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25 Aprile 2006

Sfoghi: 25 aprile, Resistenza, Iran e donne al potere

Archiviato in: Politica — Toasa @ 13:29
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Il 20 Aprile Massimo Fini rilascia un'intervista, non faccio commenti, riporto solamente le sue parole…

Il problema relativo al 25 aprile non è solo nell’appropriazione politica da parte della… …sinistra, ma nell’equivoco storico di fondo.
La Resistenza è stato lo strumento con il quale noi italiani abbiamo fatto finta di aver vinto una guerra che, invece, avevamo perso. In questo modo non abbiamo mai fatto i conti con noi stessi, con gravi conseguenze pratiche, oltre che culturali, basti pensare a tutta la vicenda delle Brigate rosse, tanto per fare un esempio. La Resistenza è stata il riscatto morale solo per quelle poche decine di migliaia di uomini e donne che vi hanno preso parte; ma ebbe un’importanza assolutamente minima all’interno di quell’evento tragico e grandioso che fu la Seconda guerra mondiale. Ovviamente, l’Italia l’hanno liberata gli alleati, non certo i partigiani; e ricevere la libertà dagli altri non è come conquistarsela.
Noi abbiamo pagato e continuiamo a pagare una sorta di “tassa” agli americani. Economicamente, politicamente, militarmente e alla fine anche culturalmente. Direi anzi che, mentre il pedaggio politico-militare c’è stato da sempre, quello culturale è venuto aumentando gradualmente. Negli anni Cinquanta noi avevamo ancora una capacità di “resistenza” antropologico-culturale nei confronti di certe cose kitsch che arrivavano dagli Stati Uniti (dicevamo: “È un’americanata”) e consideravamo gli americani in modo bonario, ma non acritico. Poi questi argini hanno ceduto. E sai quando questo è successo, soprattutto? Negli anni Settanta, ossia in quelli della massima contestazione marxista-leninista e del “Nixon boia”.

