelle cinetiche. Il programma è in corso da diversi anni, indipendentemente dall’appartenenza politica dei presidenti. Quando era alla Casa bianca il democratico William J. Clinton, vennero stanziati notevoli fondi per «valutare la letalità delle armi a energia diretta contro obiettivi stranieri» (RDT&E Budget Item Justification, febbraio 2000). E nel suo programma elettorale, nel 2004, il candidato democratico John Kerry si proponeva di sviluppare «armi a energia diretta che possono produrre effetti letali e non-letali». E’ quello che ha continuato a fare il presidente repubblicano George W. Bush nei suoi due mandati: per le armi a energia diretta - stima William Arkin, già analista del Pentagono ora al Washington Post - l’amministrazione spende mezzo miliardo di dollari l’anno. Una delle principali strutture per la ricerca e sviluppo di queste armi è la «High Energy Research and Technology Facility», situata nella base aerea di Kirtland (Nuovo Messico): essa possiede «una capacità unica per lo sviluppo di armi a microonde di grande potenza».
    Poiché non c’è test che equivalga all’uso di un’arma nelle condizioni reali di una guerra, è logico che le nuove armi a energia diretta, di cui alcuni prototipi sono stati forniti certamente a Israele che collabora attivamente al loro sviluppo, siano state usate in funzione anti-persona prima in Iraq e ora in Libano e a Gaza. A fare da cavia sono soprattutto i civili. Siamo però tutti minacciati da questa ulteriore accelerazione della corsa agli armamenti: dalle armi cinetiche si sta passando a quelle a energia diretta, cancellando la distinzione tra armi convenzionali e armi di distruzione di massa, mentre in base alla stessa folle logica si abbassa sempre più la «soglia nucleare».
    Da qui l’appello, lanciato dalle pagine del manifesto e fatto proprio da un primo gruppo di scienziate e scienziati italiani, perché l’Onu istituisca al più presto una commissione internazionale e indipendente dai governi per verificare le denunce sull’uso di armi di nuovo tipo e che, a tale scopo, si attivino subito procedure per garantire che i campioni biologici prelevati dalle vittime siano preservati in condizioni adeguate per essere esaminati scientificamente. Siamo in attesa che il governo Prodi raccolga l’appello, facendo tutto il possibile, sul piano nazionale e internazionale, perché tale obiettivo si realizzi.

    Commento di Stefania — 18 Agosto 2006 @ 23:00

    [Rispondi Al Commento]
  3. sull’articolo di repubblic:

    si, solo che sull’internet non ci sono solo giovani che scaricano musica e poveracci che consultano i siti porno normali. ci sono anche dei criminali (tipo ovviamente i pedofili).
    certo questi hanno ben altri modi di ’soddisfarsi’… ma, per prima cosa, molti resistono proprio per la paura di essere beccati con l’ip. seconda cosa: per quelli che sono troppo pazzi (o potenti) per non avere neanche paura, o che riescono a non farsi beccare non mi sembra un buona cosa rinforzare la loro psicopatia!

    in somma, al livello generale una cosa del genere mi sembra troppo pericolosa.
    questi partiti farebbero meglio a cercare di imporre cambiamenti, eccezioni alle leggi attuali (o future). e non con argomenti stupidi di quelli che si sentono sempre per difendere il peer2peer che invece rinforza l’impressione che gli utenti sono dei delinquenti che s’ignorano (’ma i cd costano troppo caro, è normale che i giovani cercano di scaricarla gratis’… questo tipo di idiozie!).
    e alla fine l’abbonamento che era stato proposto (e rifiutato, almeno dal nostro parlamento) che avrebbe riversato e condivisi i suoi guadagni alle case discografiche mi sembrava una buona idea (forse con cenni un po’ troppo ‘comunisti’ per essere accettata da certi politici!). ecco le cose per le quali mi sembra giusto militare, e non fare una generalità che sia dal campo dei proibitori sia da quello dei ‘liberatori’ non puo’ essere giusta.
    poi, riguardo la privacy: se ti vergogni di fare una cosa, perché la fai???

