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30 Marzo 2006

Michel Audiard

Archiviato in: Cinema — Toasa @ 00:31
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"La justice c'est comme la Sainte vierge, si on ne la voit pas de temps en temps, le doute s'installe."
*La giustizia è come la Madonna, se non la si vede ogni tanto, il dubbio s'installa.*

"Il vaut mieux s'en aller la tête basse que les pieds devant"
*Meglio andare con la testa bassa che con i piedi in avanti.*

"Je parle pas aux cons, ça les instruit."
*Non parlo agli stronzi perché li istruisce*.

"La démocratie c'est le pire des régimes, à l'exception de tous les autres".
*La democrazia è il peggiore dei regimi ad eccezione di tutti gli altri!*

[Michel Audiard (1920-1985 - Regista, sceneggiatore francese)]

28 Marzo 2006

Ingannevole è J.T.Leroy più di ogni Asia

Archiviato in: Cinema — Toasa @ 01:40
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Finalmente sono riuscito a leggere il romanzo di J.T.Leroy intitolato Ingannevole il cuore più di ogni cosa osannatto dalla critica, dai giovani e da artisti come Tom Waits e Shirley Manson. L'ho letto, sì, e in sincerità non ho compreso perché tanto "osannare" per un libercolo stupido, infantile e pregno di accozzaglie sessuali e/o perverse.
Un libro palesemente "reazionario" (se mi passate il termine) dato che il fulcro del libro (a parte l'inganno: ovvero l'unica certezza) è proprio "scandalizzare con il sesso". Non se ne può più!. Non se ne può più di questo noioso movimento "culturale" da "letteratura da passeggio", che nemmeno il più sciagurato scrivano sulla faccia della terra sarebbe in grado di scrivere, capitanati proprio dall'opera di Leroy e altri libri tipo "Baise Moi" e "99 fr (Lire 26900)".. No!. Non vedo nulla di innovativo: anzi… solo un qualcosa di ingannevole!

18 Marzo 2006

Nel 1890-1893 gli italiani erano gli arabi di oggi

Archiviato in: Anarchia, Toasa — Toasa @ 01:55
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Link di Riferimento:
http://bellaciao.org/it/article.php3?id_article=1407
http://www.bellaciao.org/it/article.php3?id_article=9701

"Nella stessa stanza trovai scimmie, bambini, uomini e donne, con organetti e stampi di gesso, tutti ammucchiati insieme […]; un caos di suoni e una combinazione di odori derivanti da aglio, scimmie e dalle persone più sporche.
Erano, senza eccezione, la popolazione più sozza che avessi incontrato."

(Charles Loring Brace, The Dangerous Classes of New York, Usa, 1872, scrivendo del quartiere italiano)

Linciaggio a New Orleans - 14 marzo 1891

A New Orleans nel 1890 era stato assassinato il capo della polizia che, prima di morire, aveva accusato degli immigrati italiani che furono così rinviati a giudizio. Assolti alla fine del processo i pescatori siciliani ingiustamente accusati festeggiarono l’evento e issarano la bandiera siciliana più in alto di quella americana. Questo fatto venne preso a pretesto da eminenti cittadini di New Orleans che, guidati dall’avvocato Parkerson, il 14 marzo 1891 si diressero armati di fucili verso la prigione e, dopo averne sfondato la porta, impiccarono due detenuti e uccisero a colpi di fucile altri nove italiani inermi. A un giornalista che faceva notale la bassezza e la viltà di una tale azione Parkersono rispose che per lui e gli altri concittadini gli emigrati italiani erano da considerare solamente dei rettili.

Xenofobia in Francia: I vespri marsigliesi.