La contestazione era una faccenda di superficie, perché gli stessi giovani usavano gli strumenti della modernità che venivano dagli Usa. Davanti ai ritrovi dei contestatori erano parcheggiate le loro Harley-Davidson.
Avevano abbracciato l’ideologia marxista-leninista, ma erano profondamente “americanisti”. In Italia è mancato un dibattito serio e importante nel quale ci si chiedesse come modernizzarsi senza americanizzarsi. Se ne discusse solo prima del fascismo, e poi durante il Ventennio: l’America veniva vista come una democrazia - quindi un potenziale avversario del regime - ma d’altra parte anche come un Paese nuovo, quello del cinema che veniva ammirato ma nello stesso tempo avvertito come possibile strumento di propaganda. Erano insomma discorsi “alti”, c’è anche un bel saggio dello stesso Mussolini su questi temi. Poi non se n’è più parlato: negli anni Settanta c’era un gran gracidare contro l’America, senza chiedersi cosa fosse nel suo complesso, nel bene e nel male. Infatti si contestò il miglior presidente americano che si è avuto nel Dopoguerra, Richard Nixon.
Dal punto di vista della vita quotidiana, oggi, in tutta Europa, c'è ormai poca differenza tra la nostra way of life e quella statunitense. Cresce invece una contestazione politica, oggi molto più motivata e motivabile di allora. L’America non aveva l’aspetto estremamente aggressivo che mostra in questi anni; non c’era la guerra preventiva. Io sono esterrefatto dalla vicenda iraniana, estremamente preoccupante.
Teheran dice che vuole fare il nucleare civile, accetta le ispezioni dell’agenzia internazionale ma viene comunque sospettata di preparare la bomba atomica di nascosto, non si sa dove. Ma possono davvero bastare questi sospetti non provati per organizzare - come hanno rivelato giornali statunitensi e inglesi - piani di attacco anche nucleare nei confronti dell’Iran? La cosa fa accapponare la pelle. Sulla base di sospetti così inconsistenti si può anche bombardare il Polo Nord.
Dal punto di vista logico, sembrerebbe una cosa quasi impossibile. C’è il disastro iracheno ancora in corso, che oltre alle migliaia di morti ha regalato un’area enorme a quel terrorismo internazionale che dovremmo combattere. Poi, con l’esercito Usa impegnato da quelle parti, mancano proprio i mezzi per attaccare l’Iran, a meno che non si voglia davvero usare la bomba atomica. D’altra parte l’Iran non è l’Iraq, è un grande Paese, compatto. Un’iniziativa di questo genere inoltre sconvolgerebbe tutto il Medio Oriente, farebbe saltare Mubarak in Egitto e tutti i dirigenti dei cosiddetti “Paesi arabi amici”. Sarebbe una catastrofe. Eppure vedo i vari Rumsfeld, Bush e Condoleezza Rice che continuano a premere sull’acceleratore. Non si capisce nemmeno su che basi abbiano deferito l’Iran davanti al Consiglio di sicurezza Onu - cioè davanti a loro stessi: Teheran ha accettato le ispezioni dell’Aiea, qual è dunque la colpa?
C’è chi dice che il rilancio Usa e certe dichiarazioni di Ahmadinejad facciano parte di una guerra psicologica. Ma “tanto tuonò che piovve”: è una tattica molto pericolosa. Diverso sarebbe dovuto essere l’approccio a un Paese come l’Iran che è una teocrazia, cioè non una democrazia ma nemmeno una dittatura e ha una classe dirigente eletta e seguita dalla stragrande maggioranza del Paese. È una potenza regionale con tutto il diritto di essere considerata tale. Aggiungiamo anche come si ragioni meglio con Stati strutturati e forti che con schegge impazzite. D’altra parte, il problema mediorientale sarebbe stato in buona parte risolto se non avessimo impedito a Khomeini di vincere la guerra con Saddam. Tutta la regione avrebbe trovato un suo equilibrio.
Da tenere conto che ci sono interessi economici e geopolitici tra Mosca e Teheran, e non solo, ci sono anche con noi! Non facciamo l’errore della guerra jugoslava: noi siamo tra i maggiori partner economici dell’Iran… Abbiamo una visione spesso grottesca di cosa sia quel Paese: pensiamo a una nazione di pazzi e analfabeti, invece da quelle parti anche il ceto medio-piccolo ha letto, non dico Dante e Petrarca, di certo Calvino e Moravia. Non abbiamo di fronte il Burkina Faso.. Loro si sentono profondamente persiani al punto che allo stesso scià Reza Pahlavi, che pure venne cacciato a pedate da Khomeini perché era la longa manus degli Stati Uniti e voleva occidentalizzare un Paese che non può essere occidentalizzato, veniva riconosciuta una certa dignità in quanto persiano. Mi pare che vi sia molta ignoranza nella classe dirigente Usa e mi ha anche colpito l’intervista di Umberto Ranieri, responsabile esteri Ds, che diceva sì alle sanzioni. Allora era meglio tenerci Berlusconi.
Nella sciagurata guerra alla Serbia, Washington aveva perlomeno un obiettivo, calcolo preciso (poi rivelatosi sbagliato, tanto per cambiare): cioè quello di creare un cuneo di “Islam laico” nei Balcani in funzione del loro grande alleato turco. Noi siamo stati invece chiamati a combattere quella guerra non solo senza alcun interesse, ma contro i nostri interessi. Nel caso dell’Iran tale discorso è dieci volte più vero. E mi fa impressione l’atteggiamento della Germania.
Mentre sotto la direzione Schroeder-Fischer i tedeschi mi sembravano aver compreso molto bene la questione, questa Merkel mi pare assai meno intuitiva. È la storia delle donne al potere…
Smettiamola un po’ coll’esaltarle… Dalla Albright alla Rice, fino alla Merkel… Quasi tutte le donne che hanno avuto un ruolo politico attivo, invece di sviluppare la loro componente femminile si sono appiattite su quella maschile.