    Commento di yolene — 18 Agosto 2006 @ 23:45

    [Rispondi Al Commento]
  4. ’ma i cd costano troppo caro, è normale che i giovani cercano di scaricarla gratis’… questo tipo di idiozie!

    ho deciso, fondo il partito degli idioti.
    ho scaricato, scarico e scaricherò ad oltranza musica da internet.
    perchè?
    perchè i cd sono troppo cari!
    perchè quel prezzo viola la mia libertà di non seguire la massa che segue solo un unico trend musicale.
    perchè sono fiera di essere, musicalmente parlando, una puttana musicale.
    e quindi, a meno di non scendere davvero sul marciapiede, difendo questa mia scelta di non voler tirare fuori un solo soldo per un cd, e incoraggio tutti a farlo.
    le idiozie sono quelle di chi poi afferma “ma senza quei soldi i musicisti come campano?”
    semplice, facendo esattamente quello che un “vero” musicista “dovrebbe” saper fare, ovvero suonare dal vivo. perchè in digitale anche io so cantare come Mina. ma poi dal vero è tutta un’altra storia.
    potere al peer2peer!!

    Commento di Stefania — 23 Agosto 2006 @ 20:34

    [Rispondi Al Commento]
  5. è un argomento idiota perché non c’è bisogno di essere un grande sofista per potere rispondere che anche i reggiseni e le mutande costano caro (e come per la musica, quando ti compri un completo Chantal Thomass non paghi il tessuto che (non) c’è, ma la bellezza della creazione) e non per questo si possono rubare impunemente.
    è un argomento idiota perché troppo facile da invalidare.

    per quanto riguarda i concerti. Certo quando mio cognato va a suonare in un bar, gli porta i soldi… ma se vasco rossi ( o ligabue o… Claudio lolli chissà forse un giorno ce la farà!) fa un concerto a san siro, ci perde più che altro (non sono molto sicura della concordanza dei tempi di questa frase… boh!) e non me li immagino andare a suonare in piccoli bar di provincia.
    su un cd non è che gli artisti percepiscono un gran ché: c’è la promozione, i produttori, le tasse, ecc…
    sono d’accordo che costano troppo caro (e che i problemi annunciati dalle case discografiche erano anteriori al peer2peer…) ma non è un motivo per scaricare (forse è meglio privileggiare) perché questa soluzione continua soltanto a fare girare un circolo vizioso.

    per me gli argomenti che potrebbero andare sono quelli della scoperta di musica nuova (tipo vedere il nome di un artista che non conosci in una cartella che contiene musica che ti piace) e che, siccome non lo conosci, non potresti trovare nei reparti organizzati per ordine alfabetico della fnac, e quello dell’accesso a musica che non potresti comprare (tipo un gruppo giapponese o … un cd di claudio lolli in francia).

    Ma tanto, secondo me bisogna rispettare un minimo di regole col peertopeer: scarica pure la discografia intera di madonna o vasco rossi… ma scarica solo alcuni brani di Claudio lolli (no, non sono fissata!) e poi se vuoi sentire gli altri comprati il cd…

    poi siccome comunque l’argomento dell’articolo che stiamo ‘commentando’ era quello delle impostazioni bios bla bla bla… diro’ che sono assolutamente contraria ad attivare l’Assegnazione IRQ aVGA e non il pallet snooping VGA.
    è pura discriminazione!!!
    un vero anarchico attiverebbe tutto, perché ‘è l’azione l’ideaaaaaaal!’

    Commento di yolene — 25 Agosto 2006 @ 15:01

    [Rispondi Al Commento]
  6. io trovo che sia da idioti comprare un paio di mutande che costano l’equivalente di uno stipendio! primo perchè una persona intelligente aspetta al massimo i saldi, e poi gli unici uomini che non te li strapperebbero di dosso dopo appena 5″ e che noterebbero “la bellezza della creazione” sarebbero i gay…e non rientrano tra i miei compagni di giochi…

    detto ciò, proprio perchè so che dalle vendite dei cd nelle tasche dei musicisti entrano pochi spiccioli che non mi sento affatto in colpa quando ne scarico il materiale…io credo che il musicista debba vivere della propria musica, e la musica con la M maiuscola non è quella che fuoriesce dal dischetto di plastica, è quella che loro eseguono dal vivo…io pago ben volentieri per un concerto durante il quale posso testare il vero valore dell’artista, perchè in quel contesto non posso essere fregata…i locali si fanno pubblicità con i flyers e la stessa cosa dovrebbe avvenire ocn la musica, dovrebbero essere gli artisti stessi a volere che le loro opere fossero distribuite gratuitamente e non bloccate da stupide leggi di mercato!! e se poi sei un artista con le palle non muori di fame, perchè suoni dal vivo, ti crei una cerchia di appassionati e non finisci certo per strada!