Alla fine dell’ottocento città importanti come Marsiglia e Nizza erano inclini alla xenofobia nei confronti degli immigrati italiani. I lavoratori italiani lavoravano a basso prezzo e quindi erano decisamente osteggiati dai manovali francesi, dagli sterratori, dai minatori e dagli scaricatori di porto. Il 17 giugno 1881 le prime truppe francesi rientrano dalla spedizione in Tunisia dove hanno imposto il protettorato del Bey. Un fischio sentito partire forse dal Club Nazionale italiano, dove non è esposto il tricolore francese come in tutti gli altri edifici, viene preso a pretesto per scatenare la caccia agli italiani che sono quasi sessantamila, uno ogni sei abitanti. Hanno così inizio i vespri marsigliesi e gli incidenti dureranno fino al 20 giugno e avranno fine solamente con l’intervento dell’esercito francese. Gli storici affermano che senza l’intervento dell’esercito ci sarebbe stato un massacro simile a quello della notte di San Bartolomeo del ’500 con gli emigrati italiani al posto degli ugonotti.

Il dramma di Aigues Mortes

Nell’agosto del 1893 avvengono gli incidenti più gravi e sanguinosi della storia dell’emigrazione italiana in Francia e precisamente nella zona paludosa delle saline di Aigues Mortes. I giornalieri francesi soffrono per la concorrenza degli italiani e il 16 agosto iniziano gli scontri. Il procuratore generale di Nimes scriverà nel suo rapporto che ad ogni istante degli italiani indifesi cadevano al suolo sotto i colpi dei lavoratori francesi forsennati che poi li lasciavano a terra privi di cure. Per evitare i colpi gli italiani si sdraiavano a terra gli uni sopra gli altri mentre i gendarmi tentavano invano di proteggerli e le pietre volavano da ogni parte col sangue che sgorgava dovunque. I morti ufficiali furono otto e parecchie decine i feriti gravi, ma nessuno contò le vittime nelle paludi dove si scatenò una vera e propria caccia all’uomo fino all’intervento della cavalleria. I morti di Aigues Mortes resero deciamente rovente il nazionalismo sui due versanti delle Alpi.

L’uccisione del presidente Sadi Carnot.

Il 24 giugno 1894 l’anarchico italiano Sante Caserio uccide a Lione il presidente francese Sadi Carnot scatenando subito la caccia all’italiano. A Lione e a Grenoble vengono saccheggiati i negozidi proprietà o gestiti dagli italiani e così molti di loro decidono di rimpatriare. Due anni dopo a Nizza, durante un processo ad un italiano accusato di aver ucciso un francese, il pubblico ministero cita come esempio nella sua requisitoria il delitto dell’anarchico Caserio che nel frattempo era stato ghigliottinato sostenendo fra l’altro che spesso gli italiani colpiscono vilmente alle spalle, che conoscono bene l’anatomia del corpo umano, sanno molto bene dove portare i colpi mortali e, quando non colpiscono al cuore, mirano al collo.

11 Marzo 2006

In difesa dell’arte cinematografica

Archiviato in: Cinema — Toasa @ 00:56
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In Italia si doppiano i film perché ci sono i più grandi doppiatori del mondo e quindi bisogna usarli…
e se l'Italia avesse i più grandi bombardieri del mondo? Sarebbe un peccato non usarli?

5 Marzo 2006

LINUXPEDIA

Archiviato in: Aggiornamenti Sito, Toasa — Toasa @ 15:05
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Piccola informazione di servizio:

È - finalmente - attivo il Wiki di Toasa su Linux. Denominato, pomposamente (come è nello stile direista di Toasa), Linuxpedia. Al momento si è semplicemente stilato i contenuti che veranno trattati.

LINUXPEDIA è consultabile, per chi disinteressatamente interessato, a questo LINK

4 Marzo 2006

Agli artisti contemporanei, ai poeti, ai musicisti… ovvero… a tutti i presunti tali.