Sulla Thatcher occorre un discorso a parte, fece vera politica, seppur forse al maschile. Gli inglesi hanno sempre una storia a sé, vantano anche una grande regina.
La Russia, quindi, è un contropotere al quale l’Europa dovrebbe agganciarsi. Chi non si piega all’egemonia americana diventa uno Stato canaglia, o qualcosa di molto simile. Questo è inaccettabile in generale, men che meno per un grande Paese come la Russia, che pure ha molti scheletri non nell’armadio, ma ben visibili, in primis quello ceceno. Ma in un discorso di equilibri e di rapporti di forza non si può certo pensare di emarginare Mosca.
Ritornando al 25 aprile, all’interno della Resistenza si assisteva a una prevalenza comunista, che è stata però anche molto gonfiata ed enfatizzata. Esisteva una ampia fetta per nulla legata al Pci. Può considerarsi emblematico che a fermare la colonna tedesca a Dongo, catturando così Mussolini in fuga, sia stato il conte Pier Luigi Bellini delle Stelle, alias il “partigiano Pedro”, che tutto era fuorché di sinistra. Era innanzi tutto una persona perbene, che non sfruttò per nulla la sua gloria resistenziale (a Dongo erano in sette contro trecento tedeschi armati, seppur in ritirata): da ingegnere fece una normalissima carriera all’Eni. Vale la pena ricordare l’episodio: Pedro catturò Mussolini e i suoi gerarchi trattandoli con la pietas che sempre si deve ai vinti; arrivò successivamente da Milano il “colonnello Valerio”, ossia il comunista ragionier Walter Audisio, fucilò sommariamente anche chi non aveva particolari responsabilità, come Claretta Petacci, e si giunse così a piazzale Loreto. Inutile ricordare che, a differenza di Pedro, Audisio divenne parlamentare del Pci. Non dico che il modo di far la Resistenza dei comunisti fosse tutto alla maniera di Audisio, cioè volto a costruirsi una successiva carriera; ma certamente molte brigate partigiane erano al servizio dell’Urss, che peraltro in quel momento era alleata degli Usa.
I comunisti sono sempre stati estremamente abili nell’impadronirsi del 25 aprile, facendo apparire il loro contributo alla Resistenza molto maggiore di quello - peraltro grande - che in effetti fu.
E' impossibile oggi un 25 aprile diverso, una festa di tutti. A meno che non vi sia una revisione politico-culturale di tutta la vicenda, della quale non mi pare che la classe politica abbia alcuna intenzione. Se pensiamo che gli stessi libri di Renzo De Felice hanno creato polemiche infernali… Servono ancora molti, molti anni perché noi si riconosca quella che è stata la nostra partecipazione alla guerra mondiale e la liberazione, storia ignominiosa dall’inizio alla fine. È impossibile fare del 25 aprile una festa di tutti perché c’è stata una guerra civile, il cui principale responsabile è stato oggettivamente il fascismo. L’operato di Mussolini può anche essere rivisto e riconsiderato; ma la sua grande responsabilità rimane quella di aver posto le premesse per la guerra civile, cedendo a Hitler, cosa peraltro che non voleva fare. Quando era prigioniero a Campo Imperatore, vedendo gli aerei avvicinarsi, disse al tenente che lo teneva in custodia: “Sono inglesi, naturalmente”. “No eccellenza sono tedeschi”. “Oh madonna!”. Non desiderava essere liberato dai tedeschi, poi però ha acconsentito a Salò. Oggi non possiamo celebrare insieme una vicenda che è stata fratricida, che ha visto contrapposte le parti migliori del Paese.
La maggioranza di coloro che combatterono credeva davvero in certi valori, benché molto diversi tra di loro. La massa opportunista e mediocre aspettava di vedere chi avrebbe vinto, poi si scatenò a piazzale Loreto essendo stata fascista fino a poco tempo prima.
Questa è l’Italia in cui nulla cambia, un Paese di opportunisti. C’è strumentalizzazione politica, ma io la vedo di più come una questione culturale, nella quale noi siamo appunto prigionieri.
Certo, avanzando nuove generazioni si può pensare che le cose cambino. Già gli attuali quarantenni su queste vicende ragionano in modo totalmente diverso, sono questioni così lontane nel tempo che per loro non hanno alcuna importanza. Se vuoi, è la forza degli Zapatero, di chi vive i problemi del suo tempo, non strumentalizza quelli di sessant’anni fa. Ricordo un congresso di An a Verona, poco dopo la svolta di Fiuggi. Gianfranco Fini aveva pronunciato un discorso interessante, disse di non voler più parlare di anticomunismo, che ormai era questione superata. Il sottinteso era: allo stesso modo, consegniamo alla Storia anche l’antifascismo. Aveva appena finito di parlare e piombò sul palco Berlusconi sventolando il testo Mondadori Il libro nero del comunismo. Il tentativo di Fini così abortì, oggi noi siamo divisi grottescamente tra anticomunisti e comunisti, non esistendo più i secondi, a parte la marginale compagine bertinottiana. Paradossale. Non ci sono reali ragioni per una contrapposizione così violenta nel Paese: come minimo siamo tutti nella stessa barca.
Ci stiamo picchiando senza motivo sulla barca che affonda.