    ma è tutto il sistema che è marcio, i locali sono pochi, preferiscono investire su nomi conosciuti perchè nel mentre il pubblico è instupidito dai soliti tre nomi che girano alla radio…e non saremo certo noi due a fornire la soluzione definitiva al problema, ormai le cose sono troppo complesse e intricate…nessuno ha voglia di rinunciare alla propria fetta di torta in nome della musica…

    alla fine il peer2peer non mi sembra che abbia danneggiato i grandi nomi, ho l’impressione che gli unici ad usarlo davvero siano quelli che di musica ne capiscono qualcosa perchè in passato hanno già investito in vinili…

    p.s.: Ligabue nel 2003 ha fatto una tourneè che comprendeva date nei palazzetti e in alcuni piccoli teatri.

    Commento di Stefania — 25 Agosto 2006 @ 22:17

    [Rispondi Al Commento]
  7. beh se alcuni artisti vogliono fare la vita che dici, sono assolutamente ed’accordo!
    cioè se vogliono prodursi (per essere liberi delle esigenze delle case discografiche), mettere i brani su internet e guadagnarsi la vita dal vivo (che, mantengo, non produce tanti soldi… ma in effetti, forse è più ‘umano’ come guadagno, e se certi artisti famosi non guadagnassero tanti soldi, ci sarebbero molto meno cavolate in giro per le radio) possono benissimo farlo.
    Ma uno puo’ essere un grande artista e anche un coglione (nel campo della letteratura citero’ Verlaine che scriveva belle poesie d’amore ma aveva bisogno di essere bene ubriacco e di avere ben picchiato sua moglie per stare bene) senza che tolga nulla alla creazione. cosi, si puo’ anche essere un musicista molto bravo e volere guadagnarsi tanti soldi. E cosi anche loro sono liberi di fare quello che vogliono. Sarebbero anche liberi di vendere i loro cd 2000 euro l’uno, perché tu saresti libera di comprarlo o meno, e alla fine il problema è loro, non tuo. se il gelataio vicino a casa tua vuole vendere la copetta di gelato 5 euro, sei libera di cambiare gelateria, se veramente sono i gelati migliori di tutto il paese, puoi andare a comprartene uno una volta al mese, cosi.
    Alla fine il peer2peer è un po’ il riflesso della società di consumo che non riesce più a controllare i propri effetti: hanno creato il bisogno, lo senti, ma non sei disposto a pagarlo. Perché nonostante tutto, non è necessario ascoltare un tale cd molto bello. bisogna imparare a privileggiare. ma la società di consumo ci fa sentire un bisogno e se non puoi soddisfarlo, invece di riflettere sul bisogno rifletti sul modo di soddisfarlo gratis.
    la musica non si consuma (come dice ‘l’eccezione culturale’) il che non significa che non la devi pagare.
    anche i libri costano caro, non per questo vai a rubarli nelle librerie (certo, puoi scaricare i classici in rete, pero’ leggere sullo schermo ti uccide gli occhi e alla fine costa più caro pagarti un nuovo paio di occhiali).
    tra l’altro, se tu pensi che la musica sia soprattutto il vivo, perché scarichi cd?

    ps: i reggiseno o quasiasi ornamento (vestiti, gioielli, scarpe… quello che vuoi) non si comprano con lo scopo di farli apprezzare dagli altri, ma perché piaciono a te. e poi se a uno che puo’ permetterselo, piace spendere tanti soldi per quelle cose, non vedo cosa ci sia di indecente: c’è chi colleziona i francobolli, chi si compra la macchina sportiva quando invece il limite della velocità è ancora sotto di quella che puo’ raggiungere una twingo… fin quando lo fanno con i propri soldi, non mi pone problemi.