Archiviato in: Anarchia, Poesia, Scintilla — Toasa @ 15:08
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La poesia moderna non canta più… striscia.
Però ha il privilegio della distinzione… non frequenta le parole malfamate, anzi le ignora.
Si prendono le parole con le pinze: a "mestruale" si preferisce "periodico", e si ripetono dei termini medici che non dovrebbero uscire dai laboratori o dai trattati di medicina.
Lo snobismo scolastico che consiste nel non usare in poesia che certe parole ben definite, nel privarla di certe altre, che siano tecniche, mediche, popolari o dialettali, mi fa pensare al prestigio dei baciamano e delle vaschette lava dita.
Non sono le vaschette lava dita a rendere le mani pulite né il baciamano crea la tenerezza.
Non è la parola che fa la poesia, è la poesia che illustra la parola.
Gli scrivani che fanno ricorso alle dita per sapere se tornano i conti dei piedi, non sono dei poeti: sono dei dattilografi.
Oggigiorno il poeta deve appartenere ad una casta, a un partito o al bel mondo.
Il poeta che non si sottomette è un uomo mutilato.
La poesia è un clamore e deve essere ascoltata come la musica.La poesia destinata ad essere soltanto letta e rinchiusa in veste tipografica non è ultimata. Il sesso le viene dato dalla corda vocale così come al violino viene dato dall'archetto.
Il riunirsi in mandrie è un segno dei tempi. Del nostro tempo.
Gli uomini che pensano in circolo hanno le idee curve.
Le società letterarie sono ancora la Società.
Il pensiero messo in comune è un pensiero comune.
Mozart è morto solo, accompagnato alla fossa comune da un cane e da dei fantasmi.
Renoir aveva le dita rovinate dai reumatismi.
Ravel aveva un tumore che gli risucchiò di colpo tutta la musica.
Beethoven era sordo.
Si dovette fare la questua per seppellire Bela Bartok.
Rutebeuf aveva fame.
Villon rubava per mangiare.
Tutti se ne fregano.
L'Arte non è un ufficio di antropometria. La Luce si accende solo sulle tombe.
Noi viviamo in un'epoca epica ma non abbiamo più niente di epico.
Si vende la musica come il sapone da barba. La stessa disperazione si vende, non resta che trovare la formula giusta.
Tutto è pronto: i capitali
La pubblicità
I clienti
Chi dunque inventerà la disperazione?
Con i nostri aerei che fregano il sole.
Con i nostri magnetofoni che si ricordano delle "voci ormai spente", con le nostre anime ormeggiate in mezzo alla strada, noi siamo sull'orlo del vuoto, confezionati come carne in scatola, a veder passare le rivoluzioni.
Non dimenticate che l'ingombrante nella Morale, è che si tratta sempre della Morale degli Altri.
I canti più belli sono quelli di rivendicazione.
I versi devono fare l'amore nella testa dei popoli. Alla scuola della poesia non si impara: CI SI BATTE.

[Prefazione di Leo Ferrè]

Sentire senza ascoltare

Archiviato in: Scintilla, Toasa — Toasa @ 01:33
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Perdersi nel vuoto di un locale. Quattro daikiri alla fragola. Perdersi tra gli sguardi assonnati. Citare Aristotele. Leggere in greco antico. Scartare, scrivere contratti folli (e anche un po' logici), osservare persone che osservano gli osservatori in una osservazione assolutamente sonnambula mentre salta via ogni tipo di reputazione. Non vi è altra cosa più bella sulla faccia della terra! E tutto questo non si potrà mai avere, né comprare: nemmeno con un redditizio lavoro nella megalomania di una città milanese o romana: è per pochi!

Che quel che è sia, quando è, e che quel che non è non sia, quando non è, ecco quel che è veramente necessario. Ma cio' non significa che tutto quel che è debba necessariamente esistere, e che tutto quel che non è debba necessariamente non esistere: perché non è la stessa cosa dire che ogni essere, quando è, sia necessariamente, e dire, in modo assoluto, che sia necessariamente.

[Aristotele da Organon II, Dell'interpretazione, Capitolo 9]