[Massimo Fini]

5 commenti »

  1. “Mai al governo con la porcilaia fascista”
    (Umberto Bossi, Lega Nord, 1° febbraio 1994)

    “Noi della Lega siamo la continuazione dei partigiani che hanno combattuto per la libertà: la Lega non farà mai un accordo politico con i fascisti, o come cavolo si chiamano adesso”
    (Umberto Bossi, Lega Nord, 6 febbraio 1994).

    “Fini è un fascista, un segretario malriuscito, l’uomo del trapassato remoto. Non mi occupo di una nullità come Fini, anzi voglio uno scontro baionetta contro baionetta. An è un porcile puzzolente. Chi vota Fini vota il manganello, un manganello inesistente, roba da vergognarsi, come il voto ai neonazisti in Germania” (Umberto Bossi, Lega Nord, 28 febbraio 1994).

    “Sappiamo bene da dove viene Fini. Se agli italiani i fascisti piacciono, se li tengano: a me stanno sui coglioni”
    (Umberto Bossi, Lega Nord, 12 giugno 1994).

    “Leghisti, prendete nota dei nomi dei vostri vicini che votano per Alleanza Nazionale, perché al momento giusto la Lega andrà casa per casa a prenderli: li abbiamo già cacciati i fascisti dal Nord, è guerra con i nemici. Su questo non scherzo. Li teniamo sotto il tiro del nostro Winchester”
    (Umberto Bossi, festa della Lega Nord ad Albano Sant’Alessandro, 4 agosto 1995).

    “Domani, 25 aprile, bandiere a mezz’asta. Da festa della Liberazione, la giornata di domani rischia di diventare la tragica festa dell’occupazione da parte di un regime”
    (Roberto Calderoli, Lega Nord, 24 aprile 2005).

    Commento di Stefania — 25 Aprile 2006 @ 14:13

    [Rispondi Al Commento]
  2. ho appena letto il tuo post, non ho al momento il tempo per poter commentare alcuni passaggi che mi hanno particolarmente colpita, rimedierò appena possibile…
    un solo appunto: io odio e amo allo stesso tempo quest’uomo (massimo fini), ecco….

    Commento di Stefania — 25 Aprile 2006 @ 14:44

    [Rispondi Al Commento]
  3. Stefania on 25 Aprile 2006 at 14:44 said:

    ho appena letto il tuo post, non ho al momento il tempo per poter commentare alcuni passaggi che mi hanno particolarmente colpita, rimedierò appena possibile…
    un solo appunto: io odio e amo allo stesso tempo quest’uomo (massimo fini), ecco….