    Commento di yolene — 26 Agosto 2006 @ 14:53

    [Rispondi Al Commento]
  8. ricordo che quando avevo sui 17 anni e parliamo quindi di 12 anni fa avevo letto un articolo che ipotizzava una rivoluzione nei negozi di dischi, ovvero non si sarebbe comprato il cd già confezionato ma solo il dischetto sul quale si sarebbero fatte incidere le tracce audio che si desiderava, l’intero album o addirittura di autori diversi. in questo modo il prezzo si sarebbe abbattuto della metà circa, perchè si poteva poi scegliere se avere o meno la copertina, custodia rigida etc…
    perchè questo non è avvenuto? ci sono sporadici negozi in cui esiste questo servizio, ma è cmq limitato ai singoli già in rotazione alla radio, secondo me se si fosse investito in questa direzione il peer2peer avrebbe avuto meno diffusione in campo musicale.

    “tra l’altro, se tu pensi che la musica sia soprattutto il vivo, perché scarichi cd?”

    li scarico perchè se dovessi seguire dal vivo tutte le correnti musicali che mi interessano dovrei fare la vita della vagabonda! :)

    sono in disaccordo con te quando affermi che sono i musicisti che decidono il prezzo del cd, ormai il prezzo è standard e oscilla di pochi euro tra un minimo e un massimo…e se devo essere sincera se qualcuno sceglie in partenza di fare musica per diventare ricco non può essere definito un vero musicista perchè la passione musicale *dovrebbe* essere anteposta al guadagno…poi se per guadagnare qualcosa in più ci si sa venedere bene apparendo sulle riviste più in vendita, nei programmi più seguiti ben venga, questo permette di far girare ulteriormente la propria arte…ma tale questa non può essere definita se la motivazione iniziale è il guadagno, si diventa venditori di canzonette, non musicisti come intendo io.

    per quanto riguarda il discorso abbigliamento la mia era una provocazione :)
    ognuno dei suoi soldi fa ciò che vuole eli spende come meglio crede, ma quando le cifre si alzano in un certo modo ho sempre un fortissimo sospetto che si paghi il nome e non la creazione, e allora in quel casi chi apre il portafogli è, mia personale idea, un vero idiota.

    Commento di Stefania — 26 Agosto 2006 @ 17:15

    [Rispondi Al Commento]
  9. ma infatti sono d’accordo per lo scarico a pagamento, per chi non ha il vizio dell’autenticità (copertina e cd con le scritte sopra a dimostrare che è quello vero, scatola ecc…), un po’ come quei siti alla virgin.fr che ti propongono di scaricare brani per un prezzo minimo, o come dici tu un negozio che venda e masterizza per chi non ha il pc. Il problema è che, si sa, i siti del genre ti vendono solo i brani più famosi (lo so per avere voluto comprare sul virgin francese alcuni brani di jean leloup, cantante famosissimo nel quebec e molto meno in francia, invano (cioè quasi: un album solo per vent’anni di lavoro… mi sembra un po’ poco) e sono divisi in modo nazionale quando invece i peer2peer sono internazionali.

    per il vivo… la mia era una battuta il cui implicito hai perfettamente explicitato tu.

    lo so che i musicisti non si autoproducono (o solo di rado o solo quando hanno rotto il loro contratto con la casa produttrice e hanno abbastanza soldi per fare da loro…o quando sono eredi fortunati). pero parlavo nell’assoluto. in teoria, uno che si autoproduce puo’ anche benissimo vendere il proprio cd a 2000 euro l’uno. ma sono le case produttrice che scelgono il prezzo, e quello prezzo standard cui parli è regolato non da una legge ma dal loro ‘buon senso’ (anche se stiamo dimostrando che non sia tanto buono dato che le vendite calano) basato sulle leggi di un mercato liberale.
    quando alla passione musicale, sono d’accordo che sia anteposta a quella del guadagno, ma non per questo le è antagonista. Per esempio, Gainsbourg, riconosciuto un genio dalla professione e anche da me, ha ammesso (tanti anni dopo) di avere scritto canzoni perché aveva bisogno di soldi, alcune delle quali non sono tanto male. e si sa che se Balzac non fosse stato cosi pieno di debiti, avrebbe scritto molto di meno e chissà se la comédie humaine sarebbe nata.

    sono assolutamente d’accordo con te sull’abbigliamento di marca solo per la marca. E credo che il peggio sia quelli che comprono vestiti di marca per i loro bambini (a volte anche i bimbi piccoli piccoli) che non li tengono neanche un anno perché… beh i bambini crescono (nonostante alcuni -come io da bambina- non crescono più di tanto!).

    Commento di yolene — 8 Settembre 2006 @ 14:49

    [Rispondi Al Commento]

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