    O.K. Aspetto con ansia :)

    Commento di Toasa — 25 Aprile 2006 @ 21:25

    [Rispondi Al Commento]
  4. premetto che all’inizio avevo capito che l’intervistato fosse Gianfranco Fini ma giunta al punto in cui parla dell’assurdità della guerra preventiva mi sono accorta che i conti proprio non mi tornavano!! ^^”
    i punti che mi trovano particolarmente d’acordo con Fini sono:
    * la “tassa” culturale che paghiamo agli USA, siamo pronti al grande salto, lo dimostra l’alta percentuale di bambini obesi
    * la vergognosa “guerra preventiva” alla quale rischiamo di abituarci(Moretti docet) senza opporre alcuna opposizione
    * mi è piaciuto il passaggio sull’orgoglio persiano degli Iraniani, sarà che ho avuto occasione di parlare di questo con i proprietari dell’hammam in cui ho lavorato, il fratello maggiore mi è stato detto che sia venuto in Italia proprio perchè oppositore politico…cmq si tratta di persone a cui la cultura, soprattutto letteraria, proprio non manca, vanno fieri dei loro poeti e quando hanno occasione condividono con chi ha il piacere di ascoltarli esempi della loro cultura
    * standing ovation sulla questione femminile!! si parla sempre della natura femminile che le signore dovrebbero apportare al potere e che come giustamente Fini sottolinea si appiattisce assumendo il peggio della cultura politica maschile…mi tornano agli occhi le donne felici di indossare la divisa…disgustorama, affermerebbe il buon Luttazzi…
    cmq per quanto riguarda la Thacher io resto dell’idea che fosse un travestito, non si spiega altrimenti un così pessimo gusto nel truccarsi e nell’acconciare i capelli!! :)
    * e fa quasi tenerezza l’immagine finale di Berlusconi che rovina i piani a Fini brandendo il libro nero del comunismo…ennesiam dimostrazione della perdita di smalto che Gianfranco ha paurosamente dimostrato da quando si è alleato al nano…

    “Questa è l’Italia in cui nulla cambia, un Paese di opportunisti.”
    termino citando questa affermazione, l’esito delle ultime votazioni non mi preoccupa tanto sul piano politico quanto su quello culturale…i “furbetti” hanno preso troppo spazio in questo paese, manca la Cultura alla quale si è preferita una televisione senza contenuti, ultimo avamposto che insegni all’uomo a non guardare solo al proprio personale interesse…l’esempio francese è illuminante, un paese in cui le parole degli uomini di cultura sono prese in grande considerazione, in cui c’è chi scende in piazza e blocca un intero paese perchè crede che non si può trattare la dignità umana come merce di scambio, da noi gli appelli degli artisti cadono nel vuoto…il cancro di questo paese non è la politica, ma l’azzittimento brutale della cultura…

    Commento di Stefania — 26 Aprile 2006 @ 13:10

    [Rispondi Al Commento]
  5. Il degrado della cultura non c’entra molto.
    Perché tu citi la tv… ok, ma dove mettiamo internet (una delle invenzioni più geniali dell’uomo nata con principi libertari e oggi solo la paradoia di se stessa? tale che converebbe, per il progresso dell’umanità, distruggerla?), la radio, i libri, le religioni, le filosofie occidentali e anche quelle orientali?.
    E’ una distruzione dell’individuo parer mio.
    Una distruzione che ha le radici nell’invidia, nell’ambizione, nella competizione e nello sviluppo (personale e collettivo).
    Basta osservare la tiritera dei tre militari morti in Iraq.
    Cavolo sono militari, vanno in una guerra… ovvio che il rischio primario è la loro morte… non lo sapevano prima i loro parenti o i politici?
    Finche prendono un buon stipendio i genitori ne sono fieri.. e poi piangono chiamandoli eroi.

    In Francia le parole degli uomini di cultura sono prese in considerazione?
    Non credo… tutto il mondo è paese. E se Berlusconi è stato mandato via a calci un culo è perché c’era un Berlusconi Francese preferibile ad uno italiano… e le proteste di piazza, oggi, lasciano il tempo che trovano… intanto tra un po’ ci saranno i mondiali di quella disciplina sportiva che si chiama “calcio” (oh che soddisfazione prendere tutti a calci nel sedere) e la caviglia di Totti, il cazzo di Gattuso, la gonorrea di Buffon porteranno via ogni lamentela. Una bella formattazione mentale (non a caso si è scelto uno “grido” calcistico per il primo partito italiano). E buona notte ai preti.

    Commento di Toasa — 28 Aprile 2006 @ 13:32